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La casa ov’ egli naeque e poco distantedal tempio, cd e ancora tcnuta da mon-signor vescovo di Mindo com’cra allor-quando passava a vita migliore. Sc nondie gli piacquc erigere a lato destro de!giardino un’ ampia galleria , nclla quäleollre un ragguardevolissimo medaglierc,son raccolti tutti i modclli che trovavansia Roma nello Studio dcl Possagncse allor-quando questi veniva a niancare di vita.Nello stesso museo conservansi pure laserie completa delle incisioni rappresen-tanti lütte le opere di Canova ; molti suoidipinti, i quali consistono in 48 tele piiio meno grandi, piü o meno linite; fraqueste due Verieri, le Grazie, alcuni sog-getti mitologiei, altri saeri, e due suoiritratti. Nel mezzo sta il suo busto co-lossalc scolpito da lui medesimo.
Geix.ni BiociiAFici. — Antonio Canova , nac-que in Possaguo il primo novembre 1787.Pietro suo padro non meno che l’avoPasino furono scarpellini dei piü stimatidi quel tempo. Antonio, nella tenera etadi tre anni, rimase orfano dcl padre . ela madre Angela Zardo passö ad altrenozze nella vicina Cres )iano, sua villanaliva, cosicehe il fanciullo restd aflidatoalle eure amorose dcll’ava paterna, Cale-rina Ceccalo. Un leone modellato in paslaper un solenne banehetto della famigliaFalier che villoggiava sui colli asolani, cehe riscossc gli applausi dei convitali, el’ingenua confessione dcU’apparecchialoredella mensa ehe chiamato per rieeveregli applausi dei coimnensali condusse in-nanzi e presentö il povero fancinlletto ,fu il primo passo ehe segnd il Canova in quella via ehe dovea condurlo a tantagloria e tanta ricehezza, poiche gli valsela protezione della illustre e doviziosa fa-miglia.
Antonio, educato da mediocri maestri,diede segni di precoce talento, e lasciatoda parte l’affettato Stile d’ allora , presead imitar la natura, alzandosi pronta-mente a qualche nobiltä di concetti e aqualche accuratezza di esecuzione. MaVenezia non era cittä opportuna per istu-diarvi 1’ arte di Fidia: mancavano i nio-delli che ne fanno conoscere le regolefondamentali; ed era a Roma , dove giäavea fatto breve dimora, che il giovineartista col desiderio e coi voti continua-mente si trasportava. Il monumento d’E-mo, che ottenne la generale approvazionee il favore dei suoi potenti mecenati, val-sero a procurare allo scultore dal veneto Senato sufficiente assegno ond’egli a van-
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taggio deH’arfe e ad onore dei suo paese,potesse soddisfare a quella sua ardentis-sima brama. Canova a Roma si trovönelsuo centro: quell'au re parvergli le solerespirabili, ne ad esse seppe mai togliersilungamente per onori o stipendj che ve-nissergli offerti dai piii grandi liionarchi,per amore di palria, per quanto in unaparola v’ ha di piü potente sulla terraa piegare e vinccre gli animi.
Niuno ignora come riescisse fortunalal’interposizione dei Canova a Parigi nel1818, in ottenere dai Sovrani alleati larestituzione all’ ttalia de’capi d’opera dipittura e scultura ond’era stala diserta.
La eorrispondenza tenuta co’ prineipie ininislri di tulta Europa a questo line,per dono muuiliccnte dei vescovo di Mindoe ora depositata nella Biblioteca di Bas-sano.
La iiiorte di Antonio Canova , avvenulain Venezia il 13 ottobre 1822, fu deplo-rata, nonche in Italia, in Europa , che tultavolle contribuire all’erczione dei decre-tatogli monumento, collocato in Venezia stessa nella cliiesa di S. Maria Gloriosa de’Frari . La veneta accademia possiede ilsuo cuore.
Canova fu l’amico di tutti gli uominigrandi de’suoi tempi, di qualunque na-zione : ma il piü intimo, il piü cordialc,1’ inseparahile amico dcl cuore fu il suofratollo uterino, il colto prelato monsignorSartori-Canova vescovo di Mindo, che dal1800 in poi riunitosi a lui, venne fattopurtecipe de’ piü intiini, de’ piü segreti,de’ piü delicati pensieri; e alla religiosae sola auiieizia dei quäle eoinmise, mo-rendo, 1’ esecuzione di quanto stavagli acuore piü profondainente.
Canova con tulta giuslizia puö pareg-giarsi a Michelangelo : che se il Buonar-roti lasciö gran nome di se nelle operedi pennello e nelle architettoniche, non ed’ uopo che lo storico divinizzi i quadriche il Possagnese dipinse, ne il grantempio che costrusse, per tenerlo in bi-Iancia con Michelangelo , mentre la supe-rioritä gagliarda dello scalpello equivalecon ridondanza a ciö che potesse man-cargli nelle altre due facoltä.
Quanto egli poi s’ accostasse alla grecaeccellenza vedranno tutti coloro che inmezzo a molta libertä e novitä di conce-pimenti scorgeranno una giustezza , unasobrietä, una proprietä di Stile che nonisfoggia mai e non confonde in un’ o-pera le prerogative essenzialidi un’altra.
Le virlü di Canova sono ornamento riel
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