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[Volume Nono e volume decimo.]
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locchè aborriva, compilò il cata-logo delle opere di scrittori Do-menicani che si conservano nellaBiblioteca Cesarea, strinse amiciziacon Apostolo Zeno, e coi biblio-tecarii della medesima, BenedettoGentilotti ed Alessandro Riccardi.

Riveduta Venezia, dopo nonmolto tempo, andò a Parigi conNicolò Foscarini e Lorenzo Tie-polo, legati del Senato per con-gratularsi con Luigi XV allorasalito al trono. Fu caro ad en-trambi e specialmente al Tiepolo,di cui rimase famigliare insin chevisse.

In Parigi stette cinque mesi evi contrasse legame di amiciziacon l’Echard, col Lequien, colMonlfaucon, col Souchet, con l'Ar-duino. Con quest’ultimo in ispe-zialità fu tanto stretto, che nonpassava dì che non istessero in-sieme: anzi scherzosamente si di-ceva che l’Arduino avesse volutocreare corifèo in Italia delle suesingolari dottrine in fatto di cri-tica il nostro de Rubeis.

Rientrato nel suo cenobio in Ve-nezia, fu rimesso alla cattedra diteologia, ma nel 4750, conoscendoche altri studii ed altri lavori glitoglievano P attenzione necessariaper quell’ insegnamento, chiese edottenne di esserne liberato. Quindiattese con intero animo alla pub-blicazione di opere sue. Già sinodal 4724 aveva mandato per lestampe il suo primo libro, nel qua-le dimostrava la falsità delle sen-tenze di coloro che asserivano, cheS. Tommaso anzi che Domenicano

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era stato Benedettino: e questolibro ottenne di subito favore uni-versale.

Tre anni dopo, lasciata la cat-tedra di teologia, non potè op-porsi alla elezione che di lui feceTommaso Ripulii, maestro dell’or-dine de’ Predicatori, in prefettogenerale di tutta la Congregazio-ne del B. Salomoni. Dopo, in moltimonasterii, specialmente del Friuli,fu nominato superiore ; ma desi-deroso di quiete, e non volendoabbandonare Venezia, siccome sog-giorno accomodato a’ suoi studii,con forte e determinato animo,onori ed incarichi rifiutò. Così purfece della cattedra di teologiadogmatica, offeritagli più voltenella università di Padova.

Essendo dottissimo nella storiadi Aquileja, Daniele Dolfin, allorapatriarca di quella Chiesa, bra-mava che Gian Bernardo si recas-se a Roma onde provvedere, chenella elezione che occorreva a queigiorni del nuovo Vicario Aposto-lico presidente a tutta la diocesidi Gorizia e di Aquileja, non ac-cadesse a quest’ultima pregiudiziodi sorta. Ma al de Rubeis nonpiacque affidare la sua barca ad unmare come si era quello di Roma,e quantunque il Senato approvas-se la nominazione di lui fatta dalDolfin, nondimeno, senza offenderele parti, seppe sottrarsi e promisedi giovare alla causa sì bene inVenezia come in Roma, anzi piùpresto nella prima città che inquesta, avendovi più quiete dell’animo. E siccome disse, fu; nè