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della soeietä. Ed essendovi fra i non no-bili molti ricchissimi, e che nel treno ga-reggiano colle case piü cospicue, comed’ altra parte il governo concedendo fa-cilmente Ja nobiltä a chi la inerita, que-ste circostanze hanno contribuito a rom-pere l’ antica barriera che metteva unaseparazione distinta fra i nobiii e nonnobili, e sono assai frequenti ne fannopiü sorpresa le parentele fra una casapatrizia ed un opulente plebeo,
I Lombardi quantunque nell’ uso lette-rario si servano della lingua italiana, nel-1’ uso comune parlano un dialetto essen-zialmente italiano nelle sue radici, ma chenel resto se ne distacca tanto da ren-dersi non facilmente intelligibile ai fore-stieri che non vi si siano abituati. Uncarattere generale di questo dialetto ül’eliminazione dell’ultima sillaba deiF in-finitiro de’ verbi, e dell’ ultima vocale coside’ sostantivi che delle modificazioni ver-bali. Esso ha inoltre due vocali ignote aiToscani che sono Y eu e 1’ u de' Francesi ,e manca invece' dell’ u toscano: anche1’ o cbiuso e pronunciato piü cupo, e 1’ eaperta piü larga che non dagli Italiani del mezzogiorno: la quäle differenza eassai verosimile che sia una ereditä deri-vata dalla costruzione organica degli idiomiparlati anticamente nell’ alta Italia . II la-tino che si sostitui sotto 1’ influenza deldominio romano, introdusse bensi nuoveparole, ma non pote mutar 1’ organo vo-cale giä abituato a certi suoni, e impe-rito ad emetterne certi altri: la quälepronuncia locale si mantenne nel volgoe Io trasmise a’ suoi posteri, Del resto ildiale.to lombardo ha, con lievissime dif-ferenze, la stessa eeonomia grammaticaledella lingua italiana; ma poi dilferisce inse stesso cosi nella pronuncia come incertc numero di vocaboli. II Milanese puöconsiderarsi comeil ceppo principale, per-che >ul tipo di lui sono modificati i dia-letti che parlansi nel Pavese , nel Cre-momse , nel Lodigiano, nel Comasooed aico nella "Valtellina. L’ accentuazionee pii o meno nasale o cantata; le sil-labe sono piü o meno allungate; il tuonodi voce e qua piü affettato, lä piü ruvido,ma il dialetto e in sostanza ovunque il me-desino: e ricorda forsel’antica origine celti -ca di’primitiviabitatori. La provinciaMan-tovüia giä abitata dagli Etruschi , poi da’Yen;ti e lungamente considerata come par-te dell’ antica regione Veneta, ha un ver-nacdo molto aliiue col dialetto veneziano,che a poca distanza del suo confine assu-
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me il proprio tuono decisivo, E perö menofluido e si risente moltissimo della poste-riore influenza de’Lombardi. Per asprezzadi suoni e guttuale pronuncia e notabile ildialetto bergamasco, che con varie modi-ficazioni si estendea tutta la Val-Camonica,ed alle volli Sabbia e Trompia nel Bre-sciano ; come anche il dialetto brescianonon e che una varietä del bergamasco ad-dolcito dal milanese. Questo dialetto ber-gamasco ha una originalita caratteristica,quasi comica; ma e molto vivace ed espres-sivo ed idoneo alla poesia. Li Orobi chepopolarono Bergamo , e i Camuni e Trium-pilini,vetU5ti abitatori delle valli bresciane,hanno senza dubbio trasmessa la propriavocalizzazione ai loro discendenti che mu-tarono il prisco idioma nel latino: e nelloStudio comparato di questi dialetti non eforse diflicile di rintracciare qualche iudiziodei linguaggi ora perduti, ma che furonovivi altre volte in cotesti paesi.
La Lombardia e paese essenzialmenteagricolo, e Plinio che accusava i lati-fondidi avere rovinata 1’ Italia , se venisse almondo potrebbe dire lo stesso del nostropaese, ma non tirarne le medesime con-seguenze. I lati-fondi sono molti in Lom-bardia , massime alla pianura ; quindi lacondizione de’ coloni e miserabile, ma dif-ficilmente la coltura de’ campi potrebbeessere portata a miglior grade, Non ilati-fondi rovinarono 1’ Italia , ma la ser-vitü de’ coloni, le pessime leggi che vinco-lavano ed impacciavano ogni attivitä in-dustriale, ed un fisco che divoravasi quelloche era ancora da nascere. Ora le leggiproteggono il movimento ed anzi chestringerlo fra lacci, lo favoriscono in tuttala possibile sua operosita: i coloni nonsono piü schiavi, ma liberi; e la loro in-felicita non e piü il risultato di una tiran-nia sistematica e legale , ma una conse-guenza in parte de’ metodi economici intro-dotti dai proprietari nella coltura de’ lorocampi,ein parte dellaesuberante popolazio-ne. i\ei tempi medii, quando il terreno erameno coltivato, ma che le manilatture e ilcommercio erano assai piü floridi, essioccupavano molte migliaia di braccia chepoi, quando 1’ industria manifatturieravenne meno, si devolsero alle fatiehe a-grarie.
Ora 1’ industria Lombarda , ne’ suoirapporti col commercio esterno, e limitataa pochi rami, quantunque assai proficui;ma e molto viva perciö che concerae 1 avita e il consumo interiore.