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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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MAN

1’ amministrazione dello Stato all’ avariziadegli Ebrei, p'urche questi lo fornisserodi denari pe’suoi piaceri. Quantunque ri-levasse dall’imperatore e fosse suo vassallo,ei divenne fanatico pei Francesi e li fa-vori in tutte le guerre che Luigi XIV intraprese contro 1’Austria , senza che maiuna volta vi pigliasse parte personalmente,ma abbandonando piuttosto le sue pro-vincie al Capriccio ed al comodo dellaFrancia . Le vittorie del principe Euge-nio avendo obbligato i Francesi a sgom-berare l’Italia , nella pace che segui l'annodopo (1707) il duca di Mantova disprez-zato da tufti, fu anche da tutti abbando-nato; ond’egli prevedendo il suo destino siritirö a Venezia traendo seco una turba dicortigiane, L’imperatore gli aveva fatto in-tavolare un processo, e per sentenza delladieta di Ratisbona 30 giugno 4708 fu di-chiarato fellone verso l’impero e spogüatoda’suoi dominii. Ei mori poco dopo, a’ 5del seguente luglio, in etä di S6 anni, econ lui si estinse Ia casa ducale di Man-tova ; imperocche da due mogli non ebbefigliuoli, abbenche di quattro femine e didue maschi Io facessero padre le nume-rose sue concubine. Carlo Botta ha fattouna molto viva descrizione della corte in-fame di questo principe.

Di tal maniera terminö il principatodei Gonzaga in Mantova , i quali ivi do-minarono come capitani del popolo evicari imperiali 404 anni; come marchesi98 anni; e come duchi 478 anni; in tutto380 anni. Era 1’ultima, e quella che re-siste piii a Iungo fra tutte le case prin-cipesche formatesi fra i tumulti civili dellerepubliche italiane del medio-evo.

Mantova sotto di loro conservö la suaindipendenza in grazia della forte suaposizione; ma non era geograficamentecollocata con suffieiente vantaggio perpoter diventare il centro di un gran Statocome divenne Milano , e come avrebbepotuto diventarlo Verona ; per cui sebbenei primi Gonzaghi fossero assai valorosi esalissero in molta fama per esiinia ripu-tazione militare, contuttociö questa loroperizia Ia dovettero quasi sempre usarein servizio altrui e come capitani merce-nari senza che potessero ampiiare granfatto lo stato proprio. L’aquisto poi ch’essifeeero del Monferrato fu loro piii di dannoche di beneficio, imperocche per essere trop-po lontano, di nulla accresceva le loro forze,e per essere quasi al pie delle Alpi ed inuna posizione accessibile a tutti li esercitiche da quelli scendeyano, fu cagione che

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dovessero impegnarsi in varie guerre chealtrimente avrebbero potuto evitare. Ol-treche quel dominio essendo loro contra-stato dai duchi di Savoja, porse motivo adaltre spiacevoli discordie, Insomma il Mon-ferrato fu pei Gonzaghi un funesto aqui-sto, e cagione finale della loro rovina.

Rispettabili autori moderni hanno tantoscreditato il governo dei Gonzaga, quantofu adulato dai contemporanei, Non si puöperö negare che Mantova non sia debitricedi molto a quella famiglia. Essa vi fondöchiese, monasteri, palazzi, luoghi pii, apricanali, fece rifiorire 1’ agricoltura, inco-raggi le belle arti, 1’ industria ed il com-mercio. La fabricazione de’ pannilani edelle Stoffe di seta vi era oltremodo fio-rente: il borgo di Sangiorgio era princi-palmente cospicuo per belle manifatturedi arazzi, e nel 4474 , in occasione chepasso da Mantova Cristierno I re di Dani-marca i mercanti mantovani posero inmostra piii di 30,000 pezze di panni fi-nissimi ed un molto maggior numero diordinari, tutti di fabrica nazionale.

Per quanto poi i Gonzaghi fossero di-spotici, il loro governo fu quasi sempremite e vincolato eziandio a non lievi re-sidui di antiche libertä municipali. Finchequei principi furono guerrieri, militandoal servizio di principi esteri aquistaronoricchezze senza aggravare i loro popoli;e dopo che degenerarono, peccarono dilascivie, raramente di crudeltä e Ia lorostoria non e punto bruttata di quei fattiatroci che oceuparono troppo spesso lavita privata di altri signori d’Italia , DopoGuglielmo il Gobbo, quella dinastia sog-giaque ad un rapidissimo deperimentomorale; nö vi fu piii se non una suc-cessione di principi molli, codardi, dissipa-tori e viziosi: la corte si empi di amo-razzi e di osceni intrighi, il publico fuseandalizzato dall’ immorale condotta de'principi, ma non atterrito dalla loro fero-cia, che anzi furono quasi sempre benevolie popolari, Contuttociö il lusso strava-gante a cui si abbandonarono, le pazzeprodigalitä, lo sciupinio delle ricchezzegettate in piaceri illeciti, le discordie eli seandali nella casa regnante, i disastridi molte guerre a cui lo Stato fu espo-sto, recarono un gran pregiudizio allaprosperitä publica e finirono a rendereincrescioso e contenncndo il governo tantoantico di que’ principi, la caduta de’ qualifu sentita senza raminarico.

Il ducato di Mantova restato vacante,fu rivendicato dall’ impero: 1’ imperatore