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duale e sociale; le arli ed il lavoro sa-ranno sempre il iniglior governo (teil«mendicita, il piü relto provvedimento edi niinor dispendio. II sussidio Dal Monterelto (i far apprendere un’ arte non vuolessere confnso con l’istiluto degli orfani,a eui pure viene data nna simile dire-zione. ln queslo si ha di mini lo stalodell’ orfano, la privazione di coloro (dieper primi erano dalla natura chiamati adaddilar loro la via dei duro cainniin dinostra vita; in quello la societä interavi ha interesse e porte ; la inet« ivi e piülarga e piü proficua, Quel sossidio per lalenuitä de! patrinioaio e ancora un uon-nulla, inn pure al povero genilore (diedeve privarsi delle hraetda del figlio e nonIia inezzi per retribuire la scuola del gar-zoiiato neile oflicine e un opportunissimobenefieio ed e sempre soverchiato «lulleinchieste. La beneficenza potra dirsi sag-gia e ben direilu allora solo die con essasi vorranno prevenire le afflizioni sociali,e per prevenire fr« di noi fa d’uopo chesiaiio elevate all’allo lor grado le arti ,siaiio onorate e rispettate le mani incal-lile. vi sia avviato e sosteituto ii povero,sia proinosso e protetto il lauoro. La pa-trio di un l)al Monte non tardera sicura-menle ad imitare unsi assennalo esempio,ad estendere il pntrimonio della sua uma-nissima instituzione , ehe non fu fino adora che il principio di un pensiero cheunir dere i! povero col ricco con vincolidi sincera affezioue e gratitudine.
Pie fondazioni di premj. — II danaronon e atto o premiare la virti'l la quäleda tult’altre inspirazioni dev’essere ali-mentata. Non perlanto, «Horche tali ri-coinpense si congiungono ad un piano dieducaaione e non vengono servilmentechieste, ma dispensate, non vogfiono es-sere escluse «lalle civili inslituzioni. Il si-gnor Giovanni Batlista barone Gentilotlidi Trcnio, nel suo testamento 6 febbrajo•1787 ne’rogiti Dall’Aquila, esprimeva es-sere egli cosi persuaso dell’inllusso che apubblico vantaggio ne ridonda dalla esem-plare educazione di povere ziteile destinateallo stalo di famiglia e di domesliche, cheper eooperare a si utile intento e perchegarreggiassero nel ben fare, nell’atto chefondö due alunnnli nelI’ orfanotrofio fem-ntinile, gli legö altresi un capitaledi dOOOragnesi, affinche col frutto siaiio distribuitiminuahnente quattro premj in danaro fr«le orfane in educazione, oltre all'undecimoanno, che percontegno e profitlo sarnnnogiulicate le piü ineritevoli, non solo «lalle
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superiori dell’ ospizio ma ben nnehe peril sufTragio di ognuua delle orfanelle ri-coverate. Allo slesso liue il sacerdote si-gnor don Carlo Angelini, con testamento13 aprile 1836, dispose di un capitale (iifiorini 500 dell’Impero perche coll’annuoreddito di questi siano dispensati due premjalle due piü distinte alunne a giudizio dellesuperiori, LT'speiienza dimoströ che nnehequesti lascili non sono infrutluosi, e chenon statue, non busti, non mausolei, mabensi questi vergini cuori sono il piü beimonumento di gratitudine ai benefattoridell’unianila.
Non ntanca il Trentino di parole indi-gene e caratteristiche, che non s’intendonose non in queslo gruppo di monli. Sülleqnali parole indigene vi sarebbero a faredelle profonde riflessioni, rapportandole alingue che poco ora si conoscono. Da Mar,vocabolo forse celtieo. pare che derivinoi Martini j presso gli scoscendimenli diMarco; alla Mar si dicono i prali pressole lande dell’ Avisio, e la Mare si nominaquella valle alpeslre e sassosa che s’ in-contra presso Pejo non lungi dalla ghiac-ciaja di Martello; (inalmente ad un grossociottolo si dice maroc. Spettano ni tren-tini i vocaboli seguenti: brodec (sporco),bösem (poltiglia), bazilon farnese che serven teuere in bilico i vasj di rame o di le-gno colmi d’aequa), bisiblli (confusione),bergnif (furbo), cep (macilente), cagnara(bagattella), gnorlo (stupido), pelonfa (un«grau quanlitii), rages (grande schiamaz-zo), sciapot , slambrot (fango), sfrung(cosa guastata), tavau (\ illico), usmar (spi-rare), segosta (catena alla quäle si sospen-dono caidaje e simili) la cela e il rami-nel (vasi di rame) e moltissimi altri.
Pochissimi sono i vocaboli che derivanodalla lingua tedesca, ed anche questi po-chi si riferiscono a meslieri che in anlicoesercitavano presso di noi i soli ledeschi,come per esempio, slozer, tisler, pinler,e forse dobbiaino ad essi il nome di Ca-lispers, perche tedeschi erano i lavoratoriche scavavano la miniem di quel nionte.Dal tedesco pur si derivano le parole se-guenti bambozer (grtmdwosser , acqua difiltrazione). II volgo chiaina i tedeschi colnome dispregiativo di bolderi, che deriv«da walder (abitatore dei boschi), e di to-berlonderij che deriva da Oberländer (abi-talore del paese allo o superiore), chiznerda kindstlienerin (serva del fatieiullo), poli-zniner da polizaidieuer (servo di polizia),sgreben (luogo sterile) da graben (scavare),e coincide con questo significato la parola