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[Volume primo. Parte primo. Parte seconda.]
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moglie del suddetto conte Gaudenzio, obreogli oggetti di valore clie tolse al suoabbigliamento pel culto di Maria , lasciavain testamento con che continuare in per-petuo questo cnlto.

Come la pietä di tanti divoti esigeva,tosto si die mano ali’opera. Si fece venireda Roma un Portoghese che diede il di-segno del la fabbrica, e Io fece eseguirecon tale precisione che non lascia sco-prirvi difetto veruno. Si chiamarono po-scia un Righi, delto il Lucchese, che di-pinse in bellissimi affreschi alcuni mira-coli attribuiti all’ intercessione di Mariaed al tri fatti della sacra istoria, fra qualimeritano singolare attenzione le nozze diCana e la inorte di S. Giuseppe; ed unTeofilo Turri da Arezzo che ornö conlavori di stucco tutto l’interno della chie-sa. Tagliato il muro su cui era dipintal’iinmagine sopradescritta di Maria, Io sitrasportö in nicchia marmorea sopra l’ul-tar inaggiore. N'egli altri quattro altarifurono in seguilo collocate una tela su cuie dipinto Gesü G’rocifisso , che dagli in-tendenii si vuoie di Guido Reni , e tretele rnppresentanti 1’ una Sant’ Onofrio ,1’ altl'it 8. Girolamo, la terza S. CarloRorroineo, dipinte dal celebre Pahna ilGiovine.

Oltre i quadri principali si trova so-pra ognuno un quudretto; suH'altare diS. Girolamo , nel piccolo quadro viene rap-presentato S. Francesco d’Assisi nell’eremoed e uno dei piü bei dipinti di Crafona-ra, originale di pensiero e di modi, bellodi condotta e lavorato con tale franchezzae con tale intonazione di colorito da po-tersi ritenere un conservatissimo dipintodel Cinquecento. Non cosi felici , ma purlodevoli lavori del Crafonara sono 1’al-tro quadro rotondo suH’altare di S. Carlorappresentante Sant’Antonio e il DivinoFanciullo , come pure la tela quadratarappresentante la Immaculata ConcezionesuH’altare del Crocifisso, nella quäle sesi potrebbe desiderare inaggiore idealebellezza nella Vergine, c’e pure bastantearmonia e delicatezza conveniente al sog-getto. Il quadro sull’altare di Sant’ Ono-frio, esprimente Gesü e Maria, e un po-vero lavoro del moderno Cagliari veronese.

Nel 1609 venne da Roma un intaglia-tore che con improbo lavoro scolpi gliscannt del coro,- sui quali sono mirabil-ineme espressi i piü ceiebri fatti dell’an-tico Testamento. Finita in pochi anniquest’opera, che e un giojello di eleganzae di finitezza, il conte Gaudenzio Madruzzi

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fece fabbricare una casa per collocarvi uhsacerdote che fosse custode della chiesae vi officiasse; ma non era ancor termi-nata, che si deliherö di inaizare il con-vento che tuttora si vede.

Furono messi a possesso di tutto il fab-bricato non appena fu condotto a com-pimento gli eremiti di S. Girolamo , iquali vi rimasero pacifici possessori finoail’anno 1807. In quell’anno furono sop-pressi dal governo bavarese, lasciando de-siderio e buona memoria di se ai Rivaniche ebbero nei RR. padri ottimi istitu-tori, civili e religiosi. Ma ritornato il no-stro paese sotto il dominio di Casa d’Au-stria, i cittadini di Riva fecero supplicaa sua maestä Francesco I che volesse ri-donare la chiesa, il convento ed i beniannessivj ai culto primiero, a vantaggiodella nostra cittä; e la prelodata mae-stä con decreto dei 19 novembre 1816,donö benignamente il tutto ai Minoriticonventuali, coll’obbligo di tenere le scuolenormali pei cittadini di Riva e sua Cam-pagne e di continuare eon decoro il cultonella chiesa. Entrati i RR- padri al pos-sesso dei beni che i loro antecessori , epiü la pietä di alcuni cittadini di Riva,aveano di molto accresciuti, corrisposeroper poco all’ aspeltazione della cittä diRiva. Scemato in loro il buon volere, erieusando di prestare 1’opera d’insegna-mento che la civiltä presente lichiedeva,furono anch’ essi soppressi dal governoäustriaco, con nssenso anche del reve-rendo ordinariato di Trento , l’anno 1849.

Il convento divenne allora caserma mili-tare, e le scuole che erano a carico deiRR. padri dovettero essere tenute a spesedella cittä di Riva.

Il nostro municipio perö ha inoltrata dinuovo una supplica a sua maestä Fran-cesco Giuseppe I , nella quäle si domandauna parte soltanto dei beni, per poterecon essi sopperire alle spese delle scuoleed al mantenimento della chiesa, II con-vento con saggio proposito si fece calcolodi ridurlo a spedale cittadino, che la chiesacosi avrebbe a custode il sacerdote cap-pellano degli infenni. Di questa supplicasi presenlö un memoriale dal nostro po->destä al giovane monarca quand’egli degnjjrdi sua presenza la nostra cittä, e ci giovasperare che seguendo egli l’esempio delgeneroso suo avo, esaudirä la nostra pre-ghiera procurandosi cosi un nuovo titoloalla nostra gratitudine.

Convento di S, Francesco, fuori dellaporta Orientale, circa 109 passi, posto in