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ta la smania di vagare qua e là,smania che istillò anche nel figlio,erasi prima portato a Modena, po-scia a Faenza, da ultimo a Bagna-cavallo, ove finalmente mori nel4731.
Carlo, rimasto solo con la ma-dre, senza agiatezza, senza ade-renze, scelse il miglior partito, cioèquello di ritornare a Venezia,e pensòd’entrar fra gli avvocati. Bisognan-do, per far parte di questo corpo,avere ottenuta la laurea , cioè iltitolo di dottore, il Goldoni sosten-ne gli esami voluti dalle legginella università di Padova, quindiebbe il titolo desiderato.
Nel 1732 il suo nome fu scrittonella lista degli avvocati, ma inu-tilmente stava tutto il giorno a-spettando clienti ; ed almanaccan-do, eome si dice, per noia, alma-naccò davvero. Compose un li-bretto col titolo If esperienza delpassato^ astrologo dell 3 avvenire,almanacco critico dell J anno 1732.Stampato e sparso, piacque assaipei frizzi che conteneva: special-mente i due versi seguenti posti sot-to il giorno di Pasqua,
In sì gran giorno una gentil,contessa
Al parrucchier sagri fica laméssa
levarono gran romore di plausi,essendosi avverata la predizione. Ilfavore guadagnato da questa ope-retta, ridestò nel Goldoni l’amorepel teatro, cut Bartolo e Cujaccìo
non erano riusciti ad uccidere. A-vrebbe avuto in animo di comporreuna commedia, ma alla gravità del-la toga gli parve fosse più consen-tanea la tragedia, e così rinunziandola natura per l’arte, compose VA~malassunta, tragedia per musica.
Intanto nuovi amoretti venneroad inquietarlo. In questo mezzodallo zio Indric gli fu propostauna causa ; e quantunque la prima,sebbene dovesse far uso di eloquen-za estemporanea, sempre terribileeontra un avversario potentissimo,nondimeno vinse. Amore però glitolse tutto il vantaggio della vitto-ria, imperciocché allucinato, si con-dusse a soscrivere un contratto nu-ziale, che poteva riuscire a sua to-tale rovina. Alcuni articoli del restonon eseguiti da parte della madredella giovane, gli lasciarono viaonde sottrarsi al giogo, e per rom-pere affatto qualunque legame al-lontanossi da Venezia, con millepoetiche speranze nella sua Amalas-sunta. Ma le speranze principiaro-no a dileguarsi assai presto, imper-ciocché a Vicenza nel conte Par -mentono Trissino trovò un censoregiusto dell’opera, a Brescia altri neincontrò, a Milano finalmente nelconte Prato uno gentile si, ma al-trettanto severo; talché pieno dirabbia, tornato a casa dopo la let-tura fattane appunto a quest’ultimo,gettò nel fuoco l’opera ed arse conessa ogni castello nell’aria.
In Milano, raccomandato al re-sidente di Venezia Bartolini, vive-va agiatamente in casa di quest’ul-timo, ebbe occasione di conoscere