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[Volume Nono e volume decimo.]
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labbroni soggiungeva che dopoil Poleni giacquero dimentichi glialtri tutti illustratori frontiniani.Che poi anch’ egli lasciasse ad al-tri alcuna messe da cogliere soprail latino scrittore delle acque, lodimostrano le fatiche del conteFrancesco Amalteo che rimangonoinedite, e diverranno, Io si spera,quando che sia di publica ragione.Poco appresso volse 1’ animo a Vi-tando Pollione ed a’ suoi libri diarchitettura ; imprese a corregger-li e interpretarli; si pose cioè ad unlavoro che sembrava irreconcilia-bile con le molte svariate ed im-pegnantissime sue occupazioni. Tut-tavia nel 4.739 diede olle stampele sue prime Esercitazioni Vitru-viane , indi apparvero le secondee le terze. Gli architetti impazien-ti attendevano il compimento del-l’opera, e avrebbeli soddisfatti, senuovi difficilissimi incarichi, e le ar-due e lunghissime indagini non loavessero costretto a procedere conlentezza. Raccoglieva frattantoovunque potesse i materiali oppor-tuni allo scopo, materiali che cad-dero poscia in mano allo Straticoe fu gran ventura, poiché per luiordinati apparvero alla pubblicaluce in maniera degna della famadi chi aveali raccolti. Delle fatichedegli illustri che muoiono nonavviene sempre lo stesso. Que’pri-mi saggi sopra Vitruvio, oltre glialtri titoli di che meritamente ono-ravasi, aveuno al Poleni procaccia-to quello di valente architetto. Fuperciò che Benedetto XIY invita-valo a Roma quando era soggetto

della comune apprensione il mo-vimento della cupola di S. Pietroe la minaccia del suo cadere. Nel-la diversità de’ pareri e nel giu-dicio gravissimo da pronunciarsi,che poi doveva essere norma alloagire, si ricorse a lui, che nonfallì all’onorevole ma periglioso econtrastato cimento. Dettò un li-bro di sue ragioni, che non teme-vano le pubblice disamine, lottòcontro gli oppositori, trionfò nel-la propria causa e il trionfo sicompieva lo scorso anno (1845) al-lorché per nuovi sorvenuti timoririducevasi all’ atto tutto che perla piena sicurezza di quell’ ardi-mentoso edificio progettava fin daun secolo addietro il Poleni. Eb-be le ovazioni di Roma, gli elogied i ricchissimi premii del ponte-fice che protestossi di non averconosciuto uomo più dotto ed eru-dito di lui, e con seco ben volen-tieri a decoro della città eternaavrebbelo trattenuto, se più che lelaudi, i compensi, le future lusinghe,non avessero potuto in lui l’amoredegli amici, della famiglia e dellapatria, e il rispetto alla Republicasua madre. Non è però che nonserbasse in cuore gratissima lamemoria di quel Museo, vasto quan-to la città stessa, ove le arti anti-che e moderne hanno il principalloro seggio, e vi ritornava di buonanimo assai allora che ClementeXIII alla correzione invitavalo delcalendario Romano, lavoro ch’e-gli assunse con pieno conoscimen-to di causa come lo provano ilsuoi scritti a questo riguardo, gii