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stensione della diocesi cenedese, la quälevenne divisa in dieci vicaric, obre le dueparroccliie di Serravalle, e le collegialedi Conegliano c di Odcrzo. La rcpul>blicacssendo poi pervcmiia al pieno possessodi lutti i dislreüi tlella provineia per l’c-stiazione della famigiia da Camino , acca-duta nel 1422, si riservo allora, giacchemancavano gli Avogari del vescovalo, ildiritto di reggerc Cencda e Tarzo intempo di sede vacanle, non che ia prc-rogativa di dare a’ veseov i il temporalepossesso della loro sede. 1 Porcia , ctii abantico tali diritli competevano, cliieseroal governo d’esserne reintegrati; ma essogiudico opportuno d’ esduderli per sem-pre da quahinque ingcrenza nell’ ammi-nislrazione di (piesti distrelti, e commiseal veneto rappresentante di Serravalle direggere di volta in volta Ceneda e Tarzolino all’ elezione del nnovo vcscovo.
Altri mutamenti avvcnnero in appresso.Nel 150!), scoppiata la guerra, pattuita aCambrai , riin])eralore Massimiliano s’im-possessö de' contadi di Ceneda e Tarzo,i quali, dopo il racquisto di Padova , ri-costituiti dalla repubbliea, continuaronoad essere governati da’ vescovi cenedesi.
Ma un avvenimenlo sopra ogn’altromemorabile e che forma epoca segnalatanella storia di Ceneda e 1’ energica de-liberazione prcsa dalla repubbliea nel1846 per rintuzzare le nsurpazioni delvcscovo Grimani.
Godevano i Cenedesi della facolta del-1’ appello ai magistrali civili, pagavano co-me gli sudditi, i tribuli alla repubbliea,forniva alei soldati si da terra che da mare;giä da piü di un secolo in tal modo la cittäsi reggeva. Il cardinale Marino Grimani ,patriarca d’Aquileja e amministralore pelnipole del \escovalo di Ceneda comeuomo ch’ era di fiera e superba natura,non avuto alenn riguardo ai Cenedesi,che suoi compatriolti erano e sudditi dellamedesima patria, con aspro ed insolenteimperio gli travagliava; e perche niunlume di migliore speranza avessero, pro-caeciava di tör loro la facolta dell' ap-pello. Della quäle novit ä risenlendosi,aveano suscilato parecchi tumulti e sedi-zioni; ma speditiv i dal governo avvoga-dori i quali pigliassero cognizione dellacausa e processasero i rei, la cittä si ri-mise ben toste in calma. Indi a poco ab-bisognando la repubbliea di legnami percoslruzione di alcunc navi, mando, giu-sla le veecliie consuetudini, un inquisi-tore a visilare i boschi della venela 1er-
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raferma , e siccome coslui si recü, perdebito d’ufticio, anehe in quelli del Cc-ncdcsc, il vescovo se ne querelö alta-menfe e senz’ altro fcce arrestarc dueeitladini di Serravalle che acoompagna-vano il mcnlovalo inquisilore. Ne di ciöpago pubblico un editto da sovrano as-soluto , ledenle i diritli prelesi dalla re-pubblica, a irritar la quäle giä s’aggiu-gnevano i falli precedenti e le eonlinuelagnanze dei Cenedesi. II Senate sti-mando che non fosse da passarsi untal falto , ne volendo sopporlare che unsuo vassallo abusasse in tal modo dell’au-toritä concedutagli, il giorno 19 luglio1846 formulava il seguente decreto: « 11loco di Ceneda per li signori di Carrara aequistato con 1’ armi dall’ episco[)o diquel loco, e per molli anni da loro pos-sesso, fn per la Signoria noslra del 1588insieme con la cittä di Treviso ed altricastelli e fuochi del Trevisano, con gran-dissima spesa e fällura del Stato nostro,e con 1’ ajulo della lega del tune signorduca di Milano , ed altri collegati, astretloa far dedizione alla repubbliea nostra,dalla quäle poi del 1418 a riehiesta delR. D. Antonio Corraro, allora episcopo diCeneda, fu conceduto da) Senato ad essoepiscopo potesse andare e star al suocpiscopato, e mantener quelle forlezze adonor e stato della Signoria nostra, inini-slrando ragion e giustizia, lino che altrofosse deliberato per questo consiglio. Nelquäl loco il dominio nostro ha sempre dapoi avuta la onnimoda superiorilä ed au-toritä, ed ha imposto lulle quelle sorlidi gravezze, che di tempo in teinpo sonostate giudicate necessarie per li bisognidel Stato nostro, come per molti pubblicidocumenli e scritture cosi vecchie comerecenli inanifesfamente si vede. Perche öpervenulo a notizia della Signoria nostra,che il reverendissiino Cardinal Grimanicome episcopo di quel loco, oltre l’averfatto prima levar dalla loggia di Cenedale insegne, che in quelle erano affisse ,del protetlor nostro M. S. Marco, abbiadi piü fatto publice proclamar, che niunodi Ceneda, cosi chkrico come laieo, ar-disca aver ricorso al foro nostro sottopena alli clerici di privazione dclli bene-fizj, bando dalla sua diocesi; ed ai laicidella contiscazione di lutti li suoi beni,e bando similmente come di sopra , vo-lendo con questo modo levar alla Signo-ria noslra quella giurisdizione che dal1588 lino al presente ha sempre avutoin detlo loco; co.sa che di niun modo e