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che comunicazioni in fatto di cosed’arte, giacché il sentire del mar-chese in alcun altro genere diver-geva dai pensamenti del conte. Aquesto intervallo crediamo debbaassegnarsi la compilazione che eglifece di un corso di lezioni di ar-chitettura , il primo libro dellequali trovasi manoscritto in fogliopresso i nobili marchesi di lui bendegni figli. In esse sono dottamentee con ogni chiarezza sviluppati icanoni di quell J arte cotanto nobilee necessaria, e vi si veggono conogni precisione e franchezza di suamano disegnati a penna e all’ ac-querello non solo gli ordini dell’ar-chitettura co’loro dettagli, ma benanco facciate per edifizi sacri eprofani, colle loro piante, spacca-ti, ee. Alle quali cose si piacque ilnostro marchese di aggiungere nonpochi disegni di sua invenzione concandelabri, ornamenti per mobiliee per nobili decorazioni di appar-tamenti, ed altri capricci, con gu-sto assai più fino ed elegante diquello che potea avere appressonella sua giovanile età in un tem-po, per vero dire, che appena sisollevava alquanto al di sopra deldepravato stile dell’ età prece-dente.
Mentre il marchese era semprecostante nell’ attendere ai suoi di-letti studi, gli stranieri calavanodalle Alpi ai danni della nostraItalia. Nè giova a noi qui rinnova-re il dolore delle amare vicendech’ebber luogo sugli occhi nostri:può bensì ognuno che conosciutoabbia il nostro marchese Antonio
immaginarsi quale amarezza pro-ducessero nel cuore di lui le van-daliche devastazioni, conseguentia quel generale sconvolgimento dicose al quale per più anni sog-giacque la nostra città. Ed abben-cliè turbato dalle quasi giornalierevessazioni sì pubbliche come pri-vate, non si ristette dal volgere ilpensiero a salvare almeno cogliscritti, e talora co’ disegni, la me-moria di alcuni di que’ molti og-getti d’ arte e di sacra e profanaantichità, che a mano a mano di-venivano preda di un martello di-struggitore. Fra questi erano neidiversi quartieri della città quattropiccole cappelle, per entro le quali siveneravano altrettante antichissimecroci, piantate sulla cima di quat-tro antiche colonne di marmo grecodal glorioso nostro vescovo e prin-cipale protettore S. Petronio. Que-ste colonne insieme colle crociscamparono sole alla devastazione,e tuttora si veggono nella perin-signe basilica di esso santo. Furo-no le ricordate cappellette condan-nate alla demolizione sotto pretestod’imbarazzo al transito de’ convo-gli, e divennero tosto preda degliavidi speculatori. Avvertitone ilbuon marchese, si diede presta-mente a ricavarne in precedenza idisegni nelle più esatte misure,ricopiandone le sacre inscrizioni, ele mistiche sculture, le quali ve-devansi, principalmente in quelladi Porta Ravegnana, dedicata aiSS. Apostoli ed Evangelisti.Intornoa quest’argomento ci gode l’animodi poter recare un tratto di ma-