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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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Galeazzo primo duca di Milano : imperoc-che le fazioni continuando a lacerare iPievesi, e Bongo di parte guelfa essendosiseparata da Gravedona di parte ghibel-lina, onde trovare un componimento aque’dissidii ricorsero al duca (nel 4308),il quäle spedi cola, come suo vicario, Gio-vanni Samacati con buon polso di rniliti,il quäle fissö la sua residenza in Gra-vedona , ne fece demolire il castello, poila torre di Barbignano che serviva a queidi Bongo, sotto il pretesto che fossero unrifugio ai sediziosi; soppresse la magistra-tura del podesta; e stabil! che la giusti-zia fosse per l’avvenire amministrata daun vicario del duca. Bue anni dopo, lostesso duca soppresse anche la carica dicapitano delle Tre-Pievi e fece occupareda Tedeschi suoi stipendiari le torri diOlonio e di Rezzonico, e i castelli diMusso e Corenno, Le tre ultime fortezzeerano state erette circa 33 anni prima.

Ael 4447 essendo morto senza succes-sori il duca Filippo Maria Visconti , i Pie-vesi mandarono via il vicario ducale Gio-vanni Pusterla, e si unirono con GiovanniBalbiaiio conte di Chiavenna il quäleaveva separato dalla soggezione di Milano (juel borgo e il vicino grosso villaggio diPiuro , ora distrutto; ma poco dopo sisottoinisero a Francesco Sforza che neld430 divenne duca di Milano .

AI suo tenvpo (nel 4463) s’ incomincia-rono a scavare le miniere di Tegano e diCrotto ( V, Bongo ) scoperte vari anni(prima; e fu dai Pievesi aperta la stradache da Bongo passando per San Jorioconduce a Bellinzona e nella Valle Mesol-cina , nel quäl lavoro spesero 200 ducatid’ oro.

Qui e il luogo d’indagare quali poteronoessere i mezzi con cui la piccola repub-blica delle Tre Pievi pole sostenersi tantotempo e provvedere non solo ad una co-irioda sussistenza de’ suoi cittadini fra iquali molti ve n’erano di ricchi; ma poteanche sopperire a tante guerre per lo piüdispendiose e mettere sotto 1’ armi unaforza navale che oggi giorno quel di-stretto medesimo fornir non potrebbe sen-za rovinarsi. Sembra che la popolazionefosse piü numerosa che non e adesso ;ma come trovava da vivere in un ter-ritorio quasi tutto alpestre ? Sui montivi erano allora molto piü boschi, che lamoderna imprevidenza ed avarizia hafatto sparire, con danno dell’ agricoltura;imperocche una gran parte delle aquepiovane non assorbite dalle piante ne

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raltenule dalle loro radici vanno ad in-grossare i torrenti, che poi sfrenata-mente precipitando dai monti si spargonosulle terre coltivabili, che coprono dighiaia e di macigni od anche le distrug-gono affatto. Le alluvioni de’ torrenti, lestagnazioni dell’Adda e la mal’aria hannospopolata quasi intieramente la pieve diSorico, ed e verosimile che anche le duealtre pievi, per le escrescenze del lagoabbiano perduta una superiicie di terrenoaltre volte capace di collura. Al tri danniquasi incalcolabili e che noquero grande-mente alla popolazione patirono le Tre-Pievi sotto li ultimi Sforza , poi sottoCarlo V , e piü ancora sotto l’improvvidoe barbaro governo spagnolo , stante ilpassaggio quasi continuo di eserciti feroci,le uccisioni, i saccheggi, gl’incendi, e lealtre sfrenatezze a cui si abbandonavano,a cui si aggiungano le stragi causate dallepestilenze che d’ordinario venivano in codaa quelle masnade.

E dunque da credersi che l’agricolturaanticamente avesse nelle Tre Pievi unainaggiore superficie su cui esereitarsi, e viera per conseguenza un maggior prodottodi cereali. Pare eziandio che vi si racco-gliesse molto vino ed olio di noce, edanco di ulivo, beuche di ulivi appenasiavi traccia al presente, forse perche di-strutti dai geli, non furono piü ripiantati;ma di noci molti ve ne sono, quantunqueassai diminuiti da quel che erano. I bo-schi fornivano grande abbondanza di ca-stagne, che vi sono eccellenti anche ades-so , e servivano di cibo al montanaro. Ilmaggior numero di boschi somministravauna maggiore quantitä di pascoli, ed equindi verosimile ehe la pastorizia vi fossefiorentissima. Oggigiorno nelle Tre-Pievisi contano circa .3800 vacche e 4600 pe-core; ma in altri tempi ve ne dovevanoessere molte di piü; imperocche nel 4301i Grigioni in una incursione che feceronelle Valli di Gravedona e di Bongo pre-darono ben 3000 capi di bestiame. Sesovra alcuni pascoli ne trovarono tanto,quanto ve ne doveva essere in tutto ildistretto? Quindi le carni, le laue, i pel-lami ed i latticini erano senza dubbio unimportante articolo di traffico; un nitroera la pesca , che vi e abbondantissimu ,massime nella pieve di Sorico; e vi eraforse anco qualche industria manifattu-riera, come nel tessere tele di lino e dicanapa, che si conserva ancora, abbenchelimitata ai soli bisogni locali. Ma il prin-cipal ramo di lucro era sicuramente il