nieri lo annunziarono, e fu una solavoce, voce di plauso.
Il Mittarelli si era preso per mo-dello il Mabillon, padre degli annalibenedettini, e volle seguitarlo nel-F ordine,, nello stile e nella disposi-zione dei documenti.
Dopo uscito il secondo volume,essendo vacante una dignità di abatenella provincia di Venezia, fu elettoil Mittarelli a coprirla: ma eglichiese ed ottenne di rimanersi sem-plice maestro de’novizii. Nel capitolodel 4760 però fu nominato, e dovetteaccettare il governo del suo stessomonastero di S. Michele.
I discorsi eh’ egli recitava nellesolennità alle quali era obbligato difunzionar come abate, erano sem-pre fatti stampare senza sua saputadal patrizio Domenico Gritti, che ilteneva in grandissima estimazione.
Nel 4704 appena dato fuori il to-mo ottavo degli annali, fu eletto de-finitore, poscia abate generale deiCamaldolesi. Ned i definitori rimase-ro a questo, imperciocché, bramosidimostrargli sempre maggiormentela gratitudine e l’affetto loro, vollerofargli coniare una medaglia d’ono-re. Il lavoro fu eseguito dal celebrePerger in Roma nel 4766, ed igno-randolo il Mittarelli, che in altromodo per la sua ordinaria modestiaF avrebbe impedito.
Dovendo nello stesso 4766 ese-guire la visitazione de’monasteri alui soggetti, chiamò in Faenza, ovedoveva risiedere siccome generale,il suo amato Costadoni, perchè glifosse di aiuto, nella qualità di can-celliere, e secolui recossi a Roma.
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Dal Papa che l 1 amava ebbe acco-glienza umanissima, ed ebbela purcortese da molti cardinali che viisitò,e che il valutavano assai per la famaacquistatasi con gli annali.
Avvenuta la vacanza della chiesaarcivescovile di Ravenna per mortedel cardinale Oddi, fu ordinato aquella chiesa il Centoni, vescovo diFaenza. Fattosi perciò vacante ilposto già tenuto da quest’ultimo,molti tra i principali Faentini pro-curarono a Roma che il Mittarellifosse loro vescovo, ma questi se nemostrò alieno per tal modo, che nedismessero il pensiero. Rimase peròin lui molta gratitudine per l’affettode’Faentini, e procurò di dimostrar-lo con tale un’ opera che riuscì lorodi grande onore.
Tornato da Parigi il Faentinoconte Annibaie Freniani, ottennefacilmente, essendogli amico, l’an-tico codice di una cronaca ineditadi Faenza, opera del canonico To-losano, scrittore del secolo XIII, ene trasse copia con grande accura-tezze». Poi fece il medesimo di altracronaca pur di Faenza, del bolo-gnese Cammelli, che si conservavain Gubbio, ed altre pur inedite neunì. Terminato il quinquennio delsuo generalato, e rieletto al governodi S. Michele, pubblicò il libro inti-tolato, Ad scriplores 7'erum itali-carum Cl. Muratorii , accessioneshistoriae faventinae.
Gratissimi i Faentini, vollero do-nato il Mittarelli di un magnifico a-nello prelatizio, ed egli non menoriconoscente, fece loro un altro re-galo con l’altra opera sua, De Fa-