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[Volume primo. Parte seconda.]
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bellezza et agraciate, per la malitia diquelli che dovevano essere solleeili dellasalute loro, et di allevarle nel sanlo timordi J)io , infeiieemente si perdevano, eterano troppo rniseramente precipilate nelprofondo abisso di questa abbominevolevita, che e tanto contraria alla purita, etalla religione cristiana , nella quäle pergrazia di Dio viviaino ».

Nel 1561 , le vergini raccolte furonotrasporlale da S. Marziale alla Giudecca ,<>\e oggi, conic osservuniino , e siluato1’ islitulo e per provvedere al loro ini-glior prosperamento , si fecero due con-gregazioni, F una di uoraini e 1’ altra didonne e colle discipline stabilile dalPalndo venne poi retla la pia casa. Lacongregazione degli uomini accudiva al-I’ anmunistrazione , quella delle donneall’ aceellazione cd educazione delle zi-telU, che rinscivano eccellenli ne’ luvorinmliebri e speoialmenle in qnello deipizzi, detti di Venezia . Nel 1796 la piacasa possede\a. inveslito nella zecca, nncapilale di piü che 200,000 dneati , edaccoglieva 60 ragazze.

Nel 1807 verniero concentrate in qnc-slo conservalorio le orfanc piti giovanidi varj allri istiluti , sieche il nuinerodelle ricoverale si fece molto maggiore;e nel 1812 tocco la cifra di 180, che fudichiaralo non potesse essere ecceduta.Ma siccome le rendile dello stabilimentonon baslavano a sopperire le spese, fu,eonsideralo come istilnzione comunale,sussidiato dalla citla lino al 1850, in cuisi prescrisse che a\esse a inantenersi conle sole ■-proprio rendile , risultanli dallerimanenze dell’ anlico palriinonio, ridu-cendo il nuinero delle ricoverale a 60.Allora il nuinero venne gradualuienlctliminuilo ed oggidi le ziteile debbonouscire dallo slabiliiuento appena abbianocoinpiuto gli anni 24 ; avendo ricevutoquella educazione che le renda alte aprocacciarsi onorevole sostentainento.

Puö considerarsi come appendice dellaGiudecca 1’ isolelta di S. Biagio , che daessa era divisa in antico e le fu congiunlacon un ponte. La chiesa e 1’ ospizio chevi aveano nel secolo X, vi si coslrusscrodalle faniiglie Capovana, Pianiga e Agnus-dei. Nel 1222 la beata Giovanna Collallone faceva un convenlo bencdetlino, che,restauralo in un colla chiesa nel secolodecorso, si mantenne fmo al 1810. Neglianni 1814-1816 fu Iramulalo in ospedaleper le malallie contagio.se che affliggevanola citlä, Esso convenlo e opera del Sam-

Giu

micheli (Tenianza, Fite , ecc. pag. 178);e nella chiesa vedevansi pitlure di ParisBordone , del giovine Palma e del-1’ Ingoli.

Festa dpi. Reoeivtore. — Parecchie volleVenezia fu desolala dalla peslilenza esempre piü che ogni altro paese d’ltalia:cagioni principali ne sono stale il suoesteso connnercio eolt’Asia e la mancanzad'ogni disciplina non essendovi per ancoalcuna legge di polizia niedica; oltreche1’ avidita de’guadagni eludeva bene spessole eure e le vigilanze della rcpubblica.1 cronisli parlano de’grandi sterminj fattidalla peste ne’ secoli X, XI e XII, e piüancora nel XIV, nel quäl tempo il inorboserpeggio micidiale per tullo il mondoallora- conosciuto. Abbenchü in Venezia durasse soli 6 mesi, pure 90 faniiglienobili riinasero estintc e la popolaeionescemö per modo che fu d’ uopo invilarforeslie.i ad abilare la cillä. A quel-1’ epoca venne eretlo il Lazzarello , alquäle poi altro se ne aggiunse di rim-petto denominato il Laizaretto nuovo(Vedi a ipielle due voei). Nella peste del1570 entrambi furono riempiti, anzi nonbastando, fu neccssai io snpplire al difettocon locali provvisorj. La liberazione dellacilta dall’orribile contagio non fu pro-clamata che ai 21 luglio del 1578, e al-lora venne decrelato eziandio che ogniterza domenica di lal niese fosse in per-petuo deslinala alla visita solenne deltempio che la pielä veneziana s’ era ini-pegnata di erigere. Wa non volendo in-dugiare fino a coslruzionc compiuta asciogliere il voto fallo a Dio , si pensö difonnare per inlanto sul luogo designalouna specie di portico intramezzato diIravi e di frasche e coperlo di riecheStoffe, collocandovi nel fondo un altarccon una ricca iiuinagine del Redentore.Acciocche poi fosse agevole a chiunqueil prendere parle alla pia solennilä, vennegelialo un ponle di legno che da S. Marcomelleva capo a »L Giovanni della Giu-decca. Quantunque assai lungo fosse lospazio. pure dal momento che nc fu con-cepila 1’ idea a queilo della eseeuzionenon corsero che quattro giorni! Aprivanola processione, uscita dalla chiesa diS. Marco, le confraternite primaiie ed ilclero tutto; la seguivano il doge , lasignoria, gli ambasciatori, il senalo. Giuntoil doge sul ponte sarebbesi detto (scrivela Michieli) che l’universo tullo esul-lasse, tanlo era il rimbonibo delle eam-pane, de’cannoni, de’ tamburi e delle