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1032, il dogado suhl fondamentali riforme.Vennero negali al doge gli aggiunti, collasostituzione di consiglieriobbligati a sot-toporre gli affari alla delegazione di unsenato; al doge non fu piü permesso de-signarsi il successore; gli si lasciaronobensi i mezzi di procacciare ai figli unadignitä quasi regia. Accadde talvoila cheil figlio del doge n’esercilasse la dignitädurante la sua assenza da Venezia , masuecessivamente ciö fu riserbato al piüanziano dei consiglieri. Verso la metä delsecolo Xlll incominciö un nuovo ordinedi cose. Per istabilire la perinanenza diun Senato e di un Gran Consiglio, si sup-pll ai posti vacanti per elezione: posciail Gran Consiglio addivenne permanente,ereditario, sovrnno, e lin d’allora disceseil doge al solo grado di prinio magistratodella repubblica. Ad ogni vacanza fu co-slretto a giurare nuove formole restrin-genli la sua autoritä. Un libro inlitolatoPromissioni clucali, in cui registravansiintiniazioni e interdizioni al nuovo elelto,venne a formare una specie di contrattofra esso e la repubblica. Ne’successivj se-coli XIV e XV le restrizioni aumentarono;nel XVI e XVII divennero ancor piü gravifinche nel XVIII, al figlio inaggiore e adun solo tra i fratelli del doge si concedetleposto in senato, ma senza volo delibera-livo. Il capo dello stalo non pote piü esi-gere dagli officiali della sua casa alcuncenso, e non solamente gli fu vielata qua-lunque corrispondenza e l’abboccarsi conminislri esteri, ma nemmeno con forestierid’ambo i sessi che con quelli aver potes-sero una qualche relazione. Insomma, nelcorso di 800 anni vennero proinulgalecirca 80 leggi lutle dirette a restringerePauloritä ducale: quindi ne reslö il dogeal lutto dispogliato, non potendo giam-mai esercitarla senza l’assistenza altrui,mentre era invece obbligato ad interve-nire a tu Ui i consigli, condannato a mi-nuziöse cerimonie, sottoposto a regola-menli nell’ impiegare il tempo, nell’usodegli abiti e perfino durante la mensa.Fini per essere il ciltadino men liberodello Stato: delle antiche ainplissime pre-rogalive non gli si lasciö se non quelladi nominare il pi'imicerio ed i canonicidi S. Marco. Appena eletto, il nuovo dogeera portato in giro per la piazza di SanMarco. Rientraudo nel palazzo riceveva ilcorno ducale sulla scala dei Giganti; nel-l’atlo di quella incoronazione avvertivasi,che dopo la morte sarebbe stalo espostoal pubblico per tre giorni, con facoltä a
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chiunque avesse ricevuto torti da lui dichiederne indennizzamento agli eredi, eda tal uopo erano nominali alcuni censori,i quali obbligavan essi eredi a soddisfarea qualunque debito del defunto, sotto penadi privarlo delle pubbliclie esequie: chese in vita avesse dato sospelto di arric-chir la famiglia, era questa condannata apagare una multa, siccome accadde aicongiunti di Pietro Loredano sottopostia una taglia di 1800 zecchini Gli abitidel doge erano di porpora e di broecato;la corona conica a foggia di corno conla punta in avanli, era tempestata digemme; nelle pubbliche cerimonie erapreceduto da trombe d’argento, da un ce-reo acceso, da un sedile di drappo d’oro,da speroni d’oro, da cuscini e da un om-brello: due uffiziali sostenevano il manfo,e marciavano a’ suoi lianchi il capitangrande con gli slaffieri e il cancelliergrande con tutti i segretarj: lo seguivanoi consiglieri della signoria, un nobile cheporlava la spada sguainata, i capi dellaquarantia criminale, i decemviri, gli avo-gadori, i procuratori: dal senato erachiusa la comitiva. Ne’ consigli il dogesedeva sotto il baldacchino; al suo com-parire ed alla partenza ciascuno si alzavain piedi; i segretarj gli presentavano ledeliberazioni in ginocchio.
Al Maggior Consiglio e al doge segui-vano il Senato o Consiglio di Pregadi, ilConsiglio dei Dieci, gl’Inquisitori di Stato,le Quarantie, il Consiglio Minore o la Si-gnoria, il Collegio dei Savj e il pieno Col-legio.
Quando il doge era quasi monarca ,eleggeva e convocava un nutnero di cit-tadini che chiamavansi pregadi j cioe in-vitati a prender parte agli affari piü im-portanti. A quel consesso fu sostiluito ilsenato scelto dal Gran Consiglio, compo-sto dappriina di 60, poi di 120 e final-mente di circa 300 inembri. Prendevanoposto tra i senatori il doge, i procuratoridi S. Marco, i nove del Consiglio ducale,i membri del Consiglio dei Dieci, i treavogadori in carica e i Ire che gli aveanpreceduti, i due censori in carica e i dueantecessori, 60 senatori, 60 aggiunti elettidal Gran Consiglio, tutta la quarantiacriminale, tre magistrati senaloriali, 88aspiranti, ma 30 di essi senza voto, gliambascialori eletti e i reduci dalla locomissione, gli ex-podestä di Verona, Vi-cenza e Bergamo , nonche i 16 savj , 10dei quali senza voto.
A render legale un’adunanza abbiso-