astronomia, di anatomia, di medi-cina. A tutte queste scuole attesecon mirabile solerzia, sicché di tut-te queste facoltà potè favellare inappresso con sano fondamento nellesue opere : dell’ anatomia special-mente fu riputato dottissimo.
Nel 4677, anno vigesimo primodi sua età, ottenne la laurea inambe le leggi. Tornato alla patria,gli piacque occuparsi precipuamen-te delle matematiche e della astro-nomia, dilettandosi di costruire an-che cannocchiali e telescopii. Delsuo avanzare in quest’ultima scien-za , furono segno le osservazioniche fece intorno un’ ecclissi ed unacometa. A quei giorni con assai fa-cilità si passava dallo studio dellaastronomia a quello dell’astrologiagiudiziaria. Anche Filippo volle gu-starne, ed imprese a stendere oro-scopo, che poscia comunicava al suoamico Nicolò illadrisio udinese, poe-ta allora lodato assai, che aveva di-letto in quelle miserie. Anzi da co-stui gli fu dato rinearico di compor-re 1’ oroscopio di una dama, il qualeriuscì di piena soddisfazione delladama medesima, ed ebbe plauso,misera condizione del genere uma-no, il quale vuol sempre che l’in-telletto sia schiavo del prepotenteimpero della moda.
Nello stesso tempo in ehe il delTorre vaneggiava con le predizioniastrologiche, scriveva un discorsointorno gli effetti della calamita $ edun altro intorno un turbine grande-mente funesto a Palma,avvenuto nel4680: e voltava dal francese in italia-no un’opera di materia ecclesiastica.
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A Padova, in fra gli altri mae-stri, aveva avuto Ottavio Ferrari,archeologo dotto e notissimo, dacui redò il gusto per l’antiquaria. Alfine di appagare anche questa pas-sione raccolse le lapidi antiche del-la sua patria e della distrutta Aqui-leja, nonché le monete antiche edei tempi di mezzo che vi si eranotrovate e che vi si trovavano.
Frattanto il canonico Lorenzo delTorre, suo zio, volle rinunziare ilcanonicato di dividale al nipote, perla qual cosa ottenuta licenza dalcardinale patriarca, nel 4680 Filip-po vestì l’abito sacerdotale, ed entrònel capitolo di que’canonici.
Nell’ archivio dello stesso capito-lo si conservavano molte cartespettanti ai tempi di mezzo, ch’eglisi mise a studiare con grande a-laerità; e, con la ostinatezza e pa-zienza necessarie a tali penose in-vestigazioni , giunse ben presto acomprenderne lo stile barbaro, eda dicifrare quei caratteri indiavo-lati. Ne trascrisse le più interessan-ti, e se ne fece grossa raccolta, chein appresso o fu a lui medesimo digiovamento, o riuscì utile a’ suoiamici, a’ quali generosamente nefece parte.
Ma nella ragione onde Filippo cre-sceva le proprie cognizioni, era lanoia che sentiva, soggiornando inun paese in cui erano rari i libri, epiù anche rari gli uomini co’ qualipoter favellare. Divisando perciò diallontanarsene, stette qualche tem-po in fra due, se dovesse recarsi aVenezia od a doma. Finalmente de-cise a favore di quest’ ultima città.