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il corso delle acque. Le quali a levante,U-a esso e il inonte sulla cui cima sonogli avanzi del castello Penede, scorronoraccolte nel Sarca, che ivi gettasi (pressoTorbole ) con largo e poco profondo sbocconel lago; e dall’altro lato, tra il collemedesimo cioe e la montagna alle cuifalde inalzasi Riva, si versano pure nellago per due torrenli, il Varone e l’Al-bola, per non pariere del Bordellino oGalanzana che non e altro che un ramodel Sarca, da cui presso Arco si derivö,e non merita osservazione se non perchepresso alla sua foce vi ha una discretapesca di trote appartenente alla nobilefamiglia dei conti Martini.
I monti che cingono questo territorioda Arco a Riva non possono dirsi unacatena continua, perche inlerrotti da duegole, l’una tra Pranzo e Tenno , che metteposcia alle Giudicarie ; l’altra, piü meri-dionale, a S. Giacomo, per cui ascendendosi giunge all'alta valle dei Campi,e quindiper Giumella in Valle di Ledro . Nel pic-colo lago di Tenno si versa l’acqua dellecircostanti chine, e il fiumicello Rissettoo Rissando vi conduce quella che in se.raccoglie nel breve suo corso cominciandopresso'3 Balino , ove s’apronö ad altrodeclivio i campi e i prati delle Giudica-rie facendosi tributarj del Sarca.
II Varone trae la sua origine all’occi-dente di questo piccoio lago, riceve lapoca onda die n’esce, scorre tra due ri-pidi monti di sabbia, attraversa ricnrvola campagna di Riva-, dagli altissimi ar-gini la minaccia nelle sue piene, ed orauna parle ora un’aitra ne isterilisce ro-vesciando le sponde. II Ferraeina, chiamatoperche indicasse un mezzo di riparare atanto danno , propose di raddrizzare ilsuo corso, onde 1’impeto dell’ acqua iniuogo di diminuire battendo nei muri,con forza diretta portasse le sue sabbienel lago: ma l’interesse di pochi trovandoappoggio nella prepolenza dei tempi fecefuggire il celebre bassanese. Forse po-trebbe sottrarsi a tanto pericolo un ter-reno cosi lieto d’ogni produzione ancocon opere intese ad impedire ehe franas-sero quei due monti che gli servono diletto poco lungi dalla sua origine, come,non sono moiti anni, proponeva un pretenostro cittadino: ma quello che noi nonpossiamo a meno di raccomandare, e lamaggior cura perche i monti s’abbiano arivestire di seWe; che aliora oltre la si-eurezza per parle dell’acqua e dei sassi,avremo una immancabile sorgente di rie-
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chezza in legnami da costruzione c dafuoco, piü sana T aria , meno intenso ilcuido, e una vaghezza si pittorica di vi-ste, che non la cederebbe alle tanto de-cantate della Svizzera e della Scozia .
Come il Varone separa i due monti,quello di S. Pietro, sul fianco del quäle eil castello di Tenno , ed il Bergimo (ßer-gbem); cosi l’Albola divide il Bergimo duquello che cominciando a S. Giovannicontinua, fiancheggiando Riva, sino a Spe-rone sul lago; angusta e ripida vallelta,piantata di pochi ulivi, in mezzo allaquäle scende fra’ sassi un rivo perenneche segna il termine del territorio di Rivada quella parte. L’Albola prende tat nomesolo ove di fronte al Bergimo riceve l’ac-qua che spiccia da un foro nel inonteS. Giovanni, alto circa un metro e largodue, che vuolsi la derivi sotterruneamentedal lago di Ledro: piü sopra dal Iuogoper cui scorre chiamasi Torrente Gamel-ia, il quäle riceve altro torrentello, ilGellos, che vi si versa dal sud al nord-est.
Gli agricoltori della campagna di Rivaabitano tutti o nei piccoli circostanti vil-laggi, o in case che separatainente sor-gono nei varj fondi qua e la. E questoe il carattere che a primo colpo d'occhiola contraddistingue dalla vicina cittä diArco , i coltivatori della quäle vivono ingran parte entro alle mura della lorocittä.
II clima di Riva e assai propizio allasalute ed alle produzioni del suolo. Il pe-riodico vento meridionale (ora) toglie in-tensitä si al freddo che al Caldo; la neverare volle vi eade, e appena caduta sipuö dire giä sciolta. E a tanta tnilezza dicielo devonsi gli ulivi e gli allori che al-legrnno di verde perenne, alcune speciedi viti che non resisterebbero al rigorecon cui si fa il verno sentire in altriIuogbi anche della nostra Italia , e la ve-getazione felicissima di altre piante.
Pochissime sono le cittä fondate dietroun piano derivante da un solo pensiero.Che per la maggior parte sorsero da uno,da pochi abituri, da una unione di questipel sentimenlo che 1’ uotno avvicina al-i’uomo, per le condizioni dei tempi, especialmente per la qualitn e pel sito deiluaghi. Ai quuli (ben considerando l’ori-gine di ogni cittä), vedrassi, che se nonespressamente, vi s’ebbe pure un riguardocorne istintivo: che solo per questo istiu-to, quasi voce della natura che nelle te-nebre delle barbarie o dell’ignoranza fale veci del Iume di civillä, si puö spie-