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[Volume primo. Parte seconda.]
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aramontasse a ft.ft milioni di ducati, dopogli evenli che in brevi cenni riepiloghia-ino. Nella seeonda metä del secolo XU,rottasi la pace coll’imperatore Emmanuel-lo, si alleslirono 120 legni capitaneggiatidal doge Vitale Michel II. Le rendite or-dinarie dello Slalo non bastando all’uopo,si forzarono i cittadini a contribuire l’unoper eento del loro patrimonio verso l'in-teresse del ft per cenlo per parte del go-verno e per tal modo ebbe origine il cosidetto monte vecchio , il quäle rappresentail debito primitivo della repubblica. Nel.secolo XIV sorsero nuovi bisogni per leguerre coi Genovesi, cogli Scaligeri , coiCarraresi, coi Visconti , e le Stalo ob-bligö i ciltadini, a dare la venlesima parledelle loro sostanze , ottenendo il 8 percento di frutto. Questo seeondo prestitocbiamossi monte nuono, e di esso talmentesi moslrö geloso il governo, da minac-ciare con apposita legge la eonfisca deibeni e la perdita della nobillä a chi avesseproposto di spendere in allri usi le ren-dite destinate al pagamenlo degl’interes-si. Cionondimeno, le conquiste di Mao-melto 11 e la guerra ferrarese fecero sor-gere il bisogno di un prestito successivo,ed ebbe vila un terzo monte dello il no-vissimo. Le nuove guerre del 1839 die—dero origine ai cosl delti depositi o ca-pitali di zecca, i quali si inantennero finoal cadere della repubblica. Furono atli-vati dietro corrisponsiono di pro vitali/j,e si accrebbero a dismisura negli anni 1842e 1872 , dimodoche le pubbliche renditenon bastavano al pagamento dei censi,laa con un piano di progressiva ammor-tizzazione in soli sette anni le finapze fu-rono rislabilite. Il secolo XVII fu teatrodi nuove guerre coi Maomeltani: nuovespese perciö, nuovi sbilanci, nuovo accu-mulamentod’interessi non soddisfatti, nuo-va rovina nel credito dei pubblici effetti.Il governo prese allora il partito di riu-nire gl'inte: essi ai capitali e diminuirneil frutio, onde coi risparmi apparecchiarei inezzi di affrancazione. Altri iniprestitiebbero luogo nel secolo XVIII e final-mente nell’ ultimo anno della repubblicail governo dovette valersi dei danari gia-centi nelle casse dei monii di pietä dellaterraferm'a, porre in circolazione 800,000ducati in tanti biglietti, e converlire inmoneta tutti gli ori ed argenli delle scuo-le, arli e cmpi ecclesiasiici della domi-nante, awerlendo che « inquanto alla ba-silica di S. Marco, monasieri, parrocchiee luoghi pii dipendanti dal governo e so-

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pravvegliania del serenissimo principe edei procuratori di S. Marco, restava ri-cercato il patrio zelo degli stessi a de-venire colle analoghe disposizioni ».

Agl’indicati mezzi il governo aggiunsepiüd’una volta, ne’ casi urgentissimi, l’am-missione dei nobili di 18 anni al MaggiorConsiglio previo Io sborso di 200 ducati,e la vendita cosi del patriziato come dellaprocuratia di S. Marco, di che piü soprasi e fatta menzione. Queste sono le piüimportanti nolizie sullo stato finanziariodella repubblica di Venezia ; spenta laquäle, anche le sue rendite furono di-rette ed amministraie come quelle deglialtri dipartimenti del regno d ltalia, a cuile provincie venete rimasero incorporate.

( ommebcio. — Poiche i Greci ebbero cac-ciati i Goti dall’llalia, i Veneziani , ehe giaerano in relazione amiche'ole con la corteimperiale di Costantinopoli e aveano tra-sportato IVarsete con le truppe greehe perle lagune fin sotto Ravenna , ottennero iprimi favori commereiali da quella Corte.La pestilenza avendo poi aecompagnali iLongobardi nella penisola e dalla pesti-lenza essendo prodolta la carristia , queidue flagelli furono assai opporluni peiVeneziani , che ne seppero ben profittare ,giacche recando dai porti della Puglia i vi-veri di cui abbisognavano i Longobardi ,ritraevano da quesli non meno danaro eprotezione che licenza di erigere pressole cale de’ fiumi case con fondachi e d'i-stituirvi mercali dove frequenlavano i Lon-gobardi e i popoli dipeudenti da loro.Salirono a maggiore prosperilä i negozjde’ Veneziani algiungere de’ Franchi, at-teso il lusso spiegalo da’nuovi dominatorifra cui diffusero le preziose merci egli abbigliamenti esportati dalla splendidaCostantinopoli : di quel tempo essi reeava-no all’annua fiera di Pavia la porpora, itappeti, le gemme, le perle, il bisso, l’a-vorio, l’ebano ed altri molti oggetti nuovie maravigliosi, che proeaceiaudo riccoguadagno ai venditori, fornivano ad essioccasione di aprire coi Levante piü arnpioe reguläre commercio inaritlimo. Succes-sero ai Carlovingi i Germani e Ollone IInon solo confermava gli antichi privilegjconsentiti dai Longobardi e dai Franchi,madava porli sulla Livenza e sul Sile e procu-rava a Venezia dagl’imperalori d’Oriente la. franchigiadel traffico in Costantinopoli , co-me pure in tutti i porli della Grecia , deltaTracia, di Cipro e di Creta . Sopraggiun-sero in ltalia i Normanni che, cacciati iGreci dalla Puglia , faceano sventolare le

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