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[Volume Nono e volume decimo.]
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il celebre e dotto Buonafede Vi-tali parmigiano, che per capriccio sipiaceva di ascendere in sul paleonelle piazze e comparirvi ciarlata-no. Questi aveva a’ suoi stipendiiuna compagnia di commedianti, chedesiderava di occuparsi nel teatroprincipale di quella città, e permezzo del Goldoni ottenne l'inten-to. Per essa, essendovi fra’ comiciun compositore di musica ed unuomo ed una donna che non canta-vano male, compose l’intermezzoil Gondoliere veneziano, che pia-cque generalmente. 11 Vitali d’in-gegno acuto conobbe facilmentel’ingegno del Goldoni ed i doni pelteatro che aveva ricevuti a largamano dalla natura, e perciò non la-sciava di eccitarlo, sempre che sitrovasse seco lui, onde volesse oc-cuparsene. Avvenne in quei giorniche i comici rappresentarono un in-forme e detestabile dramma nomi-nato Belisario. Il Goldoni il dì do-po la esposizione di quel vergogno-so parto di qualche stolida mente,ebbe a tenerne parola con un Casa-li , primo amoroso della compagnia,ed a rimproverare l’autore di quelbuffonesco guazzabuglio, perchè a-veva abusato di un nome celebredeturpandolo in modo indegno. IlCasali, presa occasione dello sdegnodimostrato dal Goldoni, proposeglidi scrivere una tragedia con lo stes-so nome. Questi accetta : 1’ altrochiede promessa; la promessa è data,e solenne. Infatti messo mano all’o-pera., in pochi giorni avea già com-piuto il primo atto, il quale lettoal Casali, ottenne la piena sua ap-

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provazione. Ma intanto nel 4733ruppe la guerra per la successionedella Polonia, e gli avvenimentich’ebbero luogo in Italia e princi-palmente nella Lombardia, impedi-rono a Carlo di continuare il lavoro.

I Savojardi eransi d’improvvisoimpadroniti di Milano, quindi nnordine del senato obbligò il resi-dente di ritirarsi a Crema. II Gol-doni era presso il residente me-desimo in qualità di segretario, laon-de gli bisognava tenere continuacorrispondenza per conoscere i mo-vimenti delle armate ; scegliere escrivere le comunicazioni necessa-rie alla superiorità; insino farel’of-fizio di spia nel campo dei Gallo-Sardi. Allora, altro che teatro !Se non che, trascorso non moltotempo, le armate si allontanarono,quindi al Goldoni più agio di atten-dere a’ suoi studii diletti; di com-piere il suo Belisario.

Carlo aveva un fratello per no-me Giovanni, già impiegato nel mi-litare presso i Veneziani, che, in queltempo appunto, abbandonato il ser-vigio de’suoi naturali signori, erasicondotto a Modena con isperanzadi maggior vantaggio militando perquel duca. Ma invano, perchè nullaottenne. Allora si volse a Carlo, dacui fu amorosamente ricevuto, e ’iresidente per le preghiere di que-st’ultimo accolse il primo siccomesuo gentiluomo di camera. Il re-sidente di temperamento impetuo-so, l’altro anche più ardente, nonpotevano convenire. Ruppero; e’lgentiluomo fu licenziato. Di rimbal-zo, la mala condotta del fratello fé