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lino cremasco sia celebratissimo, pure ap-pena una quarta parte si lavora sui telaidel paese , ne si cura di migliorar la fa-bricazione od imbiancatura delle tele, inmodo da sostenere, come si potrebbe, laconcorrenza con quelle delle Fiandre edell’ Irlanda ; ne e improbabile che ivi,come tutt’ altrove, si adduca il solito pre-testo dell’ aria e dell’ aqua, in luogo del lapigrizia e della mala abitudine, Alle voltenon solo pettinavasi tulto il lino dellaprovincia, ma molto ancora del Cremo-nese che poi si vendeva come nostrale; evi erano piü di 600 pettini che davano la-voro ad altretante persone; adesso sonomeno della metä, e appena si lavoranoannualmente 80 o 90 mila rubbi di lino,per cui molto se ne vende di greggio.
Molto esteso era altrevolte il commer-cio del refe che si mandava a Genova ,e di lä era spedito in altri paesi; quindiin gran numero erano i filatoi per binaree torcere il filo; adesso questo commercioe ridotto al solo consumo 'interno; ap-pena vi sono due filatoi, anzi un solo chelavori una quantitä di filo di qualche ri-lievo.
In Casaletto-Ceredano trovasi una pic-cola cartiera che produce all’ anno circa3730 rubbi di carta ordinaria per fare in-volti o stendere sulle tavole dei bachi daseta.
Presso la cittä vi sono due assai lan-guide concierie di pellami.
Ma continua a manteuersi in creditonella cittä medesima una bella fonderiadi campane, che esiste giä da un secolo,e sempre appartenuta alla famiglia Crespi,alcuni membri della quäle si distinsero an-che in altri rami di meccanica.
La fiera di Crema che si teneva aSan Michele per otto giorni, e d’ istitu-zione molto antica , e andata in quasitotale declinazione, o v’intervengono tuttoal piü alcuni mercanti di cavalli. Tantopiü frequentato e il mercato di bestiami,che si tiene per tre giorni al princi-pio di ogni mese; un altro mercato digranaglie si tiene ogni sabato; molto con-corso chiama pure un mercato di linsemeche si tiene 1’ ultimo sabato di marzo je iprimi giorni di aprile.
I Cremaschi del ceto civile sono afla-bili e ben educati, anche il basso popoloe allegro ed ospitale, ma troppo dedito alvino; i contadini sono laboriosi e dili-genti ed anco economi. Il dialetto parte-cipa del bresciano e del bergamasco, eda quest’ultimo s’avvicina particolarmentequello della campagna.
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Se stiamo ai cronisti, il luogo ove alpresente e Crema, era anticamente unapalude formata dalle ällagazioni dell’Adda,dell’ Ollio e del Serio. In mezzo ad essa,quasi a modo di un’ isola, sorgeva uarialto erboso, detto Mosa, ed anche ilDosso dell’Idolo, ove fin dal 345 preten-desi che vi fosse una chiesa dedicata aMaria, se e nutentica un’ iscrizione sco-perta nel 4347; di che si puö dubitare,non usandosi ancora in quei secoli d’ in-titolare una chiesa alla Vergine. Non eperö improbabile che sul Dosso dell’Idoloesistesse un antico tempio gentilesco, con-vertito posteriormente in una chiesa cri-stiana: lo che fa supporre che nel luogomedesimo vi fosse o villaggio o borgo.Tolomeo nomina il Forum Jutuntorum(o Juqunl.orum o Dijuguntorum ) che col-loca fra Bergamo, Pavia, Cremona e Bre-scia , e che puö ben essere la nostra Crema,come ha notato il Cluverio . Ma chi eranoqnei Jutonti o Jur/onti? Forse qualchepiccola colonia di Jutti o Jutongi? Vera-mente questa nazione germanica non co-minciö ad essere conosciuta se non circaun saeolo dopo di Tolomeo, ma si eracongiunta coi Marcomanni, o se era unramo della grande famiglia sveva, non einverosimile che alcuni prigionieri Jutongicondotti in Italia avanti li Antonini, sianostati colonizzati in mezzo a quelle paludie che il luogo abbia preso da essi il nome.Tuttavia il nome di Crema debb’ esserepiü antico , e la sua analogia con Cre-mera , nell’ Etruria (oggi fiume Volca),con Cremona, Cremia, Cremella , Creme-naga e piü altri che hanno la radice Crem,e con Cresmero, nome dato allo scarica-tore della palude Moso , e che pote essereanticamente piü considerevole, c’ inducea credere che un luogo detto Crema esi-stesse da tempi antichissimi, che il suonome gli fosse dato o dai Celti o dagliEtruschi, e che sempre' siasi conservatonell’ tiso popolare.
Nel 538 Milano fu distrutta dai Gotialleati coi Burgundi, 45 anni dopo es-sendo stati cacciati i Goti dall’Italia , que-sta provincia fu per vari anni desolata dauna inondazione di Franchi ed Alemanni ,e finalmente nel 568 vennero i Longo-bardi, In queste diverse occasioni, alcunio Milanesi o Lodigiani , od altri de’ vi-cini paesi, andarono a cercare un asilonel Dosso di Moso , difeso tutt’ all’ intornoda paludi e da boschi, per cui quel luogocominciö a diventar popolato assai piü diprima, prese un’ estensione, fu cinto di