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gli calcarei. E vero che dando egli al-I’ ammasso carantoso il nome di erosta ,volle con tal voce indicare la poca po-tenza dell’ ammasso niedesimo; 111 a erapur d’ uopo che dicesse ancora sopraquali rocce la erosta si fosse inodellata.
t grani della pietra che deseriviamo sidanno a cunoseere per framinenti rotou-dati di quarzo, di calcare, di focaja e dialctine altre rocce non bene riconoscihili,ma che liiostrano di avere inoltissima ana-logia con gli schisli e le arenarie. Quantopoi al mezzo die serve ad unire insiemequesti grani, e die forma con essi unapietra d’ aspetlo arenacco, possiani diredie 1’ aggiiingimento delle parti terro.sepiü leggiere e piii fine, separate in pro-gresso daH’acqua, siano quelle che, le-gando fra loro i grani, faceiano le vecidi cemento. Diffattu il gluline in cui sonnimpastali gli elenienti del caranto seinbraessere composto di un’ argilla calcariferapiü o mono ferruginosa , la quäle, resapingue dalle soslanze organiche decom-poste. cosliluisce .cziandio quella maleriapuzzolente e limacciosa che rinviensi neirivi di Venezia , e che V Olivi dislingneeol nome di i'ango inarino.
11 caranto non presentu sempre l’aspet-lo arenacco, ne il suo colore e sempregrigiaslro. I grani che lo eompongonosono alcune volte cosi atteiiuali, die dan-110 alla roccia una tessitura piuttosto sfo-gliosa che granuläre. La sna tinta e tal-volla nerastra, talvolla liluastra. talvollabianco-cinerea e bianco-giallastra. I puntilucenti die si veggono nella sua massa,segnatamente in quella varietä che vieneforinata dai maleriali trasportati dall’A-dige, sono altrettante squamelte di micaargentina , cosi esili, che appena ponuodiscernersi col soccorso della lente. Erai corpi estranei che abbiamo detto tro-varsi enti o la sua massa, v'ha infmitä diconchiglie affatto identiche a quelle chevivono liell’ Adriatico , fra cui gran nu-mero d’individui d’una specie particolaredi terebratola, che cerlo non esiste frale conchiglie messe insieme dal profes-sore Renier. Questa specie si adegua allaTerebratula Iruncala di Lamarek, chevive copiosa nel mare di Norvegia,laquäle e anche notevole per la troncatura
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che offre nella eernieru. e pel becuccioche apparisce completato dalla valva in-feriore. E per quanto riguarda gli og-getti lavorati daH'aonio rinvenuti in que-sta pietra. direino che vi si trovaronomoltissime lunghc spüle di ferro insiemead alcune monete greche. Medesimamenteil professore Renier ebbe ropportnnilä ditrovare nel caranto marino, di cui par-liamo, mi grosso ebiodo, la cui testa etultora inviluppata nella roccia dondevenne scliiantato. 1 grani dei quali e se-minato il toinento arcnaceo che' investeil chiodo sono cosi piccoli e cosi confusicol materiale del cemento, die a stenloponno discernersi con la lenle. Vi si scor-gono bensi le valve del Solen minutm,e qualclie briciolo di eoncliiglia univalvcstretlaiiiente incorporati nella roccia. 11chiodo c possedulo dal chiarissimo pro-fessore t’alullo, il quäle dopo fattane ladeserizione surriferita soggiunge ch’essoperdette grau parte della sua sostanza incausa dcll azione sul medesimo esercitatadai sali conteniifi neH’acqua, i quali abra-dendo il metallo, lo trasmutarono in quel-l’ossido idratato di ferro, che si vede sutulla la superficie del pezzo cli’egli con-serva.
Nulla trovasi nel glossario barbaro ehesia analogo alla voce caranto o scarantoadoperata dai Vencti per indicare i con-glomerali petrosi die si formano nel maree nelle argille palustri delle Campagne.II Patriarchi nel suo Dizionario lo defi-nisce come un lufo arenoso; cosi anclieil Boerio : beuche in generale si dia im-propriamente un tal nome a fülle'le pie-Ire che ricoprono i fondi dell’ Adriatico ,ed a quelle ancora che giacciono dispersesolto il terriccio vegetabile dei campi edei prati. Siccome per altro e cosa no-tissima che il vero caranto o scaranto equella erosta arenacea che ricopre gli sco-gli sottomarini; e sapendosi pure che iVeneziani , autori di questo vocabolo, usa-no nel loro dialetto molle voci tratte dallalingua greca, stante il grande commercioda essi avuto con 1’ Oriente; cosi nonseinbra improbabile ehe la voce scarantoderivi dal greco , dicendosi appunto daigreci escara (ssyjxpa) la erosta.