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Le doti Tini, da! Monte e Costede de-vono nssegnarsi di preferenza olle fanciulleeducate nell’orfanotrofio, e !a dote Ange-lini esclnsivamente n queste, in gnisa chein mnncanza viene essa accuinulata perl’anno vegnente e cnsi di seguito. Alludote Vaati, Genta e Maistrelli sono chia-mate le figlie povere di famiglie deter-minate dai fondntori: eine all» prima lefamiglie di Bernardino Vasti, di Giambat-tUta e Giammaria de Rossi, di Francescoe Tommaso Benaisuli e di Giovanni Bat-tista Simonati; olla seconda le famigliedi Girolamo Menegaii, Giandoraenico Vol-tolino, di Giovanni Battista Casanova , diValentine Benetti e Francesco Fait, congrado di snccessiva predilezione; alla terzala famiglia di Giuseppe Weber. Non aspi-rando figlie povere di queste famiglie, vihanno dirilto, come a tulte le altre doti,le ragazze povere nate in Trento , e perla dote Maistrelli le ragazze povere ditulta la pretura interna del giä Principatodi Trento. Alla dote Genta hanno bensila prelazione le nate in Trento , ina inmancanza pub bastare anche il domiciliodi tre anni; ed alla dote Tonini le fan-ciulle che sono della parrocehia di SantaMaria Maggiore , ed in mancanza quelledelle altre due parrocchie della cilta.
Tntli quesli sussidj doiali sono fissi, menoqtieHi Vasti e Tonini, «he possono variarei« piä ed in meno a seconda dei mag-giori o tninori frutti e pesi. I! consigliodella congregazione gli assegna fra le ri-eorrenli di onorata condolta che hannocontratli gli sponsali e che sono in mag-giore necessitÄ; ad eccezione della dotePilati cui conferisce, fra le presentatedalla congregazione, il pos»essore dellachiesetta di Fonlana Santa; e delle dota-y.ioni Tonini le quali vengono estralte aSorte nella chiesa di Santa Maria. Dellerendite Vasti e Tonini si formano tontedoti d’importo non minore di 400 ragnesiper la prima, e di 400 fiorini di conven-zione per la seconda fondazione. II sussi-dio dotale viene corrisposto dopo il ma-trimonio,il quäle non puö celebrarsi primadel conferimento nö oltre l’anno da que-sto sotto perdita del diritto.
Sussidj alle arti. — « Per mantenere» tanti figliuoli poveri quanti sarä pos-» sibile presto qualche artista di onorata» professione, neeiö imparino un’arte per» polersi poi procacciare il vitto, tenendo» d’essi paterna cura. » il signor AntonioDal Monte di Trento, signore di Molveno ,di Caldaro e di Lamburgo, legö alla Cosa
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di Dio due seste parti delle rendite diqueste due ultime signorie, con testamento40 giugno 4631 nei rogiti di Antonio Ber-nardelli. La incertezza de’ frutti giurisdi-zionali, le evenlualita a cui furono queslisempremai soggetti e la eslinzione dellafamiglia Dal Monte, avvenuta nel 4771, im*pedirono che quesla egregia istituzioneconseguisse il patrimonio e Io sviluppoche meditava I’ illustre benefaltore. Allacongregazione di carita eretta il 22 apri-le 4814 fu consegnata la sostanza dellaCasa di Dio con I' aggravio di una ren-dita passive di fiorini 420 di convenzioneall’anno , eorrispondente ad un capitaledi fiorini 3000 per il legato Dal Monte.A seconda della volonta del fondatore ,sono fatti partecipi di questo sussiilio do-dici apprendisli un’arte o mesliere duranteil tempo del loro garzonalo di tre anni,ed anche del quarto anno, allorchö parti-colari circostanze Io addimandino. Il sus-sidio che permette il capitale di fondazionee di un fiorino d’ Iinpero al mese, ossiadi fiorini 40 di convenzione all’amio perciasclteduno. Per essere ammessi a questobenelicio, gli apprendisli devono esserefigli di onorali cittadini di Trento , poveri,e devono con diligenza dedicarsi all’ arteprescelta, frequentare la istruzione delladotlrina cristiana e la scuola pubblica fe-stiva.
II trentino Dal Monte con quel suo con-cetto fece palese quanto ei fosse compe-netrats dei reali bisogni della societa, ecome che il povero, a parer suo, non po-tesse essere meglio ed in piu utile e di-gnitoso modo soccorso che coll’nddeslrarloed avviarlo alle arti ed ai mestieri. Daquesta idea si dipartirono i grandi stabi-limenti di arti e di industria creati edaperti ai poveri a’ nostri tempi, e che aragione sono messi innanzi a qualsiasialtro istituto che il piü illuminato spi-rito di beneficenza seppe suggerire ai cuoriuinoni e benefici. Chi e schivo della carita,ed anche colui che pur vorrebbe la civilesocieta sarreltn da principj ognor piu ei-vili, dice comunemente al povero di buonaetä e salute che invoca sussidio, che senvada a lavorare e si vergogni di pitoccare;ma non Io si interroga quäle arte o quälinestiere gli si abbia fatto apprendere, ese quindi per ignavia ovver per colfia dellaumana famiglia, cui nppartiene, sia con-dotto a quello immiserimento. AI Dal Monte,nel secolo XVII, le arti ed il lavoro sem-bravano i due elementi salvatori dellapubblica moralita , del benessere indivi-