dedicati a Clemente XI che li ac-colse assai benignamente, commet-tendo al Lancisi che in suo nomeinviasse all’autore congratulazionie ringraziamenti. Gli altri duecomparvero più tardi, e in frontead essi ricorda i nomi di que’ chealla compilazione gli prestarono lagenerosa e paziente opera loro.Tacque delle sorelle, ma sì ne’ pri-mi che ne’ secondi giovarono gran-demente ad Eustachio, e d’uopo èche lor si renda la dovuta giusti-zia. Gli argomenti poi che ne’quattro ricordati volumi si svolse-ro sono della massima importanzain ispecial modo per ciò che l’a-stronomia, la cronologia, la geo-grafia e la nautica risguarda, econstat inter omnes, scrive il Fab-broni, nihil ab aliìs, nec Regio-montanoj nec Magino, neque Ke-plero exceptis , fuisse perfeclumqnod hi libri longe mnltumque nonsuperent. Riprodottasi la questioneintorno al versamento del Reno, fuda’ suoi Bolognesi inviato a Roma,ove portatosi una seconda volta ilmedesimo anno 4747, vi si trattennealla dilunga. Le scientifiche e let-terarie accademie della capitale,gli uomini chiarissimi che ivi di-moravano ebbero per gran vantoil dipendere dalle sue labbra e ilvederlo compagno delle proprieadunanze. Del 4749 ritornava allapatria, e l’istituto e le predilettescienze astronomiche sapevano delsuo ritorno, poiché non cessava dipromuoverne la gloria. Gli erroridelle tavole geografiche, la meri-diana di san Petronio, la congiun-
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zione di Mercurio col Sole cheavvenne del 4723, quella di Mar-te con Giove, le aberrazioni dellestelle ed altri argomenti parecchidi simil fatta furono di possenteincentivo alla continua applicazionedi Eustachio, il quale tratto trattoco’ propri scritti richiamava l’at-tenzione dell’ istituto, e de’ nobilifrutti del suo ingegno ne accre-sceva il decoro. Invitato da Cle-mente XII assumeva l’opera lun-ga e faticosa di torcere le acquede’fiumi Ronco ( Beclesis ) e Mon-tone ( Vitis ) ; ed io medesimo , scri-veva il Jacquier, sono consapevo-le de'’ patimenti e degl’’ incomodieh* Eustachio sostenne in codestasua spedizione idraulica. Ciò di’tiprescrisse a torcimento di quelleacque non adempiessi appuntino ,del che egli si lamentava con mecojquindi se vi hanno dei difetti nondevono ad esso attribuirsi. Gli sidava a compagno il Bottari perchèesaminassero il corso del Tevere sepotea rendersi navigabile sino a Pe-rugia, e poscia decidessero se ancol’Aniene presterebbesi a quest’uopoda Ponte Lucano a Roma. Viderola difficoltà dell’impresa, la espo-sero al pontefice, ed egli allora ab-bandonò quel concetto. Dall’idrau-lica per comando del pontefice siraccolse sopra le correzioni troppoarditamente da un francese propo-ste al Calendario gregoriano, e com-poneva la lite che da qualche tem-po agitavasi; nè sì tosto toglievasialle accennate laboriosissime inda-gini, che ad altre non meno delicatee penose intorno i confini della co-