rando ehe in ein seguiva I’ esempio deisuoi predecessori, e Carlo Magno eon undiploma gli confermb Inlli i diriUi me-tropolitici..
A torlo crederebbesi ehe i vescovidell - Istria fossero di per se insofferentidella superioritä de! gradense. V’ tia ra-gione di argömentare, ehe la disobbe-dienza di alcnni sia da atfribuirsi ad al-trui istigazione, e non a sentimento diawersione che ci fosse nei vescovi stessi.E di eio » ? k prova quanto ebbe a 11a-menle a proelamare in un sinodo i! ve-scovo di Poia; die, cioö, con grande ono-re era sempre stato aecolto il metropolilain Pola , e die anzi in segno di sogge-z.ione a lui si eonsegnavano le ehiavidella vescovile abilazione.
In tal guisa il patriarea di Grado eon-tinuö nel possedimenlo della sua spiri-tuale giurisdizione sopra I’ Istria a’lempidi Carlo Magno , ehe questi. nel fainosntestamenlo in cni distribui i suoi lesorialle chiese prineipali metropolitane delproprio dominio, non si dimenticbdiquelladi Grado; anzi la pareggib a quella del-1’ antica Aquileja , ossia E'oro Giulio, oveallora il patriarea dimorava. Lodovico Pioe Lotario cnnfermaröno, dopo !a mortedi Carlo, i diriUi sopra l’lstria al patriareadi Grado.
Nel secolo XI. Popone patriarea aqui-lejese, chiaro per nobiltä , potente peraderenze, formidabile per la protezionedell’ imperatore, di cni .era stato ministrobene accetto, ardito e intraprendente ,sorprendendo la buona fede di papa Gio-vanni XIX con ispeciose ma false rä-gioni,.e assistito in Roma dalla presenzae dall’autoritä delTimperatore Corrado,carpi al ponteliee, in una radunanza divescovi, quella carta con cui egli sotto-poneva la chiesa di Grado alla superioritädi Popone, e dichiarava Orso , ossia Or-sone di Grado, falso patriarea, Usurpator eed intruso in quella sede: dalla quäl di-chiarazione e dal quäl privilegio incorag-giato Popone, entrö in Grado a manoarmata e la occupö, trasportandone reli-quie e tesori. Se non ehe in segui.to , li-berato il ponteliee dalla soggezione del-1’imperatore, esaminato quetamente 1’ af-fare di Grado, ed illuminato del verostato delle cose e della falsitä delle ra-gioni adotte dall’aquilejese, ammesseda prima senza esame di carte e di fatti:ed avendo di piii ricevnto nolizia dellamilitare invasione fatla da Popone nel-1’ isola di Grado. pubblicb una decrelaleritrattazione del suo stesso diploma.
Da questo falto risulta eziandio, ehesequalche rara volta i rornani pontefici nonsimostrarono favorevoli aidirittidei pa-triarehi gradensi, eiö deve attribuirsi allearti dei loro emuli, che rappresentaronole eose sotto un aspetlo assai differentedal Vero: e che, riconosciuto l’errore difatto, gli stessi pontefici si misero nuo-vamente per la via antica, eioö di ono-rarc in ogni maniera la sede di Grado.Alcnni di essi, non contenti di confer-mare i privilegj aceordati dai loro pre-decesmi'i, vi aggiunsero nuove conces-sioni. Nel che sono da ricordare e Leone che oltre il pallio, volle che il patriareasi iaeesse prccedere dalla croce , c Gre-gorio VII, il quäle con efficaci espres-sioni esortii la repubblica veneta a man-tenere e ad accrescere il decoro del pa-triarcato; e Innocenzo III che assoggetlballo stesso patriarcato gli areivescovi diZara coi loro suffraganei, e Adriano IV ,che concesse ai patriarchi di conservarei vescovi soggetti a Venezia nell’ imperoorientale.
Questa predilezione dei pontefici versoi patriarchi di Grado scetnö alquantodopo il secolo XII, perche quei di Aqui-leja vecchia crebhero in potenza ed infavore. E tanto in segnito si dimostra-rono facili i pontefici ai patriarchi aqui-lejesi, che eib fece guadagnar fede aduna controversa carta di papa Innocenzo IInella quäle egli, oltre al confermare Po-nore del pallio ed altri privilegj a Pelle-grino I, avrebbevi aggiunto il jus soprasedici vescovi, fra i quali si veggonoannoverali quelli dell’Istria.
I patriarchi d’ Aquileja seguirono an-corä il sislema di persecuzione controquelli di Grado, ed anzi il patriarea Wol-derico II volle fare un estremo sforzo in-vadendo Grado; ma il tentativo gli andofallito, perche invece di sorprendere ilpatriarea di Grado, fu egli sorpreso dallegalee veneziane rimanendovi prigioniero.Se non che un tal dissidio, durato ormaitanti secoli, dovea arrivare finalmente adun termine: troppo era stata scandalosala lotta, e pub credersi chepopoli e prin-cipi e pontefici ne fossero rislucchi. 11patriarea Enrico fece libera e volontariaeessione dei suoi diritti sopra 1’ Istria aquel Wolderico stesso di cui i patriarchidi Grado aveano assai pochi molivi dilodarsi. La transazione fu conehiusa allapresenza dell’imperatore Federieo I, diAlessandro II soinmo pontefice e di mol(icardinali, e colla loro approvazione. Fu