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zioni, e l’altro da dette cliiese occupato, iFu egli che tramulata un’antica chiesadi S. Giorgio in palagio, di fianco ad essaaltra n’eresse al medesitno santo. Le al-Ire sei debbonsi a un Pietro Duodo suoligliuolo. Palazzo e chieselte sono d’ar-chiteltura dello Scamozzi ; quello e cir-condato da loggie: con quesle, fregiate dadipinti 1: Jacupo Palma il giovine e delbavarese Loth, si volle ricordare le settebasiliche di Roma , e perciö furono inti-tolate ai mcdesimi santi , e privilegiatecon holla di Paolo V delle identiclie spi-rittudi prerogative.
A Francesco e Pietro Duodo fondatoridel luogo aggiungeremo il nome di Ni-colö Duodo. Un medaglione coniato l’an-no 17:20, nella parle diritta ha il bustodi 1 ui con 1’ iscrizione: Nicolaus DuodoS. R. I. comes et equesj vedesi nel ro-vescio con leggiadra precisione effigiatoil monte, e ncltamente lungo lo stradale.,quali sono, le sette chieselte, con le pa-role romanis basüicis pures, le medesimeche leggonsi still’ ingresso dello stradale.Delle reliquie de’santi martiri che si ve-nerano nella maggiore chiesella di SanGiorgio, disposte per la massima parlein giro al maggior altare, lascid partico-lareggiato elenco il Cognolato.
Le rovinatc forlificazioni che intornianole radici e sopraccorrono al dorso dellaroccia, si dissero da creduli cronisli, an-leriori perlino alla venuta del trojanöediflralorc di Padova . Ad altri bastd dinobilitarle con una vetusla mono traseco-lanle, cöl farle credere cioe opera dei Ro-mani, dei Got.i, o almeno dei Longobardi.L'erudilo Pietro Selvatico mostrd invecccon buone ragioni quelle costrutture ap-partenere al secolo decimoterzo.
11 medesimo aulore diede pure una cir-eonslauziata illuslrazione di altro edilicioantico il quäle lorreggia in falda alla roc-ca, quadrato, massiccio, bruno, incoro-nato di merli; ma guasto per vecehiezza,per abbandono , per mutilazioni, ginntee mutamenti operalivi dalla famiglia Mar-cello che lo abilö negli Ultimi secoli, evolle iu qualclie modo acconciarlo a spar-timenti ed a coinodi ignoli all’ eta au-slera in cui fu muralo. Serba non per-tanto ancora dello slraordinario, del mi-sterioso, del grantle.
La geilte del luogo dice queslo palazzofabhricato e abitato dal tiranno Eccelino.
Sono degni d'osservazione nel di fuorii molti oggelti designali ad imbertescar-lo; nell’ intenio alcune scalette clande-
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I stine praticate nello spessore delle mu-raglie ed ascendenti forse tino a’ merlidel tetto; nel piano superiore un caminogigantesco che presenla quasi apparenzadi fortilizio.
Per un malagevole sentiero sospeso so-pra le cave di trachile arrivasi a quel-1’ammasso di roltami che luttodi chia-masi il duomo vecchio. Due porte dannoaccesso ad un anguslo vestibolo, porte evestibolo ben conservati: una feriloja, chesovrasta alla porta maggiore, ammonisceconto la casa dell’orazione divenisse as-sai spesso rocca di salvezza. Dal vestiboloentrasi nel breve ricinto dell’antica cal-tedrale: il suolo n’e ingombro dalle ma-cerie del tetto, da pietre, o seheggie ograndi annnassi. Parte dell’ abside del-1' altar maggiore e tuttavia in piede, esolle cadenti nutraglie vedesi alcun ve-stigio di anliehe pitture: da un lato par-rebbe csservi una Deposizione dalla Croce,ma l'atleggiamento e le iigure mal si di-scernono; dall’ altro osservasi una soavelesta di donna quasi non tocca.
Nel campeslre soggiorno del padovanoGiambattista Gromer, ammirasi la secondaopera del Possagnese che rintend la scul-tura sulla via del vero e del bello.
E un Esculapio di grandezza eccedenlealquanto le dintensioni nalurali, atteggia-lo a dialogo, nudo dai lembi in fuori,coperti di ben panneggialo induinento so-stemito da fettuccia ad armacollo. 11a li-sonotnia grave che arieggia di ritratlo;ma rintendimento di efligiare Esculapio viene chiarito dagli einblemi del Dio dellamedicina , che veggonsi in bassorilievosopra un cippo postogli accanto. Sempli-citä, conqiostezza, posa naturale, pieghevere, studio di mtiscoli senza allettatureoffrono in questo socondo lavoro di tanlosc ' un monumento importanle allastoria dell’ arte.
N'otizie storiciie. — Giusla la generaleopinione Monselice Irasse il nome dalleseid della rupe su cui venne fabbricatol'antichissimo suo castello : quindi Monssilicis ne sarebbe stata la primiliva de-nominazionc. Senza enlrarc per altro indi«eussione osserviamo che fra LeandroAlberti, cilando il Corio , asserisce esserestato detto anticamente Monte Dkizie,ossia Mons diviliae (forse alludendo allaricchezza delle sue cave).
Poche e vaghe notizie cosi della suafondazionc c.ome delle vicissitudini sue ar-rivarono infino a noi; itnperciocche altempo della lcga di Cambrai il suo archi-vio andö in flamme.