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[Volume primo. Parte primo. Parte prima.]
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per la morte di Matteo aggiunse Piacenza ,San Donnino, Bobbio e Monza; ma per-dette Asti , e per sua colpa fu perduta an-che Genova . Fece guerre continue e perlo piü infelici, le Campagne furono deva-state, la peste nel <1361 tolse a Milano 77,000 abitanti; fu avaro, crudele, di-spotico; accrebbe di suo arbitrio, e con-tro li statuti, le imposte, rapi le sostanzede’privati. V. 3Iirabello. Contro a’ reidi Stato inventö la cosi detta Quaresimadi Galeazzo, di cui l’Azario ci ha lasciatola descrizione, e che fa vedere con quantocaleolo siano state misurate le forze vi-tali del corpo umano, onde sottoporlo aun supplizio inlinito, Älori in Pavia ai 4agosto 1378 lasciando erede il flglio GianGaleazzo .

IX. Barnabö se non fu men tristo de’fra-telli, ebbe almeno il coraggio, di cui quellimancavano, quantunque nel resto fosse pocoabile generale. Ilsuo caratterefu an impastobizzarro donde traspnjono alcune buonequalitä, ma corrotte dalla cattiva educa-zione, e dove il Capriccio e la fcrocia fi-gurano come elementi prcdominanti. S’irn-pacciö in varie guerre, fu scomunicatodai papi, ebbe a dispregio i preti, inlantoche dotava largamente chiese, conventi eluoghi pii, Come trattasse due legati pon-tificii vedilo all’art. ÄIelegnano. Impazzitoper la caccia, promulgö leggi sanguinariecontro chi ammazzasse qualche selvag-giume; un giovane fu fatto morire sol-tanto per aver sognato di aver ucciso uncignale, Manteneva un numero esorbitantedi cani, e costringeva i suoi sudditi a nu-trirli: e se erano troppo magri o troppograssi, chi li aveva in custodia era punitougualmente; donne lattanti furono co-strette aleuna volta a dare il latte a ca-gnolini che avevano perduta la madre. See vero tutto che si racconta di lui, none piü incredibile quanto narrano le storiedi tiranni antichi. Finalmente questo mo-stro fu per insidia fatto prigione da suonipote Gian Galeazzo , che lo chiusenel castello di Trezzo , ove pochi mesidopo mcri di veleno a’ 19 decembre1385, in etä di 66 anni. Fra legittimi enaturali si contano di lui lino a 36 ligli.

X. Gian Galeazzo . Si chiamö conte diAirtü ( Fertus ) da un feudo nella Sciam-pagna che gli portö in dote sua moglieIsabella figlia di Giovanni II re di Fran-cia; nel 1395 a forza d’oro ottenne daVenceslao re de’Romani il titolo di duca,Egli aspirava anche a diventar re d’Italia :nel fatto egli era il piü potente signore della

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penisola. Oltre li Stati giä posseduti daiVisconti, con guerre fortunate ne aggiun-se vari altri, e stava omai vicino a farscomparire una gran turba di piccioli si-gnori, e a costruire sulle loro rovine unregno bastevolmente vasto e potente; cosaperaltro poco utile, se dopo la sua morte,seguendo il sistema giä adottato dai Vi-sconti, si doveva nuovamente dividerlofra li eredi. Egli mori quand’ era piü vi-cino a veder compiute le sue speranze,a’ 3 settembre del 1402, in etä di 55 anni.Principiö il duomo di Milano, fondö laCertosa di Pavia , fece buone leggi, pro-mosse l'agricoltura e le lettere: fu prin-cipe ipocrita, astuto, ma non crudele, ecompensato d’ altronde da molte buonequalitä.

Isabella di Francia essendo morta diparto a’3 settembre 1375; cinque annidopo Gian Galeazzo si ammogliö in se-conde nozze con sua cugina Caterina fi-glia di Barnabö, che fra li altri lo fecepadre di Giammaria e di Filippo Maria ,suoi successori, poiclie nissuu maschiodella prima moglie gli era sopravissuto.Non degenere dall’incontinenza de’Visconti,oltre i ligli legittimi n’ebbe anche vari dinaturali. Essendo giä vecchio, fra le sueconcubine contasi persino una contadina.

XI, Giammaria non aveva che 14 anniquando il padre mori; quindi sua madreCaterina fu reggente dello Stato, Ma sele reggenze sono pericolose da pertutto,esse lo sono molto piü ad uno Stato sortoappena du jeri, composto di elementi ete-rogenei, e che solo il tempo e la saviez-za de’regnanti puö consolidare. Ma para-lizzata appena dalla morte la mano robu-sta che teneva le redini del governo, tuttele passioni e tutte le ambizioni si risve-gliarono, e i dieci anni del regno di Giam-maria fu un decennio di anarchia. Moltecitlä si separarono, altre furono oceupateda piccioli tiranni, la confusione e il di-sordine nella capitale, si risvegliarono ifurori tra Guelfi e Ghibellini. La duchessaCaterina fu avvelenata o assassinata daiGhibellini in Monza ai 14 ottobre 1404:ed e fama che ciö succedesse per consensodel figlia. Giammaria n’era capace: ei fucrudele eziandio co’sudditi che faceva sbra-nare da mastini e ne dava publici spet-tacoli. All« fine i Ghibellini vedendo laloro fazione in pericolo per 1’imminentemorte di Facino Cane principale loro ap-poggio, credettero di assicurare il loropartito facendo assassinare il duca, il quälefu pugnalato in San Gottardo a’16 maggio