SAN
SAN GIORGIO 1NGANNA-POLTRON.Frazione del comune di S. Ambrogio, neldistretto di S. Pietro Incariano, provinciadi Verona .
Sta sopra un monte, la cui erla salilaper essere faticosa procacciö forseal vil-laggio lo strano epiteto d’ Inganna-Pol-tron, ed b Inngi 5 miglia a maeslro daS. Pietro Incariano.
Vi si coltivano vit.i «die dänno ottimovino; e abbonda pure il territorio di fruttaautunnali, di cui vien fatto osteso eom-mercio.
Fi luogo insigne per le memorie sacree profane , che quivi raccolsero i vero-nesi scriltori.
SANGIORGIOMAGGIORE. Isoletta dellelagune di Venezia , circa 500 passi adostro dal palazzo ducale di S. Marco, enon molto discosta dalla punta orientaledell’isola della Giudecca.
Innanzi al IX secolo non era questaisola che una salina.
Ebbe di poi nna vigna , con bosco dicipressi che davale il nome, e 1111 nmlinoin servizio del palazzo ducale.
Nel 978 vi si edificö la chiesa intito-' lata a S. Giorgio, sia da Vitale Candido,sia, come al tri crede, dai Badoari.i Nel 985 il doge Tribuno Memmo laI diede a Giovanni Morosini e a Pietro Or-seolo Benedettini , che vi edificarono unmonastero.
Ebbe questo donalivi d’ ogni manierada pontetici, imperatori e dogi. Rovinato^nel 1221 per terremoto, ne lo ricostrusse*il doge Pietro Ziani , che indi venne amorirvi frate.
Nel 1556 fu restaurato, e la chiesa rie-dificata dal Paladio .
Non potä questi vederla compiuta edj ebbe a successore nell’opera lo Scatnozzi.
! Solamente nel 1610 la fabbrica fu ter-* minata.
, L’anno 1799 fu tenuto in quest’isola ilconcla ve, nel quäle, dopo sette mesi e dician-i nove giorni di sede vacante, venne eletto
j papa col nome di Pio VII il cardinale
! Barnaba Chiaramonti vescovo d’Imola , cuibaciarono il sacro piede il principe didi Conde e qnello di Berry.
Nel 1806, ad una cogli altri ordini re-ligiosi, anche il Cassinese andö disperso,e non altri rimase alla custodia del Ce-nobio che un monaco, Placido Ragazzi.Due anni dopo si pensö di rianiraare ilcommercio veneto coli’ istituzione di undeposito franco di merci liinitato a que-st’isola , e fu allora che vi si coslrusse |
? VKM5T0
SAN 655
quel baeino che vedesi anche oggidl, ter-minato da due torricelle. Grandi scava-zioni furono necessarie per dare ingressoalle pesanti navi mercantili, e perchö po-tesscro facilmente approdare. Un vastomolo forma il recinto,'ed agevola lo sbarcodelle mercanzie che debbono essere de-positate ncgli ampli magazzini eretti dii'accia.
Ingegnosissimo e veramente ammirabilefu il ritrovato del celebre ingegnere-Ven-turelli per sostenere le fondamenta delmolo. Di rimpetto ad esso fu costrutto unalarga sponda marmorea, alle cui estre-mita sta attaccata una forte catena diferro per chiudere 1’ ingresso e F uscitaalle navi e separar quelle merci che di-rette per esteri Stati doveano transitarecon assoluta franchigia, da quelle che de-stinale al consumo della cittä o delle adja-centi provincie, erano soggette al paga-mento de’pubblici diritti.
II baeino b capace almeno di 18 basti-menti. Durö quivi fino al 1829 la fran-chigia, nel quäl anno dall’ imperatoreFrancesco I si estese alla cittä tntta, el'isola divenne emporio di mercatanzienazionali. Secondo le normech’ebbero vi-gore a’tqmpi del regno d’Italia , la fran-chigia conceduta all’isola di S. Giorgionon poteva veramente dirsi cheunagrandedogana di deposito, ma sempre dogana,col solo beneficio della esenzione da ognidazio di transito a cui erano soggette lealtre merci importate altrove, e non con-sumate. Le merci si consegnavano agl’in-caricati della dogana, che le custodivanocon certe limitazioni di tempo e di spazio,finche venissero smerciateericevessero al-tra destinazione. Posteriormente, cioe finoal 1830, le merci si custodivano e si rite-nevano da mercadanti, o da loro incari-cati, senza l’intervento della dogana, laquäle impediva che le merci depositatenell’isola di S. Giorgio, entrassero nelterritorio ricinto dalle dogane, senza pa-gar dazio, o• contro la proibizione che leescludeva dal poter essere consumate.
Nel 1808 per poco non si tramutö infondaco anche la chiesa, ma il 13 marzodi quell’anno fu riaperta a’divini uffiej.Vogliono quäl che parola i monumenti diarte. Riputati sono gl’intagli in legno cheattorniano il coro e rappresentano fattidella vita di S. Benedetto: vennero ese-guiti da Alberto de Brule, allora giovinedi 25 anni. Un crocifisso in legno di tuttorilievo, nel secondo altare a destra, vuolsiopera del Brunelleschi; e di esso scriveva
80