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[Volume primo. Parte seconda.]
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vazzino, dorata, foraguada, gambero, luzzo,majarone, majella, roncone, sardella, scar-dova, strega, lemalo, tinca, trota e varone.Le trete vi si pigliano fm di 50 e piulibbre, ma in delicatezza vengono sorpas-sate dal earpione. Otlime sono altresi legrosse anguille. Le specie poi partieolarial lago c che si considerano siccome raresono la clupea alosa , detla agonc s’ egrande. sardena s’e di media grandezza,e scarabina quando e piccola; e il salmocarpio cui i laghisli, mutando noine aisaimo umbla, i\i pure vivente, riguardanoquäle femmina del carpione.

Per eonoseere i molti altri animali chevivono nelle acque del lago o presso isuoi margini, puö consultarsi il catalogopubblieatone dal celebre professore Pol-lini nell’ operetla intilolata Fiaggio allago di Garda e al monte Saldo: tutla-volla rieorderemo ehe quivi aleggiano in-torno molte generazioni di "ioni efra quesle i podalirio e gli apollo, e chelornie d’ insetli fosforescenti si Jibranotalora sulla superficie dell’ acque.

Assai n n me rosa b pure la famiglia degliuccelli che traggono a queste sponde. Diloro altri si danno alla caceia degli an-fibj e dei pesci lungo le rive del lago:vcngoiiu altri a nidilicare fra i boschetlidi lauro e di ulivo: altri linabnenlc s'im-mergono e s’intratlengono sotto all’acque,o si fanno vela di un’ala, e corrono cosilunghi tralli di lago.

11 quäle da Ire gentili isolette e gio-condato: dall’isola Lecchi di fronte a Sa-lö, detla una volta dei Frati; da quelladell’Ulivo presso Malccsine e da quelladi Tmnellone sopra Castellelto. Sennioneforma una penisoletta, la quäle, al dir diCalullo, e la pupilla del lago.

Ma per innamorarsi del lago di Garda e senlir quindi il bisogno di vederlo,basla leggere la fainosa Iettera di JacopoBonfadio scritta a messer Pliuio Toina-cello:

“ Qui vedretc (egli dice) un cieloaper-to, lucenle e chiaro, con largo moto evivo splendore, quasi con un suo riso in-■%itarci aU’allegria. E se egli b vero chele stelle e il sole si pascono, couic vo-gliono alcuni, degli umori dell’acque diquaggiu, credo fermainente, che questolimpido lago sia in gran parle cagionedella bellezza di questo cielo, che lo cuo-pre; o c.rederh che Dio , per simile ragio-ne, con la quäle dicono che abita ne’cieli,a quesla parte faccia la maggior parle disua stanza. L’aere siinilmente vi e lueido,

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sotlile, puro, salubre, vitale e pieno disoave odore, e massimamenle alla rivieranoslra (la bresciana); e se alcuni bannedetto, che in certa parte del mondo sonoanimali che vivono di odore , stimo chenon intendessero in quel senso, che ri-prende il maestro vostro e mio, ma vo-iessero dire che qui gli uomini per talcausa, oltrecehe vivono piü tempo, vi-vono ancorä piu lieli e sani, che queslasola e veramenle vita. 11 lago e amenis-simo, la forma d’esso bella, il sito vago;la terra che lo abbraecia vestita di milleveri ornamenli e festeggiante, mostra diessere contenta appieno di possedeie uncosi raro dono: ed esso aU’inconlro ne-gli abbracciamenti di quella dolcementeimplicandosi fa come d’ industria milleriposli recessi, che a chiunque li vedeempiono t’anima di maraviglioso piacere,e molte cose vi si veggono che ricerca-no occhi diligenli e molta considerazione:onde awiene che, percho l’uomo vi tornispesso, non e perd, che sempre non viritrovi ineraviglia nuova e nuovo piacere.Varia in cenlo maniere aspctlo e coloreal variar dell’ aure e dell ore .... 1 fruitisono tulti qui piu saporili che allrove ,e Iutle le cose che nascono dalla terramigliori. Per li giardini che qui sono equei dell’Esperiile e quelli d’Alcinoo ed’ Adoni, F industria dei paesani ha fatlotanto, che la natura incorporata con l’artee fatta arlelice e connaturale dell’ arte,e d’ambedue e fatta una terza natura, acui non saprei dar nome. Ma de’ giardi-ni, degli aranci, limoni e cedri, de’boschid’uliii e lauri c mirti, de’ verdi paschi,delle vallctte aniene c de’ vestiti colli,de’ rivi, de’ fonli, non aspettate eh’io vidica allro, pcrclie quesla e opera infinila,come opera inlinita e quella delle innu-merabili stelle dell’ ottava sfera, con laquäle tengo per fernio che quesla patriaabbia corrispondenza se le cose di quag-giü crcdcr si dee che abbiano propor-zione certa con quelle di sopra, poicheda quelle dipendono e sono esse ancoranella specie loro elerne. E perche le cosevagiie, le quali in gran maniera creanopiacer ne’ sensi nostri, non lungo tempodilcllano, se non vi e appresso il contra-rio, acciocche qui fossc compiuta perfe-zionc, provvida natura, che verso la parteche guarda settenlrione fossero montialli, ardui, erli, pendenti e minacciosi,che a chi li guarda mettono orrore, conspelonche, caverne e rupi fiere, albergodi strani animali e d’ eremili ».