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[Volume Nono e volume decimo.]
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rappresentavasi allora in Bolognaintitolata l’ Atide^ e successivamentecompose l ’Oratorio di s. Serajia edi s. Sabina. Furono udite conplauso queste prime opere del Pertinella dotta città, e ne fu meritatocoll’ aggregazione a quella famosaAccademia dei Filarmonici fondata,non correan molti anni, da Vin-cenzo Carrati poiché si ridussero aquesta sola e quella più antica deiFloridi del 4615, l’altra de’ Filo-musi del 1622, e l’ultima de’Fi-loschici del 4633. Non per essereonorato del titolo di accademicofilarmonico invani il nostro Jacopo,o rimise dell’ardore primiero pervie maggiormentejerudirsi e perfe-zionarsi nell’arte. Anzi nuovo sti-molo gli fu aggiunto a rendersidegno delle conferite onoranze, e agiustificare quell’ opinione che dilui Bologna si aveva concetta. Isuoi pensieri riguardavano ad ungrado elevato, e ben sentivasi averele forze da pervenirvi con utilitàpropria e comune profitto e satis-fazione. Per la qual cosa, erasimesso a tutto uomo a cercar il piùmalagevole dell’arte, e a rendersiin essa profondo. Tutti que’musiciadunque che avean nominanza inBologna egli avea già consultato, eavea pur consultato ed appreso dalsacerdote Giuseppe Corso dettoCelano, valente maestro di cappelladella chiesa della Steccata di Par-ma ove dimorò per un anno aperfezionarsi nel contrappunto ead esercitarsi continuamente nellamusica ecclesiastica (1681). Questa,a preferenza della rappresentati-

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va, era da lui coltivata, e moltefurono le opere che compose peruso della chiesa, e messe e gradualie salmi ed oratorii. Non trascu-rava per questo la musica teatrale,a scrivere nella quale lo sforzava-no le frequenti occasioni che glierano porte da ragguardevoli com-mittenti.

Nel 1682 chiamato a Modena vicompose il dramma l’ Oreste. Chia-mato nel 1683 a Venezia, vi com-pose il Co nolano. Ritornato in pa-tria (1687) fu eletto principe deiFilarmonici, carico onorevole, chegli fu poscia commesso per altrequattro volte in diversi tempi. In-stancabile ne’Iavori musicali, e piau-dito da tutte parti, non intramet-teva tempo alle occupazioni, e com-pose nel 1688 varie cantate moralie spirituali a una e due voci conaccompagnamento di violino o an-che senza, le quali a stampa dedicòa Leopoldo I imperatore di Alle-magna. Quanto questo pio principee dedito molto alla musica le gra-disse, è inesplicabile. Le fece ese-guire, se ne compiacque, e donòl’autore Crevalcorese di una collanad’oro del valore di cento ungheri.Le molte opere di Giacomo Anto-nio Perti levarono in fama il suonome sì fattamente che era l’onoredella città e il vantaggio, la con-solazione della famiglia e dello ziospecialmente, il quale perchè uomoavanzato in età, si avviò contentoalla vita migliore pago del riusci-mento del giovane. La morte dellozio che era maestro di cappella as. Pietro gli aprì l’adito a questo