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[Volume Nono e volume decimo.]
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PERII (Giacomo Antonio). Dal-la famiglia Perti, una delle più an-tiche di Crevalcore ed abitante nel-la casa ora Ricciardi, trasse l’origineGiacomo Antonio, ed ebbe a pa-renti Vincenzo Perti di Crevalco-re, e Angela Beccantini. Segui ilsuo nascimento nel 4661 in Bolo-gna oye il padre avea stanza acagione di essersi da vari anni colàstabilito il fratello D. Lorenzo chefu mansionario di S. Pietro e mae-stro di canto ; e fu quindi levatodal sacro fonte di quella metropoli-tana, ed ivi confermato nella catto-lica fede dal cardinale GirolamoBuoncompagni (1668). Non manca-rono al Perti negli anni atti a rice-vere i semi di una civile educazionei necessarii ammaestramenti per lacoltura della mente e del cuoremercè di abili e virtuosi istitutori, nèmaneògli l'affetto e l’assiduita dellozio a crescerlo nelle urbane manieree negli studii della puerizia e del-l’adolescenza. Perciò non è mara-viglia se veniva via via adornandosidi sapere e bontà, stantechè qualdirettore più amorevole potevaesservi di uno zio (4.670) e qualivalorosi maestri possono raffron-tarsi cogli Ignaziani che lo infor-marono alla grammatica e alla u-manilà (4671) ? Ma il suo genio atutt’allro studio portavaio che aquello delle lettere. Egli era natoper la musica. Il perchè, terminatoil corso di esse con non poco pro-fitto, stante un’ardentissima volontàdi studiare pari alla bontà dell’in-gegno di cui era dotato, si volsetosto a pregare io zio di lasciargli

percorrere la nuova desideratacarriera(4675), e di volerlo istruirenel canto e nel contrappunto di cuiegli era profondo conoscitore emaestro, per farsi scala a queltermine al quale aspirava. Nullafu disdetto al giovane studiosissimo,e non contento lo zio ai propriiinsegnamenti, lo affidò alla periziadi Petronio Franceschini, provatocontrappuntista, il quale ebbe moltoa gloriarsi delle fatiche spese apro J di un discepolo di sì felice atti-tudine. Ma lo zìo intento sempre almaggior vantaggio del diletto ni-pote, non volle restringersi ad alle-varlo nell’ arte della melodia, chèlo volle dotto ancora nell’arte delben pensare e del ben ragionare,non tanto perchè queste cognizionigli giovassero ne’ bisogni della vitacivile, quanto perchè più profondonell’arte sua diventasse, e fregiatodi molteplici virtù in maggior con-siderazione salisse. Lo veggiamoperciò applicato olla filosofia fragli alunni del lettor pubblico ca-nonico Magnani di cui se fossemaggiore la dottrina o l’amore-volezza tutti sono ancora infra dua.Poiché ne fu al termine,eccolo usciredalle scuole con bel fornimento divirtù e sapere, e tutto dedicarsi aglistudii della ben amata sua musica.E perchè ben conosceva che, gittatele fondamenta, era mestieri innalza-re via via FediSzio, cosi apparate leregole ed i precetti, cominciò a far-ne l’applicazione e sperimentare leforze del proprio talento. Quindi dinon ancora vent’anni (467fi) com-pose il 3.zo atto di un’opera che