326
3. Risposta al sig. Bertaglia indifesa del suddetto voto.
4. Breve schediasma geometricoper la costruzione di una granparte dell’ equazioni differenzialidel primo grado. Trovasi nelGiornale de’ Letterati d’ Italia.Voi. XVIII, an. 4744, pag 309.
5. Soluzione d’un problema ap-partenente al calcolo integrale.Trovasi ne J Supplementi al sud-detto Giornale. Voi. II, an. 4722,pag. 241.
6. De formulis quibusdam inte-grandis. Trovasi ne J Comentariidell’ Accademia delle Scienze edArti di Bologna. Voi. I.
7. De eliminandis ab aequatio-tione arcubus circularibus, et alia.Ivi voi. II. p. III.
8. De inveniendis datarum for-mularum irrationalium reciprocis.Ivi. Voi. III.
AB. JACOPO DOTT. BEItKAltDl.
MANFREDI (Eustachio). Da Al-fonso notaio ed Anna Maria Fio-rina nasceva in Bologna il 20 set-tembre del 4674 un figliuolo cheassumeva al sacro fonte il nomedi Eustachio forse da quello delSanto da cui appellasi il giorno inche veniva alla luce. In quella cit-tà per istudii ed uomini insigniragguardevole ebb’egli onde attin-gere alle sorgenti più pure e co-piose le umane lettere e le filoso-fiche dottrine. Il padre che nel di-stinto profitto per cui agli altricondiscepoli di gran lunga sopra-stava Eustachio tendeva al mate-riale vantaggio della famiglia, spin-
gevate alla giurisprudenza in cuinell’età di 22 anni pubblicamentelicenziavasi. Pure una prepotenteinclinazione lo traeva alle scienzeesatte, e abbandonava il foro perconsecrarsi alle ricerche astrono-miche, geometriche, geografiche efisiche d’ogni maniera. Codesti au-sterissimi studii gli concedevanoperò il tempo di coltivare la poe-sia, anzi io mi credo che sen va-lesse a sollievo della mente sottoil peso delle ardue e lunghe me-ditazioni affaticata. Non è raro tranoi l’esempio che sommi matema-tici abbiano conseguito palma ono-ratissima di poeti, e, per tacered’altri, anco non guari ciò accad-de nel Mascheroni e nel France-schini. Che poi il Manfredi coglies-se non vulgari allori da’ suoi poe-tici componimenti n’è prova quan-to di lui scrissero a questo riguar-do uomini di finissimo giudizio. Sidisse che nell’arte di comporre so-netti non vedevasi a cui dovesseegli cedere la corona , nelle canzo-ni si distinse a tale che di que’giorni tenevasi per nemico dellapoesia chi non ne mandava a me-moria alcune delle più illustri, edin parecchi de’ suoi canti imitòDante così, che il divino maestroha ben donde esser lieto di aver-nelo avuto a discepolo. Condussea termine un melodramma intito-lato Dafnide, e lo si ebbe percomposizione soavissima ; uscivain luce un volume delle poesie delManfredi che prima giravano spar-se e trascritte a penna, e nel Gior-nale di Apostolo Zeno dicevaai