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Perciò recossi al pubblico ortobotanico per imprimersi nella men-te i caratteri distintivi della mede-sima: quindi con pazienza ed osti-natezza cercò e colli e prati perrinvenirla, ma inutilmente, perchèla Lazza non è spontanea ne’din-torni di Firenze, bensì dei colli Pi-sani. Benché riuscissero infruttuosele sue ricerche, non si stancò, perchèquella era la via che gli aveva se-gnata la natura, e dal cercare unaspecie gli venne amor grande perlo studio di tutto il regno vegetabi-le. Tosto l’affetto al pescare il ri-volse intero alla botanica: laondein tutte le ore che gli rimanevanolibere, studiava attentamente le spe-cie descritte e figurate nell’operadel Mattioli: indi cercava le analo-ghe viventi ne’campi, se ne formavaErbario, e da’periti procurava in-tendere se i nomi apposti stessero adovere.
Dicono che una volta, ito a pere-grinare i monti di Pontremoli percercarvi una specie di astranzia cheaveva sentito nascervi spontanea,nel tornare, fermatosi in una betto-laccia per prendervi un po’di cibo,affievolito estremamente, appena in-ghiottito qualche boccone, cadessesvenuto : del che il bettoliere com-mosso, gli desse ricovero gratuito,nè l’abbia lasciato partire anzichétornato affatto in salute.
Di tanta passione per le piante,spesso era rampognato da’suoi, sic-come passione vana, anzi dannosaper la salute : ma furono acchetatidalla voce autorevole di più uominigravissimi. In fra questi, tre princi-
palmente si vogliono ricordare, tuttie tre monaci vallombrosani; cioèVirgilio Falusi, Biagio Biagi, BrunoTozzi, i quali anzi il confortaronoa perseverare nello studio, e gli pro-curarono libri, e sussidio pei viaggi,ed istruzione positiva per la scienza.
Primi frutti delle di lui fatiche,furono due memorie, di poco conto,ove si badi alle cose in se stesse, madi moltissimo, se si consideri l’etàdell’ autore. Una risguardava lepiante di Migliorello, che gli piacquedirigere al nobile Cosimo da Casti-glione, ne’cui fondi le aveva rac-colte : l’altra, le piante più rare del-la Etruria, e la descrizione deglialtri oggetti più prestanti di storianaturale che si trovavano in quelprincipato. Quest'ultima intendevadi consecrare al gran Duca, principeamantissimo di ogni maniera di sa-pere, e specialmente della botanica;che aveva divisato una spedizione inEgitto per riscontrare in sul luogole piante notate da Teofrasto. Anzi,non molti anni dopo, quasi volevadare al Michìeli questo incarico, maristette perchè alcuni avversi glibuccinarono, che il Michieli non sa-peva di latino, che oltre la botanicanon aveva cultura di sorta, e chenon sarebbe stato mai più che ma-teriale operaio. Se non che costoros’ingannarono, imperciocché il ta-lento naturale, l’affannosa smaniadi apprendere, la familiarità con uo-mini insigni, fra’ quali, con FilippoBuonarotti, Lorenzo Magalotti, Giu-seppe del Papa, aiutarono infinita-mente il giovine, talché ben prestopotè comparire fornito di tante co-