» tomia ed ogni altea scienza fisica55 da tali nomini si coltivavano in55 Parma, che per poco si avrebbe?- detto che le muse tutte avevano55 posto ivi il proprio seggio. 55 Ac-ciocché poi non mancasse ornamen-to alcuno, si ripiglia, 55 chiamò di55 Roma il Bodoni, perclFivi aprisse55 un tipografico stabilimento la cui55 memoria starà finché si terranno55 in onore gli ottimi studii. 55 I re-golamenti che a mezzo del Paciaudiemettevansi, la parte clFei pigliavain tutto che avvenisse di maggiorriguardo nella città ed alla cortemostravano quanto valesse snidam-mo del marchese Feliini e del duca.Morto però Filippo e cangiatosiministero coll’allontanamento cheebbe dalla corte il ministro, ebbelopure il Paciaudi. Forte, mi si per-mettano l’espressioni, del grandeusbergo ch J è quello di sentirsi puroraccoglievasi fra’ suoi Teatini il Pa-ciaudi, e coperto dalla maestà del-l’innocenza e della propria sventura,mostrava in esso quel pacifico riser-bo ch’è proprio non della viltà,comepensano alcuni, ma d’una grandezzad J animo clFè maggiore della sven-tura. Si acchetarono gFimpeti dellacorte, tacquero in parte gdinvidiosied il Paciaudi a grandi istanze delnuovo duca richiamossi in Parma.Accolse di buon grado quella so-lenne testimonianza che in facciaagF inimici medesimi rintegravalo,e riassunse gli usati ufficii. Tras-corsero alcuni mesi dopo i qualisentì il bisogno di ricomporsi nellaquiete della sua famiglia. Potè agrande stento ottenere il permesso
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del duca Ferdinando, che perdevaa malincuore quell’illustre perso-naggio, ma finalmente ottenutolo,ritiravasi in Torino. Ivi vivevasilietamente, quando tre anni appres-so con nuovi e forti stimoli venivain nome del duca eccitato a ritor-narsene in Parma, e, benché suomalgrado, pure vi acconsentì, pernon lasciare in altrui il sospettoche nutrisse qualche risentimento.Sarebbero queste le pagine più bel-le della vita del Paciaudi, e se nonm J accorgessi di avere pressochéoltrepassato i limiti prescritti a Jcenni biografici, ben volentieri midiffonderei nel mettere nella suavera luce la virtù che richiedevasiper trionfare in sì fatta guisa di sestesso, e prima quella che pur faceadi mestieri per costringere gl’in-vidiosi ed i cortigiani a richiamarsidelle ingiuste persecuzioni. Toccol’argomento perchè ciascuno lo spie-ghi a se stesso. Riavutosi in Parma,ebbe dal duca e dal fiore de J citta-dini a sperimentare le più dilicatedimostrazioni di affetto, e questevalsero forse ad accrescergli nuo-va lena agli studii, per cui ri-dusse a compimento, cioè fino aldecimo secondo secolo, la storia cheda qualche anno aveva impreso del-Fordine di Malta. Cominciando daGoffredo Buglione, discorre per levite di ben dieci grandi maestri eintorno ad essi richiama i fasti tuttidelFordine. La erudizione e la ele-ganza dello scrittore con quellagareggia del tipografo, poiché delJ .780 stampavaia il Bodoni e Fador-naya delle incise medaglie ed iscri-