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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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CRE

Consumo medio animale della popola-ziona cremasca della cittä e dellu cam-pagna.

Frumento Ettolitri 45893. 25Segale . * 2345. 50

Formentone . . » 85447. 50Miglio . . . . » 22745, 00

Riso.» 8336. 25

Legumi ...» 2776. 00

Yino , . . . » 54624. 75Fra i prodotti del paese si possonoannoverare le pagliuzze d’ oro che trag-gonsi dal fiume Serio. II diritto di racco-gliere questo metallo, unitamente a quellodella pesca di detto fiume, appartiene allafamiglia dei conti Bonzi che la danno adaftitto. In quanto all’oro perö essa non netrae piü yerun profitto; pure alcuni con-tadini che vi si applicano talvolta , nonperdono infruttuosainente la loro giornata.

Nell’ agro

cremasco Ti sono

Stalloni

. . . . . N.°

40

Cavalli

531

Cavalle

4299

Muli

38

Asini .

482

Tori .

29

Vacche

4847

Buoi .

3907

Pecore.

72

Capre .

41

Majali .

.»

1968

Polledri

sotto i tre anni »

318

Yitelli .

1429

Agrielli

47

A cui si possono aggiungere un mi-gliaio di vacche appartenenti ai Bergaminio mandriani bergamaschi che passano1’ autunno e 1’ inverno nel Creinasco. Al-trevolte vi venivano anco le pecore e lecapre dello stesso paese, ma staute i danniche arrecano ai campi, nella maggiorparte de’ comuni cremaschi i proprietarisi misero di accordo a non conceder lororicetto.

Evvi in Crema TI. R. Stabilimentodegli Stalloni pel regnoLombardo-Veneto .Fu istituito in Mantova nel 4808 dal ces-sato Regno d’ Italia e nel 4817 fu trasfe-rito a Crema. Vi si trovano circa 430stalloni delle migliori razze della monar-chia, i quali nella primavera si mandanonelle varie provincie del regno, e dopofinito il tempo delle monte tornano aCrema. Malgrado 1’ incontrastabile utilitadi questo stabilimento, i cavalli che neprovengono , per essere troppo snelli edelicati, sono meno atti ai lavori del-l’agricoltura di quelli che provengono da

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stalloni nostrali, meno eleganti, ma piünerboruti.

In generale i terreni, e segnatamentele tenute di qualche estensione sono datea mezzadro, od aflittate a denaro ; maevvene un quinto circa che suolsi far la-vorare per economia, ossia per contodel padrone, ed il bifolco, il cavallaro, ibraccianti ricevono da esso lui uno sti-pendio, parte in danaro, parte in generi,proporzionato ai loro servigi, e i primihanno anche 1’ alloggio con un orto.Questo metodo e adattato in singolarmodo per quei fondi che hanno bisognodi molte migliorie. Le inercedi dei gior-nalieri sono di una lira ed anche piü, edin tempo delle messi ammonta talvoltasino a L. 2. 50 oltre il vitto.

Malgrado la densa popoiazione, le brac-cia non bastano a tutti i lavori dell’agri-coltura , e nel mese di giugno soglionovenire circa 2000 montanari del Piacen-tino, lavoratori infaticabili che guadagna-no talvolta fino tre lire al giorno, oltreil vitto.

Il contadino cremasco e ben nutrito,fa tre ed anco quattro pasti al giorno.Alla mattina mangia pane di frumentonella state, pan misto di migüo e formen-tone o segale nell’ inverno; a pranzo po-lenta con carne salata di maiale o di oca,ovvero formaggio , o ricotta od altro :alla sera minestra di riso o di pasta; ebeve quasi sempre vino. Comode e sanele abitazioni, decente il vestito, rari liaccattoni.

Se 1’ agricoltura e fiorente, lo stessonon si potrebbe dire dell’ industria e delcommercio. « Un Cremasco, dice ancora« il Sanseverino , si sente felice come il«saggio di Orazio , quando lunge da« ogni trafiico , libero da eure puö pos-« sedere e coltivare un poderetto che gli« basti a vivere onestamente colla propria« famiglia, ne mai oserebbe avventurare« questo suo tranquillo presente nelle« grandi vicissitudini ed emozioni del com-« mercio. » Quindi non si trova piü indi-zio delle fornaci di vetro e delle manifat-ture di telerie, lisce e ad opere, di panni-lani e di velluti che ivi esistevano nei se-coli XV e XVI e la trascuranza industrialeera giä molta alla metä del secolo passato.Al presente vi sono poco piü di 200 mo-linelli per la filatura della seta, i qualiconsumano circa 9000 rubbi di bozzoli,fra i 60,000 rubbi che ne produce la pro-vincia, e vi e neppure un edificio per in-cannare o torcere la seta, Abbenche il