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affatto come in natura, impeivioc-chè non avendo il tempo di stu-diare la collocazione delle parole,queste naturalmente seguono il cor-so ordinario della conversazionecontemporanea. Ned è bisogno dilunghi esami per conoscere cheil Goldoni apprese molto da que-gli attori, ed il Sismondì ha ra-gione ove dice ch’egli si accostòalle commedie dell’arte più cheninno di quelli che innanzi a luiavevano scritto pel teatro. Appun-to dalla naturalezza nella esposizio-ne delle commedie a soggetto egliconobbe quali modi fossero da te-nere nella commedia scritta. Ora èfacile vedere perchè volesse toltele Maschere e quindi le commediealla sprovveduta. Perchè non ama-va che si trovasse la imitazione:perchè intendeva di mostrarsi si-gnore, non servo : perchè deside-rava che salissero al primo gradi-no le sue composizioni senza Ma-schere-. perchè non pensava allariforma generale del teatro pel so-lo bene della riforma, ma più pre-sto per propria utilità. Tutte le al-tre ragioni, ch’egli adduce nellesue Memorie^ dello avere oppressele Maschere, non sono da contarsiper niente. Ch’egli abbia realmen-te riformato, che abbia condotto insul teatro la vera commedia italia-na, la giusta rappresentazione del-la società contemporanea, special-mente veneziana, è una verità chenon ha chi possa negare } ma ched’altronde si sia dimostrato ancheingrato a’suoi primi, a’suoi verimaestri, è pure verità.
Allorché ho favellato dello stilee della lingua usata dal Goldoniho detto ch’io intendeva favellaredelle commedie scritte in italiano :chè quelle dettate nel dialetto ve-neziano non si vogliono toccare.Sono gemme che splendono e splen-deranno sempre. In queste i friz-zi, i sali, i modi, la condotta, l’in-treccio sono maraviglie.
Lo stesso Gasparo Gozzi lodòassai la Casa nova ed i Rusteghi:se non che non potendo a meno dilodare, seminò nella stessa lodequalche malizia. Mettendo in altoscanno il Goldoni per le opere neldialetto patrio, il consigliava a scri-vere in esso, tacitamente sconsi-gliandolo dall'usare l’italiano, per-chè credeva noi sapesse fare. Enon è da sorprendersi. Uno peno-samente traeva da’ suoi studii clas-sici poche lire ; l’altro facilmente,da lavori volgari, zecchini. Unoaveva gli applausi de’Granelleschi,l'altro di tutta Italia. Uno avevaprovato il teatro con poca fortuna,anzi con proprio danno, l’altro vipasseggiava signore assoluto. Nonè già eli’ io con queste parole vo-glia togliere alla immortale fama diGasparo: voglio dire soltanto cheanch’egli non andava scevro daqualche invidiuzza della fortunadel Goldoni.
Sarebbe inutile parlare delle tra-gedie di Carlo, perchè meritamen-te sono affatto dimenticate. Ma ap-punto ricordandole, cade in accon-cio di parlare de’ suoi versi.
I versi del Goldoni saranno cat-tivi: tanti lo dissero, ed egli ine-