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La cittä di Grado veune fabbricata dafuggiaschi della desolata Aquileja ; e perofu anehe detta nuova Aquileja .
Secondo alcuni il nome di Grado le-sa-rt'bbe provenuto dalle niarmoree gradi-nale che ivi stavano per lo sbarco de’ 11 a-vigii.
Nel 661 fu presa e saeeheggiala daiLongobardi , ma la sua decadenza comin-eiata quando venne Irasferita a Rialtö lasedc governaliva, rieevelte poi l’ultimocrollo allorche venuevi soppressa la eat-tedra palriarcale, couic esporremo piüsotto. La sua chiesa metropolitana con-serva ancora qualche vesligio dell’anticamagnificenza nel pavimento fallo a ino-saico e nel coro ove ammirasi 1’antieoseggio palriarcale lullo di lino marmo.
Grado fu nei priini tempi governala daun tribuno, indi dai gastaldi ducali, fin-chö verso l’anno 1281 vi fu istituila lapodestaria nobile. 11 reltore prese allorail titolo di conte, e contaclo dicevasi tutloil distrello gradense anche negli Ultimianni della repubbliea. Questo distreltoeomprendeva le poche isolette compresenella mentovata laguna, ed era abilalo dasoli pescatori e agrieoltori. Quivi poi eral’ultimo confine det veneto Dogado (V.).
La laguna di Grado dislendesi per mi-glia 13 dal lido di Marano alla vccchiafoce dell’Isonzo sopra una larghezza dimiglia 3, bassa, ingombra di tuniuli e pc-rigliosa assai ai naviganli 6 la spiaggiache la separa dal marc.
Diocesi di Grado. — I patriarchi d’A-quileja s’erano soventi volle trovali nellanecessilä di riparare in Grado per sot-Irarsi alle aggressioni de’ barbari oltra-.montani: Elia, tra essi, spaventalo dalleminaceie de’ Longobardi , e eontenlo delsuo asilo nell’isola di Grado, domandö apapa Pelagio ed otlenne di diehiarare pa-triarcale anche quella chiesa. Succedeva-gli Severo, di Ravenna , che dopo avertenuto anch’egli riunite le due indieatedignitä patriarcali, maned di vita nel 606.
Allora Gisulfo, duca del Friuli , si ado-prö per fargli suecedere l’abate Giovanni,i h’ebbe infatti la chiesa d’Aquileja , men-1re que’di Grado \ollero per la chiesaloro il riminese Candidiano.
Da questo punto data propriamente laserie dei metrojiolili gradensi, da cui ebbero origine i patriarchi di Venezia , in-tanto che una serie parallela di vescoviscismatici seguitö per alcun tempo inAquileja .
Questa doppia serie di vescoü d’Aqui-
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leja nuova o Grado vecchia, produssealquanto di confusione negli storiei delleprime cose ecelesiasliche di Venezia edeziandio in questo periodo della storiaecclesiasliea generale.
A Candidiano successe Epifanio, ilquäle essendo vissuto un anno solo, fueletto dopo di lui Cipriano.
Pacificamente governarono la loro dio-cesi questi Ire vescovi, senza ricevereal-cuna molestia dagli scismatici; se nonehe depo la morte di Cipriano vennefatlo a Fortunato vescovo d’Aquileja d’in-trudersi nella sedc di Grado. I ealtolieirieorsero allora al ponlelice Onorio e que-sti seacciö dall’usurpala caltedra Forlu-nalo e vi sostitui il diacono Primigeniocum benedictione pallii, del quäle onorea quanto sembra, fu il primo dei metro-liti aquilejesi o gradensi che fosse insi—gnito.
Ebbero in seguito per lungo corso dianni i metropoliti residenti in Grado asoffrire persecuzioni da quelli di Aqui-leja , anche prescindendo dalla invasionee saccheggiamenti fatti da Fortunato.
E per altro da nolare che insino altermine dello seisma, cioe insino a che imetropoliti residenti in Aquileja vecchianon si unirono alla sede apostolica, seb-bene essi usurpassero una indebita su-perioritä sopra i vescovi della Venezia ,non mai per altro presero tanto ardireda pretendere di assoggettarsi 1’ Istria ela Venezia marittima.
Fu subito dopo la riunione che i me-tropolili residenti prima in Aquileja , indiin Cividale e da ultimo in Udine , repu-tarono essere venulo finalmenle sotto illoro dominio tutta Fantica diocesi aqui-lejese; ma non ostante la loro potenza,non ostante gli sforzi dei monarchi a cuiobbedivano, non riuscirono nel lor intento.
Ai Longobardi sottentrali i Franchi,cosloro siuipossessarono, oltreche d’Ita -lia, dell’Istria.
Carlo Magno , mentre proteggeva il pa-Iriarca Paolino, non era di eerto alienodai patriarchi gradensi, ai quali auzi nellapersona di Fortunato, impartiva grazie efavori. Paolino poi era ben lontano dalrecare molestia altrui, e perriö insino ache vissero c Carlo imperatore e lo stessopatriarca Paolino, la chiesa gradense go-dette di una pace non turbata da niunapersecuzione. Mancato di vila il patriarcadi Grado Giovanni, gli fu sostituilo ilsuddelto Fortunato. Leone 111 ponteficel’onorö del pallio arcivescovile. diebia-