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gare come in ogni paese e in ogui tempoda uoniini rozzi in ogni arte si abbiaseelto presso che dietro alle regole stesseil luogo ove ovessero a sorgere Je lorocitta. In un terrcno ubertoso, attorniatoda montagne e da un lago , non pote-vano essere occupazione dei primi abitan-ti che l’agricoltura e la pesca; doveansiqnindi gettare le fondamenta dei primiedifizj ove si potesse all’ una insieme Ser-vice ed all’altra, cioe sulle rive.
Come 1’agricolUira e la pescagione de-vono aver mosso gli abitanti di questopaese a sceglierela sponda per loro sede;cosi la vicinanza di valli rieche di selveum non producenti quanto e necessarioalla vita, e la distesa dei lago, veicolo apaesi mancanti di legnami ma esuberan-temente ubertosi, doveano esserle impulsoal commercio, e quindi causa di quelloingrandimento progressivo onde poi sursea cittä.
La quäle ove aleuno chiedesse come siastata posta cosi sotto ul monte che lainiuaccia , e non dove largamente apresijl piano verso il colle Brione, si potrebherispondere ehe in quei tempi forse quelmonte vestito di boschi non presentavane si orrido aspetto ne tanto pericolo:jnentre piü lontana da esso sarebbe statameno difesa da quei vetui che destanolali ilutti nel lago, onde non a torto fuapostrofato colle parole fliictibus assurgensBenace marinis.
La cittä di Riva ha la forma di unquadrilatero stendentesi da ponente a le-vante , irregolare in tutti i lati, fuorchenel settenlrionale ch’e linea retta. E tuttucinta di antiche nnira ed alte. I merliond’erano sonnontate e 1’interno sportoche per mettere a questi correa tutto in-torno , o rovinarono o furono demoliti:restano solo in qualche parte che fu ri-spettata dal tempo, o, per dir meglio, da-gli uotnini.
Quattro porte danno nscita a qualtroslrade: due a settentrione, la Montanaracioe che mette alle Giudicarie , e quelladi Arco ehe conduce a questa cittä; indila orientale, che s’apre per Torbole e Ro-vereto; e la porta di Castello a mezzodiche imbocca la nuova struda per la Valledi Ledro .
Secondo l’arte inilitare e le antiche po-litiche divisioni, era citta bastantementemunita e di qualche importanza. La guar-davano a mezzogiorno e a levante la roc-ca, a settentrione due torri erette sopragli archi a pieno centro delle due porte,
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a ponente quattro allre torri unite allemura, e dal monte che l’e sopra un forterotondo detto il Bastione, destinato a pro-teggerla da una sorpresa per quella parte,e fors’anco a coadjuvare alle operazionidella rocca per la difesa dei porto.
Le contrade della cittä costituiscono duesistemi, l’uno dei quali diramasi neliaparte orientale, nella occidentale l’altro.Nella prima le vie conducono quasi di-ritte da Oriente ad occidenle, da selten-trione al meriggio, iutersecandosi pressoche ad angoli retti: nella seconda corronosolo da settentrione a mezzodi, ma curveper causa dei monte e piü ripide che nonquelle che dall’altra parte hanno la dire-zione medesima.
Di queste contrade alcune sono belleper ampiezza ed edificj, altre discrete,poche anguste e brutte : e queste ultimepure non sono tali in tutta la loro lun-ghezza, ma solo qua e lä , per una odue case che sporgono cogli angoli, oper due o tre altre che s’incurvano infuori restringendo la via.
Giä ai tempi romani era probabilmenteun luogo di approdo, e, per la sua posi-zione, dei piü frequentati; nveva un colle-gio di nocchieri, come fa f'ede una Lipidedi Claudia Severa, la quäle a quella scuolaoffidöla cura d’infiorare di rose ogni annola tomba di suo marito, cosi parla l’iscri-zione sotto il Pretorio, esistente una volta,a detta dei Tartarotti, nel cimiterio pressol’antichissima chiesa di S. Cassiano. E opi-nione che questi nocchieri benacensi pre-siedessero al dominio ed al governo ditutto il lago.
Di Riva , come corte regia , trovasiper la prima volta menzione ne!l’anno983.Affidata dagli Ottoni , o prima, alla cu-stodia dei vescovi di Verona , fu occu-pata nel secolo X da certo Tedaldo, unavolta marchese; per la quäle occupazioneavendo il vescovo Uberto piü volte ri-corso ad Arrigo duea di Carinzia e dellamarca veronese, ottenne finalmente nel993 che venisse a colui ritolta e tornatualla chiesa di Verona .
Incertae la sua appartenenza durante laprima metä dei secolo XI, giacche un do-cumento dei 1018 accenua al possesso deivescovi di Trento sopra Riva; all’incon-tro un posteriore, di Arrigo III, l’aggiu-dica ancora alla contea di Verona . Piücerta si fa l’appartenenza di Riva al Tren-tino verso il principio dei seguenle secolo,e documenti dei 1121, 1114 e dei 1155ne parlano chiaramente come di luogosoggetto alla chiesa di Trento .