che, «raccolte e stampate, erano» ricevute dappertutto con la me-» desima avidità, nè per questo a-« veano punto diminuito del loro«applauso: cosa molto difficile ad« avvenire a tutte quelle opere che» sono di una somma aspettazio-» ne. « Aggiungevasi poi che «l’au-» tore, occupato nei gravi studii11 delle matematiche, e in quelli« dell’ astronomia, era alienissimo«dal permettere la pubblicazione» di quelle sue rime, e che conven-« negli cedere alle violenze che» gliene fece un suo degno amico,« cioè il sig. Giampiero Zanotti :«ma, benché vi desse il suo voto,» con tutto questo non volle assi-» stere nè alla scelta, nè all’im-» pressione di esse, nelle quali pe-« rò non se ne sa scorgere alcuna,» di cui egli possa dolersi.... là« dove piuttosto il pubblico ha ra-» gione di rammaricarsi che ve ne» manchino molte ch’erano degne» di comparire con le altre » (Tom.XVII, p. 407 ). Forse la misura disiffatti elogi sarà soverchia; essaperò ci permette di conchiudereche il Manfredi in giorni in cuimolti affrettavansi a corromperecon imagini e gonfie parole l’in-genuo candore dell’italiana lette-ratura, seppe conservarsi illeso,mantenere il patrio decoro e ri-correre sempre alle fonti purissi-me de’ classici nostri maestri. Mabasti ciò che si disse intorno allepoetiche inspirazioni del giovaneillustre, poich’ è mestieri seguirlone’ progressi di quelle scienze, acui dedicava il fiore dello ingegno
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e la instancabile operosità di unvolere nella ricerca del vero per-tinacissimo. Di 26 anni sortiva l’in-segnamento delle matematiche nel-la patria università, e per giusti-ficare la propria elezione e mostra-re altrui come al difetto dell’etàsopperisce il merito dell’ingegno,non cessava di erudirsi in tutteguise ed accrescere quella famache già portava per tutta Italia efuori rispettato il suo nome. L’e-gregia indole di che andava eglifornito gli conciliava la benevolen-za degli uomini più maturi, e l’in-trinsichezza de’ più distinti fra’suoicoetanei. Le scienze astronomicheformavano uno de’ principali e piùcari oggetti delle diurne sue oc-cupazioni. Eretta sul comignolodella sua casa una specola, for-nivaia, come le circostanze glielpermettevano, di opportuni stro-menti, associavasi lo Stancari, ve-niva terzo il Morgagni, univansi litre fratelli e le due sorelle di Eu-stachio, e formavano insieme, sa-rei per dire, un’accademia astrono-mica in quella città che nel tem-pio di san Petronio vanta uno de’monumenti più insigni, ivi dal Cas-sini l’anno 4665 descritto, monu-mento che fu scintilla al genio diEustachio ; mentre appresso prote-stavasi di aver più imparato dallostudio di esso, che da ogni altramaniera di ricerche e di libri. Leastronomiche osservazioni di que-st’epoca a cui tanto operarono lesorelle del Manfredi, si possono leg-gere nelle schede matematiche del-lo Stancari. Allorché pertanto usci-