sc, c conie tali spedirono i loro depu-tatii al celebre congresso di Borgo SanDomnino nel 4495 ove i Milancsi rinova-romo la lega con varie cittä e segnata-memte colie Tre-Pievi,
ILe cittä Lombarde in pace coli’ esteroconninciarono a travagliarsi fra di loro,e i male augurati nonii di guelfo e ghi-belllino furono i vessilli sotto cui si schie-rar-ono le passioni o le ambizioni. LeTre-Pi e;vi iinitando li altrui cattivi esempi, sidivdsero tra le fazioni degli Stampa diGnavedona e de’ Lamberzoni di Dongo (42140) , ghibellini i primi , gnelfi i se-conidi. Onde mettervi un riparo si pensödi sopprimere il magistralo de’ consoli,i qpiali per essere del paese parteggiavanoessii ancora, e l’autoritä suprema fu dataad un podestä fatto venire dall’estero; ilprimio (4220) fu Zanino Rusca di Como che; per quasi 20 anni si mantenne in ca-ricia. Non per questo le discordie ebberososita, lo che non impedi ai Pievesi dipremder parte alla niiova guerra de’ Mila-nesi contro Federico II, e di essere scon-fitt.i con loro alla sventurata battaglia diCoirte-Nuova (4237).
Alle scissioni eivili si aggiunsero le re-ligiöse, imperocehe anco nelle Tre-Pievipenetrarono le nuove dottrine de’ Cattario Paterini, anzi Gravedona diventö 1’ a-silo di tutti i settari perseguitati altrovedaLl’Inquisizione. Vi erano allora tre do-inenicani che si resero celebri per l’indi-screto loro zelo con cui giravano di cittäin cittä ad eccitare il furore del popolocontro li eretiei, ed anco a spegnerli consupplizi atroci ove potevano, Erano co-sloro Frä Pietro da Verona che fu as-sassinato a Barlassina ; Frä Rolando daCremona, che corse lo stesso riscbio aPincenza; e Frä Leone da Perego, che fupoi arciveseovo di Milano , ed opera delquäle fu una strage di eretiei a Gattedo(V.Giussano). Loro discepolo fu FräGial-dino, che 1’ inquisitore Pietro da Verona mandö nelle Tre-Pievi (4234): ed eglipredicando in Dongo si giovö delle pas-sioni politiche per viepiü accendere ilfunatisrao religioso, Infatti i Donghesi edaltri comunisti delle vicine montagne con-citati da lui si levarono a tumulto, assa-lirono li eretiei od i creduti tali e ne fe-cero aspro governo. Molti furono assas-sinati; i piü felici si salvarono nella Val-tellina o nei Grigioni. Ovunque sorgevanoroghi, sui quali cropitavano .gl’infelicistrappati a furor di popolo dalle lorocase e trascinati al supplizio. Fra questi
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fuvvi un Guidotto Mazzagallino di Gra-vedona , personaggio principale e di vene-randa canizie, e sebbene fosse conosciutogeneralmente per buon cattolico, puredenunclato da’suoi nemici politici, fu presodi mezzanotte e gettato nelle flamme colpretesto che avesse data una sua figlia adun profugo milanese aecusato di eresia.Infine i Lamberzoni, principali lance-spezzate dell’ inquisitore, e che si giova-vano di lui per opprimere la parte arver-saria, fecero il progetto di sterminare tuttili Stampa. Il podestä Manfredo Malacridamilanese, involto nello stesso pericolo,ebbe falica a salvarsi: li Stampa si chiu-sero nel castello di Gravedona , ma poitiranneggiati dalla fame furono costretti liuni a sottrarsi col favor della notte, lialtri ad arrendersi, e le loro ease furonospianate e i loro beni confiscati, Questaanarchia durö quattro anni, cioä fino allacosi detta pace di Sant’Ambrogio (4238)alla quäle presero parte anche i Pievesi,e merce di cui li esuli ghibellini poteronotornare in patria. Due anni dopo i Pie-vesi, stanchi di tante dissensioni, imitaronol’esempio de’ Milanesi e de’ Comaschi po-nendosi anch’essi sotto la signoria di Mar-tino della Torre: e qui si puö dire chefinisse di esistere la republica delle Tre-Pievi, imperocehe quantunque eile conti-nuassero per piu di un secolo a viverecon leggi e magistrati propri, pure nonformarono piu uno stato efiettivamentelibero, ma dai Torriani passarono sottola dominazione dei Visconti ; e travagliateesse ancora dalle discordie sanguinose diquelle due potenti famiglie, dovettero ri-conoscere la signoria di qualunque delledue fosse trionfunte. Tuttavia in diverseoccasioni furono riconosciute come unostato indipendente: cosi da Galeazzo Vi-sconti nel 4326, e dieci anni dopo daAzzo suo successore che restitui ai Pie-vesi le terre di Dorio e Corenno, Luc-chino Visconti, in compenso dei servigiche gii prestarono nell’assedio e presa diBellinzona (4340), concesse alle Tre-Pievile alpi di Giggio, Giumello e Iloggio, ap-partenute al contado Bellinzonese , e ildiritto d’inserire nel loro stemma la vi~pera de’Visconti, Ma le Alpi le perdetterodi nuovo e furono in seguito comperatedal comune di Garzeno, dipendente dallaPieve di Dongo .
Del resto sebbene i Visconti decoras-sero le Tre-Pievi col hcljtitolo di);loronlleate, pure le traltavano come loro vas-salle c dipendenti. Fece di piü Giovan.
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