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[Volume primo. Parte seconda.]
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che marginano i canali e ne tengono iu-cassale le aequo.

Frannnezzo ai paludi c alle barene,giaceiono parecchi ampj avvallamenti diidiulo, ehe rilengono l’acqua anche nellaj bassa marea e coslituiscono quei ricetla-; coli d’aeque salse, chiainali valli e laghij| ove si conscrva il pesce e si propaga , aj principale consumo degli abilanli dell’e-j stuario e delle provincie. In aleunc valli,Ira le piü prossime alla terraferma, sccndcpure una qualche vena d’aequa dolce, con-ilotla da’ vicini fiumi.

Molle valli, lä dove non sieno nalural-menle marginale dalle barene, vengonochiuse tu11o airintorno mediante canneassicuralo con pali, chiamate qrisuole, cheimjrcdiscono 1’ uscita del pesce cola in‘ grau copia raccollo. Questc diconsi ap-| punlo valli chiuse. Siccome per allro lulli\ i siti cli’esistono enlro i conlini della la-1 guna sono soggetti ad eguale vigilanza e! disciplina, cosi un lale chiudimenlo e dariguardarsi eome una concessione ecce-zionale. limilata ad alcune slagioni e darinnovarsi di volta in volla.

Le grisuole sono piü litte !a dove altra-versano gli Ultimi internali canali, ehia-mali ghebbi; perd in alcuno di essi deve«gni proprielario di \alle lener preparaloun varco , da aprirsi ad ogni inchiesladell’aulorita in vigilanza. Sul marginedelle valli chiuse vengono eretti appositicasoni, sopra lerrapieni riparali da muri, aduso dei pescalori. AHre valli poi, circondateda bassi paludi, rimangono apertc, e vi sieserc.ita la pcsca mediante le reti, o in altrimodi, come in campo libero della laguna.üllre alla pescagione assai proficua, le vallioffrono ancora il vantaggio d’nna caccia-gione abbondanle d’ uccelli paluslri. Levalli piü ragguardevoü per ampiczza eimportanza sono : nella laguna superiore,quelle di Grassabo, di Dogado, di Ca /,a-ne, ecc., c nella inferiore, la valle di MilleCanipi, la Boschetta, Val del Moraro, Valdeirinferno, ecc. Quesle ultime, poste invicinanza aConche, molto scapitarono doporimmissione del Brenta verso quel sito.

Akai.isi ciumica. — Nell’^/na/m qualita-tivci dell’acqua della laguna veneta pub-blicata dal doltore Pietro Pisanello neifascicoli di aprile e maggio 18A7 delGiornale per servire ai progressi dellapatologia e terapeulicaj si leggono le se-guenti notizie:

« L’acqua che si assoggetto aU’esameanalitico fu raecolla il 14 gennajo 1847in tre differenti punti del gran canale,

YEVETO

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cioe a San Kencdello presso i bagni Fn-miani, a San Samuele presso quelli delDe Antoni, e oll re la dogana di mare frai punti ne’qnali ordinariamente si collo-cano i bagni galleggianti del Rima ela scuola di nuoto militare. Da ciascunadi queste situazioni si Icao l’acqua a dif-ferenti profonditä, cioe alla superficie, aun metro e mezzo e a 2 metri e mezzo.

La temperatura di essa fu Irnvalauniformemente a + 5 U R. essendo quella■JelF aria a + 8° R.

“ La sua gravitä specilica, paragonataa quella dell’ acqua stillata ad egualepressione e alla Icinpcrnlura di q- 18” R.e di 1,0251, eifra che si serbö costanteno’varj saggi fatti e coll’areometro a boc-cetta e con quello di Fahrenheit.

“ Essa e affullo incolora, limpida; liu-lata in gran massa presenta un leggie-rissimo odore suo proprio che senle al-cun poco dell’algoso; il suo sapore e sa-lalo, amarognolo; agitata, non ispumeggiagrau falto, ne (ischia alzando il dito dal-l’orlo del vaso.

« Dalle surriferite esperienze (veggasil’indicato giornale), che furono replicatepiü volle e sullo stesso residuo e sopraaltro ottenuto da nuova quanlitä di acquae\aporala, so c d’uopo Io ammettere comeccrla c facilissima a riscontrarsi la pre-senza dei bromnri nell' acqua della no-slra laguna, cosi deesi opinare non tro-varsi in essa quanlitä sensibili di joduri.

“ 11 chiarissimo chimico signor Cene-dclla, nelFanalisi delFacqua nostra ripor-tata ncll’opera hehl e Fenezia del con-siglierc ValerianoL. Breia (Venezia , 1858)ammeite tracce di jodio, e l’ asserzioncsua, siccome quella di distinto analizza-torc, poneami in dubbio sulla esattezzadel mio operato. Osservando perö chel’acqua, al momenlo in cui fu da lui esa-minata dava indizj manifesti di altera*zione delle matei'ie organiche in essa esi-stenli, metteva forte odore idrosolforico,anneriva col nilrato argenlico, facevasibruua coü'acetalo piombico, mi parve dipoter ritenere, non senza qualche proba-liililä di coglier nel vero , che il jodiomanifcstatosi al Cenedella potesse tro-varsi nell’ acqua non come principio suoproprio, ma bensi trasmesso dalle materieorganiche all’atto del loro sfacimento....Dal complesso adunque di tutti gli espo-sti esperimenti analit.ici, deesi ammettereche le sostanzc tenule in soluzione dal-l’acqua delle nostre lagune siano: i clo-ruri sodico, calcico e magnesico, il solfato

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