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cliìaia e della mal ferma salute, nullarimetteva della ferrea assiduità ne-gli studii, sicché per essa vuoisiaccelerasse forse la fine de’propriigiorni. Già fin dal primo novembredel 4762 inaugurando, come pro-fessore di belle lettere, 1’ aprirsidelle scuole con latina orazione incui svolgeva i meriti degl’ illustriche delle proprie scoperte onora-rono quell’ istituto celebratissimo,ed allargandosi giocondamente efra comuni applausi nell’elogio delGalileo, soggiaciuto era ad un as-salto apopletico che gli avea toltod’improvviso la parola ed avealosemi-spento disteso a terra. Riavu-tosi, non rallentò punto nelle pri-mitive e faticose abitudini sue, edassalito di nuovo il 27 novembredel 4763, dopo tre giorni d’una vi-ta, che perduto aveva interamentel’uso dei sensi, spirò. Il canonico re-golare Trombelli che attendeva al-l’edizione di una lettera del Corsi-ni intorno al consolato di Ausonionell'ultima pagina di quella letterascriveva : « Duin extremam hujus» epistulae partem edimus, mone-» mur eodem fere tempore , quo» Brixiae egregius Muzzuchellius,» inclyiuin Corsinium nostrum Pi-» sis apoplexi repente ereptum .« Eheu litterae afflictae 1 o amicos» incomparabiles ! o annum vere» calamitosum et pessimum ! » Fusepolto in S. Eufrasiu ed ebbe ilcompianto degli ordini varii deicittadini e della università tutta, laquale, scrive il Fabroni, a sen duo-le tuttavia ripensando alla perditadi un uomo, in cui le profonde
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cognizioni erano molte, lo ingegnosublime, la diligenza somma. Go-deva egli di tanta celebrità, chesola sarebbe stata bastevole a man-tenere la gloria del suo magistero,e adornavasi di un giusto decoroed integrità nella vita. Quanta gra-vità mista a dolcezza nel viso enelle sue abitudini ! Quanta posa-tezza di parole a tale che non glie-ne uscisse pur una all’ impensata !Coni’ era severissimo giudice e cor-retto disè medesimo ! L’ordine, lacostanza, la mitezza delle parole edelle opere eran sì fatte che pote-va stare ad esempio della probitàe della religione; e sembrava nato adecoro di tutte virtù. » Nè questesono parole uscite di bocca ad unamico che tesse l’elogio dell’ altroamico, e nel tesserlo si dimentica ifatti, chè fatti innumerevoli, ove Iopatisse l’indole di un breve suntobiografico , potrei addure a provadelle parole. Dirò solo che del sa-pere, del grand’ affetto e della mi-tezza di Edoardo n’ebbero indub-bie testimonianze i suoi discepoli, acui mai non chiudeva l’adito dellesue stanze, mai non negava di ri-spondere alle inchieste, o seco loroaccompagnarsi, anzi due volte lasettimana invitavali in propria casaper esercitameli nelle antichità gre-che e romane, e in casa pure da-va lezioni di metafisica nelle qualitutto era inteso a dimostrare l’im-mortalità dell’anima, il libero arbi-trio, 1’ esistenza di Dio, e gli altridomini della teologia naturale, af-finchè, come li avessero scolpiti nel-l’anima ben addentro, se ne valesse-