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vero, la studiassero assiduamentene’campi, nelle paludi, in sulla cimadelle montagne. A colui che si af-feziona alla botanica non dover in-crescere l’arder del sole, i ghiac-ci dei monti, l’acqua dei fiumi.Non sentire ned arsura nè piog-gia. Ai ricchi e freddi amatori con-venire le stanze agiate, e ’l ein-guettamento di storia naturale co’soli libri.
Meditò a lungo gli scritti di coloroche botanicamente corsero la Italiaprima di lui: quindi con le opere frale mani, e sui luoghi, riscontrò lepiante descritte da Fabio Colonna,dall’ Anguillara, da Paolo Boccone.Cosi pur fece con i libri dei forastieriche avevano annunziate specie sic-come indigene dell’Italia. In tal ma-niera potè giudicare dell’ aggiu-statezza delle osservazioni altrui:correggei’e gli errori occorsi e por-tar seco un corredo grande di fattiirrefragabili. Non contento di ciòche raccoglieva da se, e smanioso diconoscere sempre cose novelle,, nonristava dal chiedere a tutti i botaniciesemplari pel suo Erbario già dive-nuto di grande entità. Per avernescrisse insino al principe Eugenio diSavoja che cortesemente aderì: equindi a dimostrazione di ricono-scenza gli dedicò uno de’ suoi nuovigeneri.
Le piante che credeva degne diosservazione si teneva sempre, percosì dire, dinanzi gli occhi, ed infa-ticabilmente le osservava in ogni di,e procurava di studiarne tutte le fasidella vita. Da ciò ne venne, che dellesue osservazioni non si poteva dubi-
tare, e della dubitazione, una voltaespressa dal Dilenio, tutti risero. Daquesta sua incontentabilità nell’os-servare, gli avversarli suoi, chemolti ne aveva, come tutti i grandiuomini ne ebbero sempre, preseroargomento per accusarlo di pigrizia:ma allorché venne in luce l’operade’ Nuovi Generi, fu diversa la sen-tenza, imperciocché generalmenteparve ch’egli fosse stato, anzi chetardo, prestissimo, considerando ilnumero stupendo di nuove eose checonteneva. ,
Sarebbe inutile voler dare qui unasinossi di quest’ opera, impercioc-ché essendo da tanti anni fra ma-ni di Lutti i botanici, è sì cono-sciuta in ogni sua parte, da nonbisognare di più parole. Il Fabroninella vita del Michieli, scritta inidioma latino, ne favella a lungo,forse anche troppo, perchè lodando
10 stesso Michieli, che aveva fattouso del sistema Tourneforziano nelsuo libro, intende di mordere coningiustizia quello del Linneo. Aciò spinto dalle insinuazioni di Gio-vanni Targioni Tozzelli, uomo il-lustre sì, ma che essendo stato di-scepolo del Michieli, e per conse-guenza avendo fatto nella botanica
11 suo tirocinio col metodo delTournefort, per amore soverchio almaestro, o forse per non volerestudiarlo, disprezzava quello delloinsigne Svedese.
E questo accade d’ordinario agliuomini anche dotti, allorché sonogiunti alla vecchiaja , e si sonoguadagnata fama: che più prestonegano la verità, che tornare disce-