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[Volume primo. Parte seconda.]
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tenipio e cenobio. Stettero quivi i mo-naci Camaldolesi fino al 1810; poi sop-pressi e dispersa con esso loro la scel-lissiraa biblioteca che vi avea nel con-vento, questo fu cangiato fino al 1829 incollegio privalo.

In quell'anno vcnnervi i padrl Rifor-mati e sonovi tultavia a prestare la loropia opera di vigilanza e di pregliiere aitrapassati.

Meritevole di considerazione e la cliiesa,la cui facciata va ricca di belle sculture.

I Citrini di Venezia , giusta 1’ opinionedel Cicognara , scolpirono i bassorilieviehe fregiano la porta principale.

Sopra questa, dentro la chiesa e il mo-numento del cardinale Giovanni Dollin,morlo nel 1622, inentre recitava un ser-mone ai monaci quivi raccolti.

II cavaliere Bernini ebbe parte nelleseolture che lo adornano.

Poco lungi e il coro, costrntto a mez-z’aria e incroslato di marini finissimi,scolpiti con sonnna eleganza cd accura-tezza.

Dopo trapassato il coro si vedc sullaparete a sinistra 1’ iscrizione sepolcraledel monaco Eusebio composta da AldoManuzio , ed incisa in una lapide adornadi finissime seolture, opera del 1602. L’i-scrizione e la seguente:

Loctor paruinper sisto, rem rniram leges.

Hie Eusebi hispani monadii corpus situm est,

Vir undecunquo qui fuit doctissimus,

Nostraeqne vitie cxemplar admirabile.

Morbo raborans sexdeciin totos dies

Edens bibens nihil prorsus et usquo suos monens

Deum adiit. Hoc scire volebam, aoi et valo.

Una semplice pietra sul pavimento co-pre la tomba del celebie abate Morelli,bibliotecario della Marciana , a cui e suc-ceduto il dotto abate cavaliere Bettio, chene compose l’epitaffio.

Da qualehc anno evvi nella chiesa slessaanche la sepoltura del Sarpi.

Tra le pitlure ve ne hanno del Cam-pagnola , del Piazzetta e d’ altri artisli ri-putali.

11 Serpente inalzato da Mose e di An-tonio Zanchi ; 1’ Adorazione del Vilellod’oro, di Gregorio Lazzarini .

Vuolsi anche aver riguardo alla cap-pella Einiliana sorgente da lato alla chie-sa, fondata per testamento di MargheritaVitluri, vedova di Giovanni Miani , nel1Ö30.

Godesta cappella, opera di GuglielinoBergamasco, di forma ottagona e d’ordinecorintio, vien messa a riseontro del tein-

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pio della Sibilla, di quello del Bramante e dell’altre opere in tal genere piü rino-mate.

E ricca di fini marmi inlarsiati e didelicate scollure.

Il vestibolo che la unisce alla chiesa eun elegante penlagono internamente ador-no di cinque colonne joniche spirali.

Un’eco maravigliosa si fa sentire sottola völta della cappella ora descritta, quasisonora quanto quella di Burley sul Iteno,che ripete selte volte il medesiino suono.

Farebbe ingiustizia chi si togliesse daldiscorrerediquest’isola senza ricordarecheinsigni uomini l’abitarono, del cui saperenon pure onoraronsi le lettere veneziane,ma si ancora tutta Italia .

Fra questi si annoverano il celebre co-smografo fra Mauro, autore del fainosomappamondo o planisfero del 1460 che ve-desi nelle biblioteca di S. Marco in Ve-nezia; il cardinale Placido Zurla e fraMauro Cappellari, poscia papa Grego-rio XVI .

I padri Riforinati di S. Michele van-tano oggidi una collezione di quasi 6000volumi di opere sacre e profane; non ec-cetluaie alcune oltime edizioni e qualchecodice islorico.

Ebbe poi la biblioteca nolabile aumentonell’anno 1837, in cui monsignor Gian-antonio Moschini cou suo testamento legöad essa tutti i libri doppj da lui posse-duti, e la copiosa e sudata raccolta delleedizioni di Tonunaso da Kempis , oltre aquella di moltissime lettere originali divarj tempi ed autori, colla condizione chenon jiossano venir pubblicale, ne leite, senon dopo quindici anni dalla sua morte.

Gonservasi un prezioso codice nel quälestanno raccolte le lettere autografe di prin-cipi ed altri ragguardevolissimi perso-naggi dirette a Bernardino Tomitano unode’grandi predieatori e degli uomini piüoperosi del tempo suo, fondatore dei inonlidi pielä.

La biblioteca di S. Michele a’tempi delMitarelti , del Cosladoni, del Grandi, delGalogerä, dello Zurla, del Cappellari c dialtri segnalati uomini dell’ordine Camal-dolese era ricchissima di preziosi mano-scritti.

Basta vedere il voluminoso catalogo cheoffriva di essi il Milarelli.

Ora qne’ inanoscritti si tengono dallaeomune per dispersi; ma questo giudizioawenturosainenlc e falso. Per la massimaparte stanno raccolti in apposila stanzaattigua alla magnifica biblioteca dell’or-