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[Volume Nono e volume decimo.]
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posti in lingua francese, non man-cava il Renucci a’ giovani del fran-cese ignari, di voltarli nella loromaterna favella, e in pretto italianosvolgerli, avendo a cuore che nonperdessero i Corsi la loro lingua.Le sue lezioni chiare, faconde, era-no frequentatissime ed applaudite ;cd era bello il vedere fra il nume-roso concorso di studiosa gioventùche d’ogni parte dell’isola vi ac-correva, uomini di lettere e colticittadini attentamente ascoltarlo.

Nel 4822 a richiesta del ministrodell'Interno scrisse sopra i monu-menti religiosi distrutti, da tren-t’anni in poi destinati ad altro uso.Le massime professate dal Renuc-ci non conformi alle borboniche,furono la vera causa che lo fecedeporre dalla carica di professore erettore, al tempo di Carlo X. Ilnon più vivere in mezzo a studiosagioventù, sua più bella corona, rac-corci non poco. Dovette dopo tren-ta e più anni di pubblico magisterocon leggiera pensione ridursi a vi-ta privata. Padrone di sè stesso edel tempo, non Io consumò nell’ozio:ma lo zelo indefesso che mostròsempre per la gioventù, quell’amordi patria profondo che portò sem-pre nel cuore, lo spinse a nuovi la-vori. Egli fu il primo che scrivessenovelle morali d’argomento patrioad insegnamento de’ suoi concitta-dini ; e le pubblicò in numero diquarantatre co’ tipi del Fabbiaui,nel 4838, in Rastia. Pubblicò anco-ra una storia di Corsica dal 4789 fi-no al 4830, dove all’ imparzialitàdello storico è congiunto lo zelo del

cittadino. Fra’manoscritti, degnedi particolar menzione sono le me-morie della sua vita, che ponno ser-vire a un tempo come supplementoe commento alla storia. Le dettavaegli a’ suoi nepoli per il loro mora-le e civile insegnamento (4). Avevain mente scrivere la storia lettera-ria del suo paese illustrata da’ do-cumenti da lui con molta accura-tezza raccolti. Ma la sua laboriosavita ebbe termine il 23 giugno4812.Integramente visse, saggiamentemori. Nobile e grave d’aspetto, diantica schiettezza ; più felice forsese non abbracciava lo staio sacer-dotale, al quale non parve essernato. Fu pianta la sua morte intutta la Corsica perchè di tutti mae-stro ed amico. In Bastia poi nellaparrocchia di san Giovambattistafurono solenni e pomposi funeralidalla città spontaneamente fatti ce-lebrare, e dotti avvocati, illustri ma-gistrati e colti cittadini, suoi anti-chi alunni, tutti concorsero a ren-dere l’ultimo pietoso uffizio al ve-nerato maestro.

u.\ conso.

MORLACCHI (Francesco), cele-bre maestro di musica, nacque inPerugia agli otto giugno del 4784di Alessandro e Virginia Terenzi.Insino da’più teneri anni mostrògrande inclinazione alla musica > ein età di sette anni si diede al suo-nar di violino, ricevendone i rudi-

(i) Negli ultimi anni di sua vita, fat-to liasloniere dell’ordine degli Avvocati.V. suo discorso contro il Patronato.