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[Volume Nono e volume decimo.]
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na prova colle risposte, che diconouno dei professori esclamasse me-ravigliato: clic mostro è mai que-sto ? ecco un alunno che non istu-diò tutto Vanno^edora ne rapiscecolla scienza di un provetto teolo-go! Avea ben egli saputo ricattareil tempo perduto.

Alle vacanze del 1781 usciva dicollegio, e imprendeva lo studiodella giurisprudenza nella univer-sità di Parma, nella quale ricevevala laurea in ambe le leggi 1’ 8 ago-sto 1786. Provveduto allora dal pa-dre acciò potesse comodamente de-dicarsi agli studii suoi prediletti, eottenuto già un anno prima dellalaurea il permesso di leggere ogniguisa di libri, si diede tutto allo stu-dio profondo degli scrittori di di-ritto, di filosofia, di storia ; ed è mi-rabile a dirsi come in lui andassedel pari la pronta memoria all’in-gegno robusto , si che a settantaanni ripeteva lunghi brani di ope-re lette in gioventù, citandone per-fino la pagina e l’edizione. Nè mi-nore era in lui la facondia nei di-re, che lo face.» desideratissimo atutti ; della qual dote, compimentoe fregio di ogni altra, secondo labella espressione del Yico, che diceessere tutto il vero uomo menteilluminata , cuore diritto e linguafedele interprete d J ambedue (4),diede splendido saggio nel DiscorsosuWamore delle donne , letto allasocietà letteraria di Piacenza, dellaquale era membro, il 22 giugno

(i) Vico, opere tomo VI, pag. 12. Ed.Ferrari.

4789. In esso toglie a confutare 11brillante paradosso di Elvezio, chevuol farne un movente precipuodella legislazione. E il primo suolavoro scritto in poche ore e pub-blicato alcuni anni dopo. Ma benaltri frutti si aveva ragione di at-tendere da quella mente profonda,nudrita da lunghi studii e severi eda gravi letture : e questi non tar-darono a comparire grandi, impor-tantissimi.

Le dispute filosofico-politiche oc-cupavano a quei giorni non che lementi di tutti i pensatori, le con-versazioni d’ogni maniera, e fuuna privata discussione sulla penadi morte che fe’ sorgere nel Roma-gnosi l’idea di scrivere la Genesidel diritto penale, opera che nonfu da verun’ altra, delle molte chescrisse dappoi, superata, e rimarràsempre il primo fondamento dellasua grande fama. Un anno bastavaa lui per raccogliere quanto ave-vano fatto i criminalisti suoi pre-decessori o contemporanei, e unaltro anno circa per dettare quelpensatissimo lavoro, che uscì la pri-ma volta in Pavia nel 4794. Faràmeraviglia a certuni che a trentaanni si possa poggiare tant’alto:ma in chi fin dalla prima età eser-citò l’ingegno con lo studio e lameditazione continua non è a stu-pire che tali piante germoglino, seil terreno è così ben preparato enaturalmente fecondo. Piuttostoio farei le maraviglie che uomo sifatto volesse prima dì pubblicarequest’ opera sottoporla al giudiziodel dotto criminalista C remani cui