versità il corso de’proprii studii,e finalmente restituirlo alla fami-glia. Giovanni Sigismondo accettòil partito, come quello che gli a-vrebbe aperto dinanzi largo cam-po ad estendere i confini delle sueconoscenze. Il primo di marzo delmedesimo anno 4757 lasciaronoDresda, fecero il giro della Lusa-zia, della Slesia e della Polonia ;furono a Varsavia, indi a Vienna,passando per la Moravia. Porta-ronsi poscia a Salisburgo, ed inpicciol paese distante tre migliaallo incirca dalla città, intervenutoil giovanetto Sigismondo ad un di-scorso che davasi per le missioni,sentì una secreta forza che persua-devalo ad abbandonare la religionede’ padri per abbracciar quella de-gli antichi avi suoi, per quantun-que in molte circostanze dapprimaavesse dimostrato sommo e pub-blico aborrimento al cattolicismo.Continuossi da’due viaggiatori lastrada per Monaco, Seiafiùsa, Lu-cerna e Bergamo fino a Venezia»ove giunsero a’ primi di febbraiodel 4758. Ivi dovea Sigismondo se-pararsi dal compagno di viaggio eper sempre dalla patria e da’suoicongiunti; poiché avendo deciso diconvertirsi al cattolicismo, ebbe ri-corso dapprima a’ Monaci Cassinesidi S. Giorgio Maggiore, indi, comeasilo più rimoto, a’ Camaldolesi diS. Michele da cui fu accolto gene-rosamente, e sortì a gran venturala direzione degl’ illustri personag-gi che allora decoravan quell’ Or-dine, e in ispecial guisa del Mitta-relli e del Costadoni, che eonosciu-
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ta l’egregia indole e l’ingegno di-stinto del giovanetto, si diedero perogni maniera a coltivamelo. Il 6luglio del 4758 abjurò solennemen-te le massime luterane, e il 25 no-vembre dell’ anno stesso fu ascrittofra’ candidati dell’Ordine Camaldo-lese. Raccolto nella pace di quelmonastero, soccorso dagli ammae-stramenti e dalla conversazione dichiarissimi personaggi, fornito all’uopo di libri, dedicossi avidamenteallo studio delle lingue e della ec-clesiastica erudizione, e tornò di as-sai giovamento al Mandelli ne’ suoilavori bibliografici. Se non che l’ap-plicazione soverchia lo trasse a fre-quenti emorragie e dolori di capoed a veglie pertinacissime. Ebbe al-lora il consiglio di mutar cielo, edel 4765 passò al monastero di Fol-iina, nel quale, non potendo inte-ramente cessar dagli studii, atteseal riordinamento dell’ archivio ab-bondevole di carte e diplomi anti-chi, informandosi da allora a quellamaniera di conoscenze in cui dap-presso divenne celebratissimo. Nel-l’ottobre del 4766 fu promosso al sa-cerdozio, e « ritornato, scrive lo» Zurla, dopo l’ordinazione alla» Follina, con istraordinaria pompa» ed allegrezza di quella popola-» zione vi cantò la prima messa,» ed essendo vacante l’uffizio di cu-» rato, che da uno di que’ monaci» si esercitava, gli fu con pienissi-» mo universale aggradimento con-» ferito, e sebben così giovine, sep-» pe attirarsi gli sguardi e 1’ ap-» plauso comune: tanto era lo zelo» e la prudenza con cui agli obbli-