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[Volume primo. Parte primo. Parte seconda.]
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rauteri (terreni dissodati) da rauten (dis-

sodare).

Cornporressitno un vocabolario volumi-noso se ci provassimo a menzionare tulteJe parole che il dialetto trentino prendednlla lingua toscana . A noi qui basta ilricordare nlcune espressioni che derivanodalla lingua romana (non giä latina), diquella lingua che poi fu madre dell’itnlica,Öueste parole ce le addita il Perticaridove indaga i rapporti che passano fra ilromano e I’ italico. Tali espressioni sa-rebbero eti qua, en Jci, en sii , en zo, e sinoti che il nostro en si trova costante-inente presso i romaneschi. Cosi dicasidei vocaboli ahnen , per mez, pezo (peg-gio), desotlo, dessora, a travers. Chiude-iemo col notare che il nostro addio , de-riva pure dalla lingua roinancia che adot-tavn il niotto Dietts siat, cioe sia a Dio raccomandato: nel mille e cento Io sipronunziava per intero e poi fu tronco inaddio.

Istitulo dei sordo-muti. _Coine l’asilo

infantile ebbe origine dal pietoso'zelod’un saccrdole, cosi l’lslittito dei sordo-muti in Trento deve il suo sviluppo adon Pietro Tambosi. Chiamato nel -1844coine cuppellano domesticodeU’attuale prin-cipe vescovo si diede ad istruire alunnisordo-muti, che per certe loro particolarieircostanze non potevano venir mandatiall’ istiluto di Hall, opera giii coininciatada chi Io preeedette nell’impiego di cap-pellano. II Tambosi conlinuö l’incotnin-eiata islruzione , si |iOse a studiere condiligenza i migliori metodi e »isilö nnchedegli istituti di questo genere d’istruzione.Bla ben presto si avvide doversi In suabenefieenza eslendere a piii ampia sfera,Vedeva coine molti di quegli infelici deiTrentino che nacipiero privi dell’ uditodovpvano restar privi d’ogni coltura, per-che pel loro troppo gran nuniero nonpotevano tutti venire accolli nell’ istituloprovinciale di Hall , e perche molti deiloro genitori non s/ipeano determinarsi aspedirli cola, sia per nffelto , cui pareatroppo grande la distanza, sia pel riflessoche la lingua che ad essi ivi allora si in-segnava era In tedesca. Vedeva che unascuola, coine aveva da principio assrintn,non bastava all’uopo; eonobbe il Tambosila necessita di un istitulo di educazionepei sordo-muti dei Tirolo italiano , e lasua caritä gli fece sprezznre gli ostacoli.Holla materna ereditä aveva egli deliesostanze, e queste e tullo se slesso eglid’ullora in poi cousucrö a questo Santo

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fine. In vicinanzn nllu residenza veseovileegli apri a sue spese un ricovero ai po-veri sordo-muti, e si associö n eompagniin questa santa impresa degli nmici nni-mati dal suo stesso spirito e sosteuuti dalsuo espmpio, ad uno dei qunli egli affidöla continua sorveglionza dfei fanciulli rac-colti, dividendo con questo e cogli alliiil peso dei In istruzione.

Bla la sua salute non era robusta , emori il 44 novembre 4854 dopo una lungamalattia. II genitore di lui si offerse ge-nerosamente di sostenere le spese nllaconservazione di questo istitulo fino allafine dell’anno scoloslico 4852, col quäleterminnva il contratto convenuto coll'isti-tuto dei sordo-muti di Hall pel manteni-mento di alcuni alunni poveri dell» |>arteilaliana dei la provincin. E’ ancora incertose quest’ istiluto sarh conservato e conquali mezzi esso poira sostenersi.

Moute-santa n Monte di piela. _(Jap-

ste istituzione sembra salire in Trento adepoclle molto rimote ; ma nelle ullimeguerre francesi spogliato e manomesso ilsuo fondo non ne restnva piii che qrndchetenuissima traecia. Fu pel teslamento diAndrea de Basswtti, trentino , ehe quest’u-mana istituzione pole essere ristabilitn conun fondo vistoso, il quäle super« i hiso-gni attuali, ne resta a desiderarsi se nonche venisse congiuntu allo stesso una cassadi risparmio di cui manca la citta diTrento .

Con ciö crediamo di aver esaurito perquanto meglio si poteva il novero delieistiluzioni di benefieenza che si trovanoin Trento . Ci reslerebbe ancora n diredel’o stalo sociale, cioe dei costumi, deicarattere e dei diaielto trentino .

In quanto alle nbiludini poco ci rimanea dire. Gli «bitanti di Trento , italiani perorigine e legati per rapporti di cominer-cio e d' aflari colle vicine ciltä dei Lom-bardo-Veneto , si approssimaiio in tultoalle costumanze di quelle citta, che si ve-dono riprodolte nel veslire, tiei tealri,nei cafle, nelle botteghe, nei traltenimenti,in lutto ciö che rifleite dell» vita pub-blica. L’isliluto sociale col suo gabinetlodi lettura, coi suoi traltenimenti e coli«scuola di ntusica e I« sola istituzione cit-tadina di questo genere. Le caste, die avantiun mezzo secolo erano assai piii pronuu-ziate, si fusero seni|ire piii, ne restache una lieve litte« di divisione fra il no-bile ed il ricco borghese. A quest« fusio-ne, oltre l’impulso che venne dal progressodi tutta l’Europa , influi molto il bisogno