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[Volume Nono e volume decimo.]
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che sono sorti dappoi (1). Del qualbiasimo non saprebbe certo tuonar-si lode più magnifica.

Mentre questi lavori del Morcellilo facevano riguardare da tutto ilmondo letterario qual perfetto e-semplare di latinità, e ristauratoredell’ antica epigrafia, egli coglievanuove palme in un altro genere diletteratura lasciando che dalle stam-pe del Giunchi vedessero la luce nel4784 a Roma: Sermonum libri li ,e nel 4785 la Indicazione antiqua-ria per la villa Suburbana dell’ec-cellentissima casa Albani.

Ma questi studii delle umane let-tere sebbene gravissimi, appariva-no al Morcelli poco confacenti allagravità del carattere sacerdotaledi cui era insignito. « Satis enim,» superque, scrive egli, buie littera-» rum generi datum est, tum alia» profecto ad studia ut aliquando» me conferam non aetas solumj» defletta., sed vitae etiam ratio et» (juani tueri debeo ordinis digni-» tas admonet, jure enim repetere» solemus ut viri gravia, sacerdo-» tesque sacra impensius colant at-» que in his se exerceant (2). »Quindi prendendo come commiatodalle umane lettere, tutto si volse aquegli studii che toccano più davicino la Religione e la CattolicaFede.

Nella biblioteca Albani esistevaun’ opera scritta in greco da San

(1) Trattato dell’Epigrafia Latina edItaliana. Parma presso Giacomo Ferrari1842 .

(2) Inscriptìones commentariis tubieclisin Prooem.

Gregorio vescovo di Girgenlt so-pra l'Fcclesiaste, e non mai stampa-ta. Il Narbonese Pietro PoussinesGesuita ne aveva trovato il mano-scritto forse nella ricca libreria delcelebre Arcivescovo di Tolosa Car-lo De-Montchal. Il dotto Poussinesstando a Roma erasi occupato acorreggerne il testo e ne avevaanche voltato in latino il Prologo;ma nel 4681 avendo egli dovuto ri-tornare in Francia, lasciò questomanoscritto a Giovanni FrancescoDe Rubeis erudito giovane Romanoonde fattolo latino lo pubblicasse:ma a questi (sebbene molto versatonelle lettere greche, che anche pro-fessò nel liceo della Sapienza) co-me che ciò si fosse e per qual ca-gione, mancò la felicità nel succes-so, giacché alcuni censori a cuisottopose la fatta traduzione, vi no-tarono poca fedeltà e molte inesat-tezze. Questo giudizio dovette sco-raggire il De-Rubeis, che poi persopraggiuntegli malattie ed occu-pazioni non avendo potuto limaree ripulire questo suo lavoro, ab-bandonò intieramente il pensierodi pubblicarlo per le stampe, edinvece diede in dono il manoscrittodel testo greco e di quella sua tra-duzione a Papa Clemente XI Gio.Francesco Albani , che li fece por-re nella sua biblioteca. Apparve alMorcelli questo inedito lavoro dis. Gregorio auctorilatis plenum etreligionìs (4); ed ecco come egliepiloga quanto vi si trova di piùimportante. « Primum quidem do-

(1 ) Ivi.