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[Volume primo. Parte seconda.]
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vali, lavoro d’orafi veneti a’tempi di Cri-stoforo Moro; una croce d’ argento conparti di quarzo , opera del padovano Ja-copo di Filippo del 1585; una lavolettad’argento con S. Michele a snialto e or-nauienti d’ oro, lavoro bisantino del se-colo XI; altra lavoletta col medesiinoSanto, cesello in oro ed argento ornatodi genmie, perle e smalti, lavoro purbisantino del secolo suindicato; uno stoccod’argento dorato con cintura trapunta d’o-ro, donato dal pontefice Alessandro VIII ,nel 1690 al doge Francesco Morosini , co-me benemerito della cristianitä per le suevittorie sui Turchi; una Pace di radicedi perla col Padre Eterno e Cristo nel-l’Orto, figurine d’oro, tempestata di gem-nie, lavoro italiano del secolo XV ; un pa-liotto d’ argento dorato con medaglionid’oro e smalti, opera d'orali veneziani delsecolo XIV ; altro paliotto d’argento do-rato, opera di cesello in 26 spartinmnti,mandato in dono nel 1608 alla chiesa diS. Pietro di Castello da Gregorio XII eristaurato nel 1768; il vaso ottaedro diniccolo orientale con ornamenti d’ ar-gento, lavoro italiano del secolo XV ; e larosa d’oro, lavoro romano del 1833,rega-lata alla chiesa di S. Marco dal ponteficeGregorio XVI . Simili doni, che piü nonesistono , aveanle fatti i papi Sisto IV ,Alessandro VI , Gregorio XIII e Clemen-te VIII; imperocche giova notare che iltesoro attuale non e che un avanzo diquella grandiosa collezione dioggetti sacrie profani, preziosissimi per materia e perarte, che qui si conservavano, e de’qualinel 1797 si fece miserevole sperpero. Fraquesti il berretto o corno ducale, i do-dici corsalelti d’oro tempestati di gennne,ed altreltante coronc che servivano allafesta delle Marie; la corona dei re diCipro; altra che dicevasi del reame diCandia; un diamante donato da Enrico IIIdi Francia , e due da Francesco 1 de’Me-dici duca di Toscana, ecc.

Continuando ora il giro della chiesa ,negli archi che reggono il cupolino difaccia alla porta del tesoro , veggonsi leSante Maddalena e Caterina, i Santi Ip-polito e Cassiano ed altri due Santi ignoti,musaici tutti di antico Stile. Altri inusaicisono sotto il völto, nel catino della cu-poletta, ne’ due archi seguenti, nella granfacciata del muro maestro e nella mezza-luna superiore tutti figuranti azioni deiSanti o del Nuovo Testamento , e di manoignota, fuorche uno rappresentante la Si-nagoga, che venne eseguito da Lorenzo

VEN

Ceccato sui eartoni di Jacopo Tintoretto .Quivi e degna di speciale osservazione lapila dell’ acqua beuedetta: il catino diporlido posa sopra un cippo di marmogreco in due pezzi; il primo con puttinidi maniera lombardesca; il secondo, chegli serve di base, vuolsi fosse un’ara diNeltuno e porta delfini c tridenti di squi-sito lavoro.

In mezzo alla cappella del Battisterios’alza una grande vasca, sui cui coperchiodi bronzo sono efligiati i Vangelisti e alcunifatti della vita del Battista: i fonditorine furono Domenico da Firenze e TizianoMinio da Padova , nel 1865. De sovrastauna statua del Battista in bronzo, operadi Francesco Segala . Sull’altare della cap-pella stessa vedesi la Pielä fra due an-geli, di tutto rilievo , che serve di pala.Ne forma la mensa un enorme masso digranito, che vuolsi recato nel 1126 daTiro dal doge Domenico Michiel , comequello su cui piü volte montö l’Uomo Dio a predieare a’ Tirj la nuova fede. Duebassorilievi in marmo del secolo XIIIstanno dietro T altare e due del XIV aifianchi. Di faccia alla finestra del Tesoroe ammirabile la testa di un Cristo Passo,o secondo altri di S. Giovanni, bell’alto-rilievo del secolo XV; e presso alla fi~neslra medesima il sepolcro del doge An-drea Dandolo, rnorto nel 1386. I musaicidel battisterio rappresentano fatti’ dellavita del Battista, di S. Zaccaria e di San-ta Elisabetta , i quatlro Dottori della ChiesaGregorio, Girolamo, Agostino ed Arnbro-gio, il Salvatore in gloria, Angeli, Arcan-geli, Troni, Dominazioni, Virtü , Potestä,Principati, Cherubini e Seralini, i profetiGiona e Michea , ecc., e son tutti d’ignoti,tranne uno, la nascita del Battista, ese-guita da Francesco Turresio sui eartonidi Girolamo Pilotti nel 1618. Le iscri-zioni sono in caratteri del secolo XIV,ma lo Stile delle figure pare piü antico.Di faccia alla porta che mette in piazzettae collocata l’urna sepolcrale del doge Gio-vanni Soranzo morto 1’ ultimo dicembredel 1328.

Contigua e la cappella Zen , nel mezzodella quäle sorge il monumento , che larepubblica decrelava al cardinale Giam-battista Zen nel 1808 per onorare la me-moria di quell’illustre che lasciava, mo-rendo (1801), un ricchissimo legato allapatria^

E’ un’arca di bronzo ornata di fregi edi statue; vi sta distesa sopra in abitivescovili la figura dello Zen.