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ciocche venissero in suo soceorso. Luigiinfatti si portö a Sulri con buon numerodi cavalli, üherö il papa e il tradusscsalvo a Civitavecehia di dove passö a Ge-nova indi a Marsiglia: per i quali meritifu FObizi creato dal pontefice a suo vi-cario e capitano in Italia , dove adope-randosi quanto pole a danno dell’impc-ratore giunse nel 1250 a inlrodurre inFirenze la parle gueliä cacciandone lagbibellina. Ke allrimenli che con Fajulode’ guelli polerono gli Obizi primeggiarein Liicca. Un Tommaso, figliuolo (ii Lui-gi, cd un Anfione. eugino suo, chiamatidal popolo, slanco dei vicarj imperiali cdelle inleslinc diseordie, avrebbero as-sunlo secondo alcuni il coraando dellacillä, crcali uiagislrali nuovi, nuilali gliordini, rifonnali gli staluti: secondo altrijnveee, i due eugini sarebbersi Irovali coiguelli di Firenze alla rolla toccala daessi sull’Arbia, e raccoltc le disperse sol-datesche, avrebbero volle il camminoverso Iaicca, dalla quäle cillä , coineguelfa, sarebbe slala loro aflidala lasonnna della pubbliea cosa. Comunquesia egli e certo ehe nel 1200 enlraronoin Lucca e la tennero, e che i ghibelliinmalgrado il poderoso csercilo ollenutodal re Manfredi. lenlarono invano di ri-cuperarla, poiche Toimnaso cd Anfionegagliardamente difendendola, gli obbliga-rono a levare l’assedio. Queslo Toimnasomori poco stanle in Lucca e il coinu-ne per gratitudine gli ercsse una sla-tua equestre di bronzo; Anfione, man-dato dal pontefice Urbano IV a Londra ad ajularvi il re Giovanni, cui i suddilinegavano obbedienza, mori in Inghilterra.
Frede della facollä loro e della potenzafu Bonifazio figlio di Tommaso, il quäleessendo capitano delle genfi di Toscana mandate in ajuto di Carlo d’Angiö morinel 1268 a Tagliacozzo nella battagliaquivi combaltuta fra lo stesso Carlo eCorradino di Svevia .
Nel 1500 , essendo fra’ principali diLucca Obizo degli Obizi, due de’Ciappa-roni e un Bonuccio Anlelminelli, i ghi-bellini fuorusciti macchinarono a’suoi dan-ni, e con tanta prudenza e mistero con-dussero le cose che FObizo, lasciatosicörre alla sprovveduta, fu da essi assalitoed ucciso. Levatasi a romore la cittä, iguelfi corsero alle case dei congiurati,le rasero dai fondamenti, e quanti piiipoterono ne uccisero, dannando i fuggitiall’esiglio. Fuvvi Ira gli Ultimi Geri An-telminelli, il quäle con la moglie Puccia
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e col ligliuolelto Castruccio, partitosi dallapatria si ridusse in Ancona . Quivi i duegenitori morirono, e l’orfano Castrucciocrebbe nella terra dell’esiglio covandol’odio agli Obizi e maturando il pensierodella vendetta.
Colla uccisione delFObizo, anziche in-debolirsi s’accrcbbe per la suscitata rea-zionc, F autorilä di quella famiglia. In-l'atli nel 1514 la repubblica cra in pienababa de’ guelfi e dei loro capo Lucio oLuli degli" Obizi. Senonche Castruccio eracresciulo, e profugo in Francia c in ln-ghillerra s’andava esercitando nel me-sliere dell’ armi e aveva acquislalo graunome. Uguccione della Fagiuola, signoredi Pisa e Pistoja , aspira\a allora a insi-gnorirsi di Lucca : gli parvo di non po-ler meglio raggiungere il proprio intentose non" col favorir Castruccio dianzi tor-nato in palria. S’indctlö adunque con lui,e si accordö per modo che mentre eglislesso avvicinavasi con numerosa oste allemura della cittä, Castruccio co’ suoi ghi-bellini lätlo un subito subbuglio diedeaddosso ai guelfi e s’impadroni delle porteche apersc al nemico, cacciandone Luti eFodiala famiglia. Qualchc anno piü tarditrovasi pero cl.Fcra in Lucca un Giovannidegli Obizi, il quäle dalla sospeltosa re-pubblica inandato a confine, non polendoo non volendo sopportarc F esiglio, vi en-Irö con le armi e ne fu ricacciato. Ten-lala una seconda spedizione, cadde pri-gioniero, ne riebbe la libertä se nondopo pagati diecimila scudi. Allora, sem-pre Irasportato coll’animo verso la pre-dilella cittä, fermö slanza nel castello diMoriano, dalle cui torri potea vagheg-giarla, e alimentäre cosi le segrete spe-ranze. Ma i Lucchesi, adombratisi ancliedi quella contemplazione , presero il ca-stello e lo adeguarono al suolo.
Tolta agli Obizi, per il mutato reggi-mento, ogni influenza nelle cose di Luc-ca , ed essendo lontani da quella, eserci-tarono l’anni ponendosi a’ servigj altrui,com’era costume de’ tempi. Alamanno ac-cettö il comando delle genti fiorentine,le quali rotte sotto Montecatini avevanoabbandonato quel castello a Castruccio ead Uguccionc della Fagiuola; e tantooperö che lo rilolse a’ nemici. Passö inseguito al servizio dei marchese d’Este, eperluidifese gagliardamente Parma, strettadalle armi dei signori di Mantova, di Mi-lano e di Verona . Ma l’eroe della fami-glia fu Tommaso, figliuolo di Pippo. No-minato da papa Urbano V a generale delle
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