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[Volume primo. Parte primo. Parte seconda.]
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sepolcrale, che ad Adamo di Arogno delladiocesi di Como, quivi seppellilo co’suoifigliuoli, da i’onore di essere stato l’archi-tetlo di ciö che di bello vedesi e dentroe fuori di questa fabbrica. La quäl’ iscri-zione del <1212 fu pubblicata da Bonelli eda Giovaimelli neila Zecca.

Lo Stile della parte esteriore di questachiesa mirabilmente si accorda coi pro-gressi delle arti rinascenti dopo ii mille,e ne richiama al pensiere la torre, il bat-tistero e la caltedrale di Pisa . Neila co-struttura di maestro Adamo si presentauna eleganza di forme di cui indarno sicercherebbero esempj nelle opere della de-cadenza che precedettero il mille. Quellaloggietta che ricorre per 1’ edificio (eccet-tuaia una parte del lato meridionale chel’u costrulto cento anni dopo per munifi-cenza di Guglielmo da Castelbarco), com-posta con archi a semicerchio sorretti dacolonnette binate , serve opportunamentedi fregio alla soinmitä delle pareli del tem-pio, v’induce leggerezza, e si accorda co-gli ornamenti delle sottoposte finestre, lequali veggonsi qui non a guisa di feritoje,come nei secoli precedenti, ma di sveltaforma e di ragionevole grandezza. Conso-nante alle predette opere sorge il porticoche serve di vestibolo a quell’ingresso ch’evolto ad Oriente, e in esso, come nelle fi-liestre del coro, apparisce quell’aggruppa-mento di quattro colonnette formanti unsolo sostegno, i cui fusti si annodano conhizzarro intreccio nel loro mezzoj la quälepratica non considereremo con severitä digiudizio , ma come lavoro di esecuzionedifficile, e forse anche come concelto sim-bolico, che a quei giorni ancora T archi-tettura ecclesiastica era tutta simbolica epiena di arcane significazioni.

Che se ci facciamo a considerare que-st’ edificio dal lato settentrionale che ri-sponde sulla piazza, non sarä inopportunol’osservare come si veggano in questa fab-brica manifesti indizj delle epoche diversenelle quali fu data ppera alla sua costru-zione. Si guardi all imbasamento, e si eo-uoscerä di leggieri come dal suolo finoall’origine delle finestre le pietre presen-tino neila superficie tale stato di corro-sione da non lasciare alcun dubbio che aquesta base dell’ edificio non si debba at-tribuire una prioritä di alcuni secoli sullaparte sovrastante. Di ciö fanno prova al-cuni avanzi ornamentali di romane scul-ture innestati neila parte piü antica dellamuratura, e il mutilamento delle para-state, o risalti a guisa di lesene, alcune

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delle quali riescono appunto lä dov’e ilvano delle finestre, ciö che manifesta chiaroessersi mutato il disegno. Si noti poi l’e-poca in cui operö 1’ architetto e scultoreAdamo Arognese, i cui lavori si manife-stano precisamente dall’origine delle fine-stre infino al tetto. Quindi si guardi alportico che sta innanzi alla porla, e Iosi vedrä appartenere al secolo XV, come nefanno fede i cupitelli delle colorine di frontee gli ornamenti della soprastante cimasa.Questo portico e formato di ruderi del-l’antico edificio, come sarebbe il leone, ilcui dosso fu goffamente incavato per ap-poggiarvi 1’ attuale colonnn, e come sonoi capitelli che veggonsi piü presso allaporta. Finalmente osservando il campanileneila sua parte piü eminente, ed il tam-buro della cupola , si presenta un lavorodel secolo XVI. E in fatti e noto che amen-due queste parti del tempio s’ inalzaronosotto gli auspicj del nostro munificenlis-simo vescovo principe Clesio. La cupola,tutta di rosso inarmo costrutta, e, chi benconsidera, una maraviglia dell’arte in ognisenso.

Procedendo nell’ interno del tempio neduole dover osservare com’esso e soggia-ciuto a quella malnata tendenza di volerrimodernare l’antico invalsa ne’due secoliche precessero il nostro , e che non an-cora pote sradiearsi col gridare dei piüassennati. Veggonsi le antiche oscure pa-reti discordare sconciamente dai modernibianchi intonachi delle volle, resi piü in-grati dalle ammanierate pitture di cui fu-rono ricoperti, e tutta la grave architet-tura del tempio dissonare dai bizzarricorniciamenti degli altari. A stonare l’ar-inonia grave e maestosa di questo tempioconcorrevano delle stranebaroccherie neilacappella del Sacramento , le quali essendocadenti mettevano in pericolo i sacerdoti chevi ufficiavano ed jdevoti che vi assistevano.Onde con saggio consiglio furono levate dal-l’attuale principe vescovo di Trento, Gio-vanni Nepomuceno de Tschiderer . Questacappella fueretla sul finit e del secolo XVII.dal vescovo principe Francesco degli Alber-ti; al di fuori per la sua schietta semplicitäe molto elegante, ma nell’ interno era dif-ficile, tolte le baroccherie, di metterlo inarmonia col tempio. I ristauri fatti conrnagnificenza e gravissima spesa presentanoun tutto nobile, semplice ed elegante, chestuona colia severitä di Stile del tempioma non disdice. I quadri del piltore tren-tino Alberti furono conservati e ristaurati,le pareti furono incrostate di inarmi e il